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Catania, condannato Salvatore Raciti per la gestione delle spiagge libere

Catania, condannato Salvatore Raciti per la gestione delle spiagge libere

Catania, condannato Salvatore Raciti per la gestione delle spiagge libere

Nell’estate 2016, l’affidamento della gestione delle spiagge libere, dei solarium e dei parcheggi lungo la Playa, a Catania, avvenne tramite un abuso d’ufficio che favorì la società dietro cui si celava l’esponente del clan Cappello Orazio Buda. È il verdetto del tribunale di Catania che, giovedì scorso, ha condannato a un anno e tre mesi il 67enne Salvatore Raciti, all’epoca dei fatti presidente della commissione di gara. Raciti dovrà pagare una provvisionale di cinquemila euro a Giuseppe Fraggetta, titolare della ditta che, dopo essersi aggiudicata l’appalto triennale, venne esclusa.

Sigilli a bar

Una decisione che portò all’affidamento alla cooperativa Caffè Napoleon, fino al momento in cui quest’ultima fu destinataria di un’interdittiva antimafia disposta dalla prefettura per la presenza tra i propri dipendenti di pregiudicati per associazione mafiosa, tra cui Buda. L’uomo, con diversi precedenti alle spalle e ritenuto braccio imprenditoriale del clan, nei mesi scorsi è stato destinatario di un sequestro di beni del valore di oltre un milione di euro. Tra i beni su cui sono stati apposti i sigilli anche i noti bar Opera Prima.

"Gravi violazioni di legge"

Nella sentenza pronunciata dalla giudice Rosa Alba Recupido viene ripercorsa la vicenda che, nell’estate di sette anni fa, fece molto discutere. Un’attenzione dovuta da un lato all’oggetto della gara - il servizio di gestione delle spiagge pubbliche in una città dove buona parte delle coste sono affidate ai privati - e dall’altro ai molteplici pronunciamenti delle autorità giudiziarie - penali e amministrative - che incisero nella disputa. “(È) emersa la volontà di Raciti di arrecare un ingiusto danno alla ditta Fraggetta, correlato da un altrettanto ingiusto vantaggio in favore della Caffè Napoleon”, si legge nelle trenta pagine di sentenza, dove viene chiarito che per considerare esistente l’abuso d’ufficio commesso nelle fasi di aggiudicazione dell’appalto la legge non ritiene necessario “l’accertamento dell’accordo collusivo con la persona che si intende favorire”. Tale volontà, infatti, può “desumersi dalla reiterazione e dalla gravita delle violazioni di legge poste in essere nel corso dell’intera procedura di gara”.

I bonus concessi alla Coop di Buda

Al vaglio del tribunale è finito ciò che accadde tra la fine di aprile e la prima metà di luglio del 2016. A denunciare i fatti, un anno dopo, è stato Giuseppe Fraggetta, titolare di una delle tre imprese partecipanti. Figlio di Fabio, aggiudicatario uscente delle spiagge e protagonista di una gestione negli anni più volte criticata, la ditta Fraggetta Giuseppe & C Sas era risultata la prima in graduatoria grazie alla migliore offerta al rialzo presentata rispetto alla base d’asta di 10mila euro. Oltre alla gestione delle spiagge di viale Kennedy, il bando includeva l’affidamento dei solarium lungo la scogliera, dei punti ristoro e dei parcheggi; un’opportunità che, considerato il numero di persone che ogni giorno affollano la Playa nei mesi estivi, avrebbe significato la possibilità di ottenere lauti introiti.

