Oltre 66mila detenuti in Italia, a fronte di poco più di 51mila posti regolamentari. È il dato che riporta al centro dell’attenzione la crisi delle carceri italiane, tra sovraffollamento, carenza di personale e difficoltà nel garantire percorsi efficaci di reinserimento sociale.
A questo tema è dedicato «Giustizia senza vendetta – Riflessioni e proposte sul sistema sanzionatorio penale», il convegno organizzato dal Movimento Forense Palermo in programma oggi, venerdì 16 ottobre, dalle 10.30 alle 13, nell’Aula Magna della Corte d’Appello di Palermo.
L’incontro punta a riportare il dibattito sulla funzione della pena e sulla necessità di interventi strutturali per migliorare le condizioni detentive. Al centro ci sarà il principio costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, favorendone il ritorno nella società.
Carceri italiane, oltre 14mila detenuti in più rispetto ai posti disponibili
I dati del Ministero della Giustizia, aggiornati al 30 settembre 2026, fotografano una situazione di forte pressione sugli istituti penitenziari. In Italia risultano 66.063 detenuti per 51.295 posti regolamentari, con una differenza di 14.768 presenze rispetto alla capienza ufficiale. Anche in Sicilia il divario è significativo. Nei 23 istituti penitenziari dell’isola si contano 7.319 detenuti a fronte di 6.442 posti regolamentari: 877 persone in più rispetto alla capienza dichiarata. I numeri ufficiali si riferiscono ai posti regolamentari e non coincidono necessariamente con quelli realmente disponibili, che possono risentire di spazi inutilizzabili o temporaneamente indisponibili. Il sovraffollamento, inoltre, si accompagna alle difficoltà legate alla presenza di personale penitenziario ed educativo in numero insufficiente rispetto alle esigenze degli istituti. Il quadro siciliano è uno dei temi che saranno affrontati nel corso dell’incontro palermitano, con un confronto sulle possibili riforme e sulle misure necessarie a rendere il sistema penale più efficace e rispettoso dei diritti fondamentali.
Giustizia senza vendetta, le proposte per il reinserimento sociale
Il convegno vuole discutere il superamento di una concezione della pena concentrata esclusivamente sulla punizione. L’obiettivo è individuare strumenti che consentano di accompagnare le persone detenute in un percorso di responsabilizzazione e reinserimento nella società, nel rispetto delle garanzie costituzionali.
Ad aprire i lavori saranno l’avvocata Maria Carla Grimaldi, presidente del Movimento Forense Palermo, l’avvocata Elisa Demma, presidente nazionale del Movimento Forense, l’avvocato Dario Greco, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, e l’avvocato Antonio De Lisi, garante dei diritti dei detenuti per la Sicilia.
Il dibattito sarà moderato dall’avvocato Emanuele Vella del Movimento Forense Palermo. Interverranno l’avvocato Baldassarre Lauria, dell’associazione Nessuno tocchi Caino, l’avvocato Luigi Miceli, dell’Ufficio di presidenza dell’Unione Camere Penali Italiane, e il magistrato Simone Alecci, del Tribunale di Sorveglianza di Palermo.
Gianni Alemanno racconta la sua esperienza in carcere
Tra gli interventi previsti c’è quello di Gianni Alemanno, autore del libro L’emergenza negata: il collasso delle carceri italiane. La sua testimonianza partirà dalla vicenda giudiziaria personale e dall’esperienza della detenzione, per affrontare le condizioni del sistema penitenziario e le prospettive di riforma. «La pena non può e non deve essere più uno strumento di ritorsione», afferma Alemanno. «La mia vicenda giudiziaria e la dura esperienza della detenzione mi hanno fatto toccare con mano quanto sia drammatica e insostenibile la realtà penitenziaria italiana».
Secondo Alemanno, una giustizia che si affida alla vendetta rischia di perdere la propria funzione costituzionale e morale. Da qui la richiesta di riforme urgenti per superare una gestione della detenzione che, a suo giudizio, non garantisce condizioni adeguate né sufficienti prospettive di reinserimento.
Movimento Forense: «La pena deve rispettare la dignità umana»
Per Maria Carla Grimaldi, presidente del Movimento Forense Palermo, l’incontro rappresenta l’occasione per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’avvocatura sulle condizioni delle carceri e sulla tutela dei diritti delle persone detenute. «Il sistema penale necessita di una visione moderna e coraggiosa, capace di superare gli automatismi punitivi a favore di reali percorsi rieducativi», sottolinea Grimaldi. L’avvocatura, aggiunge, deve contribuire a difendere le garanzie costituzionali e i diritti fondamentali in ogni fase del procedimento e dell’esecuzione della pena.
Il confronto di Palermo si inserisce così in una discussione più ampia sulle risposte da dare al sovraffollamento e sulle condizioni necessarie perché il carcere non si limiti a privare della libertà, ma offra anche opportunità concrete per ricostruire un percorso di vita.
La sfida è coniugare sicurezza, rispetto della dignità e possibilità di reinserimento. Un tema che riguarda l’organizzazione degli istituti penitenziari, ma anche il ruolo delle istituzioni e della società nel rendere effettivo il principio rieducativo previsto dalla Costituzione.
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