Fare sport in Sicilia è un lusso: carenza di impianti, strutture obsolete e costi proibitivi

Fare sport in Sicilia è un lusso: carenza di impianti, strutture obsolete e costi proibitivi

Fare sport in Sicilia è un lusso: carenza di impianti, strutture obsolete e costi proibitivi

In Sicilia fare sport è spesso un privilegio, non un diritto. Lo certifica il Rapporto Sport 2025 dell'ICSC — Istituto per il Credito Sportivo e Culturale — che fotografa una regione con una delle reti di impianti sportivi più carenti d'Italia, dove la mancanza di strutture comprime il tempo libero di giovani e famiglie e allarga il divario con il resto del Paese.

I numeri: 4.923 strutture, ma il 17% non è utilizzabile

La Sicilia conta 4.923 strutture sportive, pari a 1,03 ogni mille abitanti: un dato già tra i più bassi d'Italia, superato solo dalla Puglia in negativo. Ma il quadro peggiora ulteriormente quando si considera l'effettiva utilizzabilità degli impianti. Il 17% di queste strutture non risulta efficiente, portando l'indice reale a 0,85 ogni mille abitanti: il peggiore dato nazionale.

Non va meglio sul fronte degli spazi sportivi complessivi, incluse le aree all'aperto: la Sicilia ne conta 8.171, pari a 1,71 ogni mille abitanti, superata negativamente solo dalla Campania. Ben sette regioni italiane raggiungono un indice pari o superiore a 3.

Un ulteriore dato che penalizza i siciliani riguarda la natura degli impianti: il 38% è privato, seconda percentuale più alta d'Italia dopo il Lazio. Significa meno opportunità di accedere allo sport a costi contenuti o gratuiti.

Palestre obsolete e barriere architettoniche: il problema della qualità

Il nodo non è solo quantitativo. In alcune aree del Mezzogiorno, la percentuale di impianti non funzionanti o con gravi limitazioni supera il 15%, con punte che sfiorano il 19%. In Sicilia gli impianti esistenti sono spesso costruiti decenni fa, privi di manutenzione ordinaria e straordinaria, con spogliatoi inadeguati, barriere architettoniche non abbattute e inefficienza energetica. Tutti elementi che scoraggiano la partecipazione e rendono difficile la gestione da parte delle società sportive.

Sedentarietà e disuguaglianza: le conseguenze sociali della carenza di strutture

Dove gli impianti mancano, lo sport arretra. E con esso la salute pubblica: in Sicilia, come in altre regioni meridionali, i tassi di sedentarietà restano elevati, soprattutto tra i giovani e nelle aree periferiche. La mancanza di spazi accessibili e sicuri prolunga l'ombra della disuguaglianza sociale, trasformando il tempo libero in un tempo residuale, spesso sostituito da attività passive.

L'effetto domino è evidente: meno impianti significa meno associazioni, meno corsi, meno competizioni locali, meno capacità di intercettare fondi e generare indotto economico. Un campo da calcio, una palestra, una piscina non sono solo strutture sportive: sono presidi sociali, luoghi di incontro, integrazione e crescita collettiva.

Comuni in difficoltà e mancanza di investimenti: il circolo vizioso

A rendere il quadro ancora più critico c'è la situazione finanziaria di molti enti locali siciliani, spesso impossibilitati a investire nella riqualificazione degli impianti esistenti o nella costruzione di nuove strutture. Quando un impianto chiude, raramente viene sostituito in tempi brevi. Le società dilettantistiche sono costrette a condividere spazi insufficienti, programmare allenamenti in orari penalizzanti e rinunciare a nuove leve per mancanza di disponibilità.

Investire in impianti sportivi in Sicilia non è una questione di cemento e bilanci: è una scelta strategica per il benessere collettivo, per restituire opportunità ai giovani e contrastare un divario economico, sociale e territoriale che si allarga ogni anno di più.

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