Appalto alla Caffè Napoleon

A inizio anno, però, le cose cambiarono: la commissione di gara, presieduta da Raciti, dispose l’esclusione di Fraggetta, adducendo come motivazione l’esperienza negativa avuta dal Comune con il padre e nel convincimento che il passaggio di mano nella realtà dei fatti fosse più o meno soltanto formale. La conseguenza fu l’assegnazione dell’appalto alla Caffè Napoleon. Una decisione che successivamente è stata annullata dal Tar e dal Cga: il Consiglio di giustizia amministrativa ha rimarcato la stranezza del fatto che le presunte inadempienze di Fraggetta padre avessero inciso nell’aggiudicazione del nuovo appalto ma, nel periodo in cui erano state commesse, non avevano mai portato a contestazioni legali da parte del Comune, il cui atteggiamento è stato definitivo “remissivo”.

Abusi d'ufficio

A Raciti, però, viene contestato soprattutto di avere avuto nei confronti della cooperativa che aveva tra i dipendenti sia Orazio Buda che Alfio Vecchio - il primo con la mansione di posteggiatore full time; il secondo, anche lui pregiudicato, inquadrato come addetto allo spostamento merci - un atteggiamento fin troppo disponibile. Nello specifico sono due i piani su cui si sarebbe sviluppato l’abuso d’ufficio: la concessione di un termine extra per presentare la documentazione per partecipare alla gara e l’avere accettato che la Caffè Napoleon dimostrasse la propria capacità economico-finanziaria presentando soltanto una sola referenza bancaria e bilanci che non coprivano interamente il precedente triennio, così come previsto invece dalla normativa.

Le giustificazioni di Raciti

Alla pm Assunta Musella e alla giudice Recupito, Salvatore Raciti - difeso dagli avvocati Goffredo D’Antona e Antonino Caputo - ha motivato il proprio comportamento affermando di avere deciso di calcolare i canonici dieci giorni per colmare le carenze nei documenti a partire dal lunedì successivo alla seduta di gara in cui erano state riscontrate le lacune. Il 29 aprile 2016, infatti, era un venerdì e, per Raciti, difficilmente sarebbe stato possibile notificare alla Caffè Napoleon, non presente alla seduta, l’avvio dei termini per il soccorso istruttorio. Così facendo i documenti presentati dalla cooperativa il 12 maggio vennero accolti e considerati sufficienti a rimanere in corsa per l’appalto.

“Non si comprendono le ragioni in base alle quali si sia formato il convincimento del Raciti in ordine all’impossibilità di inviare la comunicazione lo stesso giorno di venerdì, tenuto conto peraltro che le operazioni di gara si sono concluse alle 13.50 e non nel tardo pomeriggio come dello stesso affermato”, scrive la giudice. E mentre gli avvocati difensori hanno provato a sostenere che due giorni in più non avrebbero comportato un ingiusto vantaggio, il tribunale ha sottolineato che dai documenti esaminati risulta che la Caffè Napoleon “provvedeva lo stesso 29 aprile 2016 alla predisposizione degli ulteriori documenti richiesti”.

Dal canto suo Raciti, oggi 67enne e all’epoca dei fatti direttore del settore Ecologia e Ambiente del Comune, ha detto alla giudice di non avere mai conosciuto né Buda né Vecchio, ribadendo di avere agito certo della liceità delle proprie decisioni.

Gli appetiti di Buda

Quel che è certo è che Orazio Buda, alla gestione delle spiagge libere della Playa, ci teneva parecchio: l’esponente del clan Cappello in più di un’occasione minacciò e aggredì i Fraggetta, per cercare di dissuaderli dall’andare avanti nelle proprie azioni legali. “Sei sbirro, ti dobbiamo ammazzare a te e a tuo figlio”, sarebbe stata una delle frasi pronunciate da Buda, che per questa vicenda è stato condannato per intralcio alla giustizia mediante minaccia o violenza. A mettere fine all’esperienza da parcheggiatore del cugino del boss Orazio Privitera fu invece la prefettura poche settimane dopo. A metà luglio 2016, infatti, arrivò l’interdittiva antimafia per la Caffè Napoleon. Un passaggio che fu l’anticamera per la revoca dell’appalto da parte del Comune.

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