Gaetano Armao, l’inchiesta per corruzione: nuove intercettazioni e il caso delle cure palliative

Gaetano Armao, l’inchiesta per corruzione: nuove intercettazioni e il caso delle cure palliative

Gaetano Armao, l’inchiesta per corruzione: nuove intercettazioni e il caso delle cure palliative

L’inchiesta della Procura di Palermo sull’ex vicepresidente della Regione siciliana Gaetano Armao entra in una fase decisiva. Dopo la richiesta di arresto per lui e per altre otto persone, emergono nuovi elementi dalle intercettazioni della Squadra mobile, comprese alcune conversazioni registrate nell’area della Presidenza della Regione, a Palazzo d’Orleans.

Tra gli indagati figura anche il deputato regionale del Mpa Giuseppe Geremia Lombardo. Per tutti gli indagati la Procura ha ipotizzato, a vario titolo, i reati di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione per l’esercizio della funzione. Sarà ora il gip a valutare le richieste dei pm, dopo gli interrogatori preventivi fissati per il 12 e 13 ottobre.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunta Francesca Mazzocco, è stata condotta dalla Squadra mobile di Palermo. Per Armao e per l’avvocato Pierluigi Matta è stata chiesta la custodia cautelare in carcere, mentre per altri indagati sono state richieste misure differenti. La Procura ha inoltre ribadito che, allo stato del procedimento, vale per tutti la presunzione di innocenza.

Armao, avvocato ed ex assessore regionale, fino ad agosto 2026 ha presieduto la Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, organismo chiamato a esprimersi su numerosi progetti industriali, energetici e legati alle fonti rinnovabili. È stato inoltre consulente del presidente della Regione Renato Schifani.

L’indagine parte dalle cure palliative

Uno dei filoni dell’inchiesta nasce da un’altra indagine che aveva portato gli investigatori sulle attività di Mario Lupo, ex presidente della Samot, organizzazione impegnata nell’assistenza ai malati oncologici. Lupo era stato arrestato nel settembre 2025 dopo essere stato fermato nel parcheggio dell’Asp di via Pindemonte. Secondo l’accusa, aveva appena consegnato 2 mila euro al dirigente dell’azienda sanitaria Francesco Cerrito. Lo stesso Lupo avrebbe poi ammesso che quel denaro era una tangente collegata allo sblocco di alcune pratiche relative ai rimborsi per i servizi di cure palliative.

Le intercettazioni avrebbero successivamente aperto un nuovo filone investigativo, portando gli investigatori verso Luigi Zancla, presidente di un’altra realtà impegnata nell’assistenza ai malati oncologici, e verso l’avvocato Pierluigi Matta. Al centro delle conversazioni ci sarebbe anche l'interesse per l'assunzione di una donna, vicenda che avrebbe coinvolto politicamente Giuseppe Geremia Lombardo, deputato regionale del Mpa e componente dell'Ars.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l'obiettivo sarebbe stato quello di limitare gli effetti di un decreto regionale che avrebbe ampliato il numero dei soggetti autorizzati a operare nel settore delle cure palliative, aumentando quindi la concorrenza per le strutture già presenti. È proprio seguendo questo percorso che gli investigatori sarebbero arrivati al nome di Armao.

Le intercettazioni e i 6 mila euro

Uno dei passaggi più rilevanti dell’inchiesta riguarda una presunta somma di 6 mila euro. Nelle conversazioni intercettate, Pierluigi Matta parla con Zancla della necessità di emettere una fattura per una consulenza. La somma indicata sarebbe stata di 6 mila euro. Secondo gli investigatori, però, quelle consulenze avrebbero avuto la funzione di mascherare il pagamento di denaro destinato ad Armao. In una delle conversazioni, Zancla commenta il costo dell'operazione e lascia intendere di considerare importante il risultato ottenuto. Per la Procura, il pagamento sarebbe collegato all'intervento di Armao sulla vicenda amministrativa che riguardava le cure palliative.

L'ipotesi investigativa è stata ricostruita anche attraverso le intercettazioni e altri elementi raccolti dalla Squadra mobile. Secondo gli inquirenti, Matta avrebbe svolto il ruolo di intermediario tra Armao e alcuni soggetti interessati alle decisioni della Regione.

