Neanche l’estate frena la corsa dei prezzi al consumo. In Sicilia il costo della vita continua a mantenersi su livelli più elevati rispetto alla media nazionale, nonostante il lieve rallentamento registrato dall’inflazione in Italia. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, a luglio il tasso di inflazione nazionale è sceso al +2,9%, dal +3,0% di giugno. Rallenta anche la crescita dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, passata dal +1,3% al +1,0%, così come quella dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, dal +3,9% al +3,4%.
Il quadro cambia però guardando alle regioni meridionali. Sud e Sicilia restano tra le aree maggiormente interessate dai rincari, con alcune città che registrano aumenti decisamente superiori alla media italiana. Il dato più elevato è quello della Calabria, con Reggio Calabria al +4% e al 16° posto per maggiore spesa aggiuntiva, pari a 820 euro annui per famiglia.
Inflazione in Sicilia, cosa emerge dai dati Istat
L’analisi territoriale dell’Istat conferma una crescita dei prezzi superiore alla media nazionale in diverse aree del Mezzogiorno. In Sicilia a incidere sono soprattutto la dinamica dei prezzi degli energetici regolamentati e quella dei servizi legati alla stagione turistica.
L’Istat sottolinea che a luglio l’inflazione è scesa al +2,9% soprattutto per effetto del rallentamento degli alimentari non lavorati e degli energetici non regolamentati. Al contrario, hanno contribuito a sostenere la crescita dei prezzi gli energetici regolamentati e alcune categorie di servizi. Anche il cosiddetto carrello della spesa ha rallentato, portandosi al +1,0% su base annua, mentre l’inflazione di fondo è rimasta stabile al +1,6%.
Catania seconda città italiana per inflazione
A livello urbano, il quadro siciliano diventa ancora più significativo. Tra i grandi comuni italiani con oltre 150 mila abitanti, Catania registra un’inflazione del +3,4%, dato che le vale il secondo posto nazionale a pari merito con Napoli. Davanti al capoluogo etneo c’è soltanto Reggio Calabria, con il +4,0%. L’effetto dei rincari si riflette direttamente sui bilanci delle famiglie catanesi, già alle prese con una capacità di spesa mediamente più contenuta rispetto ad altre aree del Paese. A pesare sono soprattutto energia, alimentari e servizi, componenti che incidono in maniera significativa sulle spese quotidiane. Catania si ritrova così tra le città italiane in cui la crescita del costo della vita appare più marcata, con conseguenze evidenti sul potere d’acquisto dei residenti.
Siracusa tra le città più care d’Italia
A completare il quadro è l’elaborazione dell’Unione Nazionale Consumatori, che ha trasformato i dati sull’inflazione nella stima della maggiore spesa annuale sostenuta da una famiglia tipo. La Sicilia entra nelle prime posizioni della graduatoria con Siracusa, che conquista il quinto posto nazionale. Nel capoluogo aretuseo l’inflazione raggiunge il +3,9%, con una spesa aggiuntiva stimata in 901 euro all’anno per famiglia.
A guidare la classifica nazionale è Ferrara, con un aggravio di 1.042 euro, seguita da Mantova e Como. Dopo Siracusa figurano Verona, Pistoia, Pavia e Udine, mentre Bolzano chiude la top ten. Sui prezzi incidono anche le dinamiche legate al settore turistico, con aumenti che in alcune località hanno interessato in maniera significativa strutture ricettive, servizi e attività connesse alle vacanze.
Trapani tra le città più risparmiose
La Sicilia presenta però anche un’altra faccia. Non tutte le città dell’Isola registrano infatti aumenti particolarmente elevati. Secondo la stessa analisi dell’Unc, Trapani si colloca al quarto posto tra le città italiane più risparmiose. Qui l’inflazione si ferma al +2,3%, mentre l’aggravio medio annuo per una famiglia viene stimato in 531 euro. Un dato che rappresenta una delle poche note positive all’interno di un quadro regionale caratterizzato, nel complesso, da una forte pressione sui bilanci familiari. La classifica delle città più virtuose è guidata da Brindisi, seguita da Benevento e Lucca.
Sicilia, il costo della vita resta una criticità
Il confronto tra i dati Istat e quelli elaborati dall’Unc restituisce quindi una fotografia non uniforme, ma evidenzia una criticità strutturale per l’economia siciliana. In una regione dove i redditi medi restano inferiori alla media nazionale, un’inflazione che in diverse città supera il 3% rischia infatti di incidere in modo particolarmente pesante sul potere d’acquisto delle famiglie e sui consumi.
A livello nazionale, il rallentamento di luglio è legato soprattutto alla diminuzione della crescita degli energetici non regolamentati, passati dal +13,3% al +11,4%, e degli alimentari non lavorati, dal +4,4% al +3,6%. Sono invece aumentati gli energetici regolamentati, dal +9,2% al +14,8%, i servizi relativi ai trasporti, dall’1,1% all’1,6%, e i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, dal +2,7% al +3,0%.
Per la Sicilia, dunque, il rallentamento nazionale dell’inflazione non sembra ancora sufficiente a ridurre in maniera significativa la pressione sui bilanci delle famiglie, proprio mentre la stagione turistica entra nella sua fase più intensa.
Lascia una risposta