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La questione incendi continua a tenere banco in Sicilia, si teme anche per i rifiuti

La questione incendi continua a tenere banco in Sicilia, si teme anche per i rifiuti

La questione incendi continua a tenere banco in Sicilia, si teme anche per i rifiuti

Da un lato le rassicurazioni della Regione, dall’altro i dubbi degli attivisti. La questione incendi continua a tenere banco in Sicilia, mentre le temperature si innalzano e con esse le probabilità che in giro per l’isola possano aumentare le emergenze che l’anno scorso, proprio a luglio, hanno messo in ginocchio la regione causando devastazione e morti. L’estate del 2023 ha ricordato a tutti le fragilità di un sistema – tanto di prevenzione che di pronto intervento – che quest’anno sarà inevitabilmente sotto la lente d’ingrandimento sia delle autorità che dei cittadini.

In tal senso, tra chi da mesi segue da vicino la situazione in provincia di Palermo è il Coordinamento permanente metropolitano contro i disastri ambientali. La dicitura non è peregrina: gli incendi causano danni in termini di distruzione di aree boschive ed ecosistemi, mettono a rischio l’incolumità di residenti e personale addetto alle operazioni di spegnimento, ma possono avere conseguenze sul medio-lungo termine anche dopo che le fiamme sono state spente.

L'incendio nella discarica di Bellolampo

È il caso, per esempio, degli incendi che avvengono in ambienti urbani e, in particolar modo, a ridosso di luoghi in cui insistono siti sensibili come quelli in cui vengono depositati i rifiuti. In tal senso, l’attenzione generale – tanto l’anno scorso quanto lo scorso mese – è rivolta a Bellolampo, dove nel 2023 un rogo è stato indomabile per diversi giorni, mentre a giugno di quest’anno è stato spento in poche ore. Tuttavia, la preoccupazione degli attivisti è quella collegata alla possibilità che la combustione dei rifiuti possa avere sprigionato nell’aria sostanze pericolose come le diossine.

A riguardo nei giorni scorsi tanto la Rap, la società partecipata del Comune di Palermo che si occupa della gestione di Bellolampo, quanto l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) hanno scongiurato il rischio di riflessi sulla qualità dell’aria, per quel che concerne le zone urbanizzate più vicine alla discarica. Rassicurazioni che erano arrivate anche l’anno scorso ma che non avevano convinto gli esperti del Coordinamento, tra cui l’ex dirigente regionale e dottore chimico Gioacchino Genchi, secondo i quali il monitoraggio dei suoli non era stato tale da garantire in maniera adeguata che le diossine non rischiassero di entrare nel ciclo biologico. Tramite il deposito nei terreni e, successivamente alle attività di pascoli, nell’alimentazione dell’uomo.

Da parte del Coordinamento, nei giorni scorsi, sono arrivate anche pesanti critiche in merito ai primi dati forniti dalla Regione su un incendio avvenuto nella discarica di Mazzarà Sant’Andrea, in provincia di Messina, a fine giugno. In questo caso, il dito è stato puntato anche contro le modalità con cui i dati – inevitabilmente molto tecnici – sono stati comunicati alla cittadinanza. Secondo gli attivisti, infatti, si sarebbe soprasseduto sul fatto che, per quel che concerne le diossine, le analisi hanno riscontrato valori quasi quaranta volte superiori ai limiti imposti dalla normativa.

Confronto con il Governo regionale

Tuttavia, la volontà del Coordinamento è quello di cercare di intavolare un confronto con il governo regionale. Per questo ieri si è tenuto un’assemblea pubblica nel giardino antistante Palazzo d’Orleans, dove ha sede la presidenza della Regione. La richiesta degli attivisti è stata quella di essere ricevuti da Renato Schifani, già destinatario di una lettera aperta che è stata sottoscritta da centinaia di cittadini.

Per il coordinamento, è “urgente confrontarsi rispetto alle misure prese per prevenire gli incendi e per evitare che si ripeta quest’anno la tragedia dell’anno passato”. Nella missiva si fa riferimento anche alla necessità che la politica e le istituzioni diano “risposte adeguate alle richieste” di chi è stato danneggiato e che invece, finora, sarebbero rimaste inascoltate. L’appello, però, è rivolto anche alla magistratura affinché ci si attivi per avviare un’indagine che affronti quello che da anni, per molti, è un fenomeno attorno a cui potrebbero ruotare diversi interessi economici e non solo la conseguenza di comportamenti incivili o legati ad atti di piccola criminalità.

Guardando al recente passato, si può dire che la richiesta della cittadinanza di essere coinvolta nella gestione di un problema che riguarda tutti è qualcosa che già si era palesato. A tenere banco, l’anno scorso, è stata infatti la mancata firma di un protocollo di collaborazione con le associazioni di volontariato disponibili a effettuare attività di monitoraggio in giro per l’isola. Un’esperienza che era stata inaugurata con il precedente governo, guidato da Nello Musumeci, e che però per il momento è stata accantonata dall’attuale giunta.

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