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Baraccopoli di Messina, si lavora al risanamento ma ne spuntano altre anche in centro

Baraccopoli di Messina, si lavora al risanamento ma ne spuntano altre anche in centro

Baraccopoli di Messina, si lavora al risanamento ma ne spuntano altre anche in centro

Prosegue a Messina l’attività di risanamento delle baraccopoli presenti da nord a sud della città a opera dell’ufficio commissariale regionale retto da Marcello Scurria. E mentre i lavori di demolizione sono fermi per il periodo natalizio, sono invece settimane di consegna dei nuovi appartamenti per le 70 famiglie assegnatarie con disabili gravissimi a carico. Una ventina, al momento, quelle ancora in attesa di una casa per quest’ultimo slot di consegne. Ma non tutte accettano di buon grado la nuova collocazione.

Baraccopoli, profondo degrado

Al momento sono ancora oltre 5000 i messinesi che vivono dentro le baraccopoli di Rione Taormina, Giostra, Gazzi e Camaro. E non tutti sembrano avere premura di andar via da quelle situazioni di profondo degrado nelle quali risiedono da decenni e che abbiamo raccontato negli scorsi mesi . A confermarlo è lo stesso ufficio commissariale per il risanamento retto da Marcello Scurria e impegnato proprio in queste settimane nell’attività di consegna degli immobili messi a disposizione dei richiedenti grazie a fondi ministeriali e attraverso Invitalia, l’Agenzia Nazionale per lo sviluppo d’impresa. Nella consegna dei nuovi immobili alle famiglie con disabili gravissimi a carico, come detto, non mancano le sorprese. Tra queste, sette famiglie residenti nelle baraccopoli della zona sud della città e che hanno rifiutato le nuove destinazioni.

Nuovi alloggi, il rifiuto

Come confermato da Scurria, alla base di queste scelte vi è la collocazione dei nuovi appartamenti non sempre vicini alle zone soggette alle opere di bonifica e risanamento. Alcune famiglie, poi, rifiutano gli immobili nella speranza di poterne avere altri dalla metratura ancora più ampia o dalle rifiniture migliori rispetto a quelle esistenti. Ma i richiedenti che vengono saltati in graduatoria perché rifiutano i nuovi immobili nonostante i disabili gravissimi in famiglia accertati dall’ASP locale, potrebbero essere costretti a restare nelle baracche ancora per anni. O almeno fino alla totale demolizione delle favelas. È infatti un lavoro che sembra non aver mai fine quello dell'ufficio commissariale  che si sta occupando di reperire nuovi immobili sul mercato.

E spuntano nuove baraccopoli

Nel frattempo bisogna però fare i conti con il paradosso di altre baracche non censite che continuano a spuntare come funghi in tutti i rioni più degradati dello Stretto. Lontano dalle principali strade di passaggio e infilate tra veri e propri cunicoli, infatti, interi nuclei familiari continuano a edificare o allargare le baracche esistenti, arrivando anche a occupare suolo pubblico con le mura dei nuovi edifici costruite sull’asfalto, come nel caso del viale Giostra. Baracche arrangiate alla meno peggio che spuntano tanto nelle zone di collegamento tra via Palermo e viale Giostra quanto in quelle di Camaro.

Emergenza senza fine

Proprio due baraccopoli mai censite sono infatti state scoperte a Camaro, non distante dallo svincolo autostradale di Messina centro: quello che dovrebbe essere il salotto buono della città e che, come mostrano le immagini, adesso ospita oltre una trentina di nuove famiglie baraccate. Gli abitanti di queste strutture fatiscenti dovranno adesso essere inserite nelle liste che gli uffici stanno tentando di smaltire grazie alla legge speciale che ha permesso l’arrivo in città di oltre 150 milioni di euro. Per una emergenza che a Messina sembra però essere senza fine.

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