L’intesa raggiunta tra Stati Uniti e Iran ha avuto effetti immediati sui mercati internazionali, con una significativa riduzione dei prezzi energetici e una parallela crescita delle quotazioni dei metalli preziosi. Gli investitori hanno accolto positivamente i segnali di distensione geopolitica, riducendo i timori legati alle forniture di greggio e alla sicurezza delle principali rotte commerciali.
Petrolio in calo dopo l’intesa tra Usa e Iran
Nella mattinata di lunedì 15 giugno, il Brent, riferimento per il mercato europeo, ha registrato una flessione del 3,74%, attestandosi a 83,59 dollari al barile. In ribasso anche il West Texas Intermediate (WTI), benchmark statunitense, che ha perso il 4,02%, scendendo a 80,86 dollari al barile. Solo pochi giorni prima, nella seduta del 12 giugno, il greggio americano era quotato a 84,88 dollari. La discesa dei prezzi è legata alle aspettative generate dall’accordo tra Washington e Teheran, che potrebbe contribuire a stabilizzare il mercato energetico internazionale e a ridurre le tensioni nell’area del Golfo Persico.
Oro in forte rialzo: cresce la domanda di beni rifugio
Mentre il petrolio arretra, i metalli preziosi registrano una seduta positiva. L’oro spot è salito del 2,5%, raggiungendo quota 4.322,87 dollari l’oncia, il livello più elevato dal 9 giugno. Si tratta della terza sessione consecutiva chiusa in rialzo. Anche i future sull’oro con consegna ad agosto hanno mostrato un incremento del 2,5%, portandosi a 4.344,80 dollari l’oncia. La crescita delle quotazioni conferma il ruolo dell’oro come asset strategico nei momenti di forte volatilità economica e geopolitica.
In aumento anche argento, platino e palladio
La giornata positiva ha interessato l’intero comparto dei metalli preziosi.
Nel dettaglio:
- Argento spot: +3,6%, a 70,39 dollari l’oncia;
- Platino: +3,3%, a 1.773,70 dollari l’oncia;
- Palladio: +3,3%, a 1.324,75 dollari l’oncia.
L’andamento evidenzia un rinnovato interesse degli investitori verso strumenti considerati più sicuri in una fase di riassetto degli equilibri internazionali.
I punti chiave dell’accordo tra Stati Uniti e Iran
Alla base della svolta diplomatica ci sarebbe un’intesa articolata in 14 punti, finalizzata a porre fine alle ostilità iniziate il 28 febbraio scorso. Tra gli aspetti considerati più rilevanti figura la questione dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico marittimo mondiale e per il trasporto di petrolio. Secondo le indiscrezioni emerse nelle ultime ore, l’accordo prevederebbe la completa riapertura dello Stretto, garantendo la libera circolazione delle navi commerciali e contribuendo a ridurre le tensioni sui mercati energetici globali. La riapertura di Hormuz rappresenta uno dei punti più delicati dell’intesa e potrebbe avere effetti significativi sulla stabilità delle forniture energetiche internazionali nei prossimi mesi.
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