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Coronavirus e migranti, soltanto 239 positivi nei centri italiani d'accoglienza. E sono tutti al Nord

Coronavirus e migranti, soltanto 239 positivi nei centri italiani d'accoglienza. E sono tutti al Nord

Coronavirus e migranti, soltanto 239 positivi nei centri italiani d’accoglienza. E sono tutti al Nord

Nelle strutture di accoglienza per migranti sono stati 239 i casi confermati covid-19 dal primo febbraio al 12 giugno e la quasi la totalità delle strutture con almeno un caso (99%) si trova al Nord.

Sono state 64 le persone ricoverate, di cui 2 in terapia intensiva, ma non si è registrato alcun decesso. Anche in questi centri "si sono avuti cluster e focolai epidemici" e si sono registrate difficoltà legate all'isolamento dei positivi, ma complessivamente i contagi sono stati contenuti.

Le strutture con contagiati quasi tutte al Nord

A descrivere il quadro è l'Indagine nazionale covid-19 nelle strutture del sistema di accoglienza per migranti, a cura di Ministero della Salute e dell'Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti (Inmp). L'indagine è riferita a 5.038 strutture di accoglienza (Cas, Cara, Siproimi, Msna) sulle 6.837 censite dal Ministero dell'Interno.

"La prevalenza di casi positivi al covid registrata è analoga a quella rilevata nella popolazione generale" e la distribuzione geografica mostra differenze Nord-Sud, conformi a quelle osservate nel Paese: i 239 positivi erano distribuiti in 8 Regioni (Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Lazio, Molise) ma la metà erano concentrati in Lombardia e Piemonte.

Centri d'accoglienza trasferiti al Nord

D'altra parte, dopo la chiusura del Cara di Mineo nel luglio scorso da parte dell'allora ministro dell'interno Matteo Salvini, capo della Lega Nord, il grosso delle strutture d'accoglieza. "È finita la pacchia", aveva commentato Salvini. Ma era evidentemente finita a Mineo mentre continuava in Settentrione.

L'importanza del distanziamento

Il rapporto "conferma l'importanza del distanziamento fisico" nell'arginare la diffusione del coronavirus: si registra un maggior affollamento nelle 68 strutture presso le quali sono stati registrati casi confermati (87,8%) rispetto alle 4.970 strutture senza casi (78,6%). Dal punto di vista epidemiologico, in 11 strutture c'è stato un solo caso, in 36 si sono osservati almeno 2 casi e in 21 strutture 3 o più: ciò conferma che anche nelle strutture di accoglienza "si sono avuti cluster e focolai epidemici".

Tra le aree di criticità migliorabili, l'isolamento di soggetti positivi al tampone. Solo il 54,1% dei casi confermati e isolati, infatti, disponevano di una stanza singola con servizi privati.

I dati, sottolinea il rapporto, "sono particolarmente solidi se si considera che l'indagine dispone del denominatore certo di soggetti a rischio di esposizione", ovvero le 59.648 persone presenti nelle strutture considerate.

La migrazione e l'evidenza scientifica

La questione della migrazione, sottolinea la sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa, nella prefazione del rapporto, "è da tempo al centro dell'attenzione dell'agenda politica internazionale e ha un impatto significativo sul nostro Paese ma raramente osservata con le lenti dell'evidenza scientifica".

I risultati, prosegue, "evidenziano un buon livello di risposta del Sistema di Accoglienza nella fase più critica della pandemia, con una prevalenza di casi positivi analoga a quella rilevata nella popolazione generale nello stesso periodo temporale".

Tuttavia, emerge anche la "sfida per un potenziamento organizzativo e gestionale all'interno del Sistema che può contribuire, al di là della pandemia di Covid-19, all'incremento della qualità dell'accoglienza e al miglioramento dello stato di salute delle persone ospitate".

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