Corso Martiri della Libertà a Catania, il futuro riparte dal parco: la proposta dei cittadini

Corso Martiri della Libertà a Catania, il futuro riparte dal parco: la proposta dei cittadini

Corso Martiri della Libertà a Catania, il futuro riparte dal parco: la proposta dei cittadini

Un parco al posto di una nuova colata di cemento. È questa la proposta che torna al centro del dibattito su Corso Martiri della Libertà a Catania, l’area che da oltre sessant’anni rappresenta una delle ferite urbanistiche più profonde della città.

Dopo la presentazione del nuovo masterplan firmato dall’architetto Marco Casamonti, il confronto non si è fermato ai render e alle nuove funzioni previste. Alberghi, residenze, spazi commerciali, parcheggi e un centro congressuale da circa 3 mila posti hanno riacceso una domanda molto più ampia: che tipo di città deve diventare Catania e per chi deve essere progettata?

La questione è tornata al centro dell’attenzione domenica 4 ottobre, quando in piazza Giovanni Falcone si è svolta l’assemblea pubblica “Un vero parco abitato possibile”, promossa dall’urbanista e attivista Marco Cutispoto. L’obiettivo è costruire una proposta alternativa e aprire una discussione che coinvolga cittadini, associazioni, tecnici e residenti.

Corso Martiri della Libertà, Catania si interroga sul futuro dell’area

Il nuovo progetto presentato a settembre ha segnato un nuovo capitolo di una storia urbanistica che sembra non trovare ancora il suo punto di arrivo. Dopo i progetti di Fuksas e Cucinella, oggi è la proposta di Casamonti a ridisegnare il futuro dell’area.

L’idea è quella di ricucire il tessuto urbano del vecchio San Berillo, recuperando la maglia stradale e creando un quartiere con residenze, strutture ricettive, spazi pubblici, verde e un grande asse pedonale. Il progetto prevede inoltre un centro congressuale e una presenza ridotta del commercio rispetto alle precedenti ipotesi.

Il Comune ha infatti chiesto alla proprietà di ridurre le volumetrie commerciali, puntando invece su funzioni considerate strategiche per Catania, tra cui turismo congressuale, alberghi e residenze. Ma proprio sulle priorità dello sviluppo si concentra ora il confronto.

“Un vero parco abitato è possibile”

Per Marco Cutispoto il dibattito non può ridursi alla domanda se un progetto piaccia oppure no. “La serie di progetti che abbiamo visto negli anni – spiega – ogni volta è stata accolta da posizioni quasi da tifoseria, tra chi diceva mi piace e chi non mi piace. Ma la discussione pubblica non può essere ridotta a questo: qui la domanda è un’altra, quale città vogliamo costruire e per chi”. Il punto, secondo l’urbanista, riguarda quindi il modello di sviluppo di Catania.

L’obiettivo dell’assemblea è costruire una proposta che tenga insieme verde, sicurezza, socialità e qualità urbana. Non soltanto un nuovo quartiere, dunque, ma uno spazio capace di rispondere alle esigenze di chi vive quotidianamente la città. La proposta lanciata durante l’incontro punta in particolare su una grande infrastruttura verde. Un parco che possa essere utilizzato normalmente dai cittadini, ma che possa svolgere anche una funzione strategica in caso di terremoto.

L’idea prende spunto dai cosiddetti “disaster park” giapponesi: aree verdi progettate anche come spazi di raccolta e sicurezza in caso di emergenza. Secondo i promotori, il progetto potrebbe essere sostenuto attraverso risorse regionali e nazionali destinate alla prevenzione e alla protezione civile.

Il nodo dello sviluppo: alberghi o case?

Uno dei temi emersi durante l’assemblea riguarda proprio le funzioni che dovrebbero trovare spazio nell’area. Il nuovo masterplan prevede una presenza significativa di strutture ricettive, con alberghi di categoria elevata, oltre al centro congressuale. L’obiettivo è aumentare l’attrattività di Catania e sviluppare il turismo congressuale, considerato un settore con ampi margini di crescita.

Ma per Cutispoto la domanda da porsi è un’altra: chi beneficerà realmente di questa trasformazione? “L’attuale scelta sembra prediligere le strutture ricettive rispetto a quelle commerciali e questo significa assumere un’idea precisa di sviluppo, e quindi puntare sulle risorse e sulla capacità di spesa dei visitatori”.

Il rischio, secondo i promotori dell’assemblea, è quello di costruire una parte di città pensata soprattutto per chi arriva, mentre resta aperta la questione dei bisogni di chi vive a Catania. “Catania non può essere trasformata in una città orientata sempre di più verso chi arriva, mentre una gran parte di chi è qui fa fatica a trovare casa, lavoro stabile e spazi di socialità”.

Corso Martiri, una ferita aperta da oltre sessant’anni

Il dibattito assume un significato particolare proprio per la storia dell’area. Lo sventramento del vecchio San Berillo, iniziato alla fine degli anni Cinquanta, provocò la demolizione di una parte consistente del quartiere e l’allontanamento di centinaia di famiglie. Da allora l’area è rimasta in gran parte incompiuta, nonostante i diversi progetti elaborati nel corso dei decenni.

Il masterplan di Mario Cucinella, presentato nel 2012, aveva immaginato un grande sistema di verde e una profonda trasformazione dello spazio urbano. Oggi quella visione lascia il posto alla proposta di Casamonti, che punta invece sulla ricostruzione della maglia urbana e sulla creazione di un “parco abitato”. Una successione di progetti che rende ancora più forte la richiesta di un confronto pubblico.

Catania, il parco come spazio di sicurezza e socialità

La proposta emersa dall’assemblea non riguarda quindi soltanto il verde come elemento estetico. L’idea è trasformare l’area in una infrastruttura verde multifunzionale, capace di offrire spazi per la vita quotidiana, contrastare le ondate di calore e, allo stesso tempo, diventare un punto di raccolta in caso di emergenza sismica.

Per una città come Catania, esposta al rischio terremoti, si tratterebbe di una funzione particolarmente importante. “Queste aree non sono solo spazi vuoti – sottolinea Cutispoto – riguardano tutti. Questa zona è strategica e qualsiasi cosa sarà realizzata avrà conseguenze su tutto, abitare, commercio e viabilità”.

Il tema, dunque, non riguarda soltanto Corso Martiri. La trasformazione di questa parte di Catania può avere conseguenze sull’intero centro urbano.

Il futuro di Corso Martiri passa dal confronto

Il nuovo masterplan è ancora dentro un percorso di confronto e dovrà affrontare i successivi passaggi amministrativi. La Conferenza dei servizi sarà uno dei momenti decisivi per entrare nel merito della proposta e verificare eventuali modifiche. Nel frattempo, la discussione pubblica è già ripartita. Dopo decenni di progetti rimasti sulla carta, la vera sfida per Catania non è soltanto decidere come riempire uno spazio vuoto, ma stabilire quale funzione dovrà avere nel futuro della città. Un quartiere con alberghi, residenze e servizi? Un grande parco? O un equilibrio tra costruito e verde?

La partita su Corso Martiri della Libertà è appena tornata al centro della scena. E questa volta, oltre ai progettisti e alle istituzioni, la richiesta è che a decidere il futuro di quella ferita siano anche i cittadini.

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