L’incontro nell’anticamera di Palazzo d’Orleans

È uno degli episodi che emergono dalle intercettazioni effettuate durante l’indagine. Il riferimento è a un incontro avvenuto il 30 giugno 2025 nell'area della Presidenza della Regione, in piazza Indipendenza. Armao, all'epoca consulente del governatore Schifani, disponeva infatti di un ufficio all'interno del complesso di Palazzo d'Orleans.

Secondo la ricostruzione dei pm, Armao avrebbe incontrato l’allora dirigente generale del Dipartimento di Pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute, Salvatore Iacolino, per discutere della vicenda legata al decreto sulle cure palliative.

A ricostruire l'incontro sono soprattutto le conversazioni intercettate di Matta. In una di queste, l'avvocato racconta di come Armao avrebbe chiesto a Iacolino di entrare in una stanza per parlare separatamente. Per la Procura, quell'intervento sarebbe stato finalizzato a influenzare l'iter amministrativo del provvedimento regionale e a ridurre gli effetti dell'allargamento della platea delle associazioni abilitate a operare nel settore.

Il passaggio dal decreto alle Asp

Un altro elemento emerso dalle intercettazioni riguarda un successivo incontro tra Matta e Iacolino, avvenuto il 28 luglio 2025. Dopo l'appuntamento in assessorato, Matta avrebbe riferito a Zancla l'esito della discussione. Il decreto, secondo quanto emerge dalle conversazioni, avrebbe lasciato alle singole Asp una maggiore autonomia nel decidere se ampliare o meno la platea delle associazioni impegnate nelle cure palliative. Per gli investigatori, questo passaggio sarebbe significativo perché avrebbe prodotto un risultato compatibile con l'interesse della Samot: limitare l'ingresso di nuovi soggetti nel settore.

La ricostruzione della Procura, dunque, collega l'attività di Armao alla successiva gestione amministrativa della vicenda e al pagamento effettuato attraverso Matta. L'accusa sostiene che il compenso professionale fatturato dall'avvocato sarebbe stato in realtà il mezzo utilizzato per trasferire il denaro.

La presunta “triangolazione” tra Armao, Matta e Zancla

È proprio questo meccanismo che i pm definiscono una “triangolazione”. Secondo la ricostruzione contenuta nella richiesta di misura cautelare, Armao avrebbe esercitato la propria influenza nei confronti di Iacolino, mentre Matta avrebbe fatto da tramite con Zancla.

A valle di questa attività, sempre secondo l'accusa, sarebbe arrivato il pagamento di un compenso professionale a Matta da parte di Zancla. Il legale avrebbe emesso una fattura per una consulenza che, per gli investigatori, sarebbe stata solo apparente. La somma di 6 mila euro sarebbe quindi collegata all'intervento attribuito ad Armao sulla vicenda delle cure palliative. L'episodio rappresenta uno dei capitoli dell'inchiesta più recente sulla rete di rapporti che, secondo la Procura di Palermo, avrebbe coinvolto professionisti, imprenditori e rappresentanti della politica regionale.

Le nuove accuse e le immagini della polizia

Il filone sulle cure palliative non è l'unico contestato ad Armao. L'inchiesta riguarda anche presunti interventi su pratiche relative ad autorizzazioni ambientali, energia e rifiuti. Secondo la Procura, l'ex presidente della Commissione tecnica specialistica avrebbe utilizzato i propri rapporti istituzionali per favorire alcuni imprenditori. L'avvocato Pierluigi Matta sarebbe stato, secondo gli investigatori, il punto di collegamento tra Armao e gli interessati.

Gli atti dell'indagine comprenderebbero anche immagini realizzate attraverso una microcamera, nelle quali sarebbe stato documentato un passaggio di denaro tra Matta e Armao. Secondo l'accusa, le somme sarebbero state precedentemente versate sul conto dell'avvocato come compensi per consulenze ritenute fittizie dagli investigatori.

Il quadro accusatorio dovrà ora essere valutato dal gip. Le accuse restano, in questa fase, ipotesi investigative e tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un eventuale accertamento definitivo di responsabilità.

risuser

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1 Commenti

  1. Mafia: deve essere lasciata sbattere sempre se no non vincete?
    Ottobre 7, 2026 at 10:36
    Rispondi

    L’ultima buffonata per bloccare la sinistra!

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