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Tecnologia, rincari salati per i consumatori

Tecnologia, rincari salati per i consumatori

Tecnologia, rincari salati per i consumatori

ROMA - I prezzi dei prodotti tecnologici necessari per lo smart working e la didattica a distanza ed i prodotti alimentari, generi particolarmente colpiti durante la pandemia, vedono ulteriori aumenti rispetto alla prima ondata della pandemia Covid-19.

A rilevarlo è l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori che ha aggiornato e realizzato per l’Adnkronos lo studio relativo agli aumenti dei prezzi in alcuni settori.

Computer, tablet, webcam e microfoni hanno conosciuto, in questi ultimi mesi, un forte incremento di prezzo. Già ad aprile, rispetto al periodo pre-pandemia, l’associazione dei consumatori aveva registrato un aumento medio del 12%; confrontando i dati di fine aprile con quelli di fine novembre, emergono ulteriori incrementi, del 13,5%.

Cifre che risultano proibitive per molte famiglie, specialmente quelle colpite dalle conseguenze che la pandemia sta determinando sul piano economico, che in molti casi si trovano in difficoltà soprattutto in relazione alla didattica a distanza. Sono stati disposti bonus e sussidi per far fronte a tali costi, ma spesso risultano insufficienti a coprire gli importi, per non parlare delle difficoltà di accesso ed erogazione segnalate dalle famiglie (vedi bonus pc).

Federconsumatori segnala in dettaglio i costi dei prodotti tecnologici e i relativi aumenti: per un computer fisso base si è passati da 246 euro di aprile a 275 euro di fine novembre (+12%), per un pc portatile da 254 euro di aprile a 262 euro di oggi (+3%). E ancora, per un tablet di fascia alta l’aumento medio registrato è del 13%, essendo aumentato passato da 559 a 629 euro, per una webcam +20% da 19,99 a 24euro e infine, addirittura un microfono può arrivare a costare oggi +54%, da 12,99 a 19,99 euro.

Ma quello dei prodotti tecnologici non è l’unico settore colpito dagli aumenti: la Federconsumatori ha denunciato al Governo ed alle autorità competenti forti e spesso ingiustificate speculazioni sui prodotti alimentari che a fine aprile si attestavano mediamente all’11%, con picchi che raggiungevano però anche il 35%.

Questi prezzi non sono mai scesi, anzi, rispetto ad allora si registra una ulteriore tensione del 3,6% sui prodotti alimentari, soprattutto sui prodotti freschi e sull’ortofrutta.

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