Il costo degli affitti continua a pesare su chi cerca casa nelle principali città italiane. In Sicilia, il fenomeno riguarda soprattutto Palermo e Catania, dove i canoni sono cresciuti sensibilmente negli ultimi sei anni. Secondo le stime di Immobiliare.it, tra il 2020 e il 2026 gli affitti al metro quadro sono aumentati del 35,9% a Palermo e del 24,9% a Catania.
Il rialzo si inserisce in una tendenza nazionale che, in diverse città, ha portato gli aumenti medi fino al 33,2%, con punte superiori al 50% in alcuni centri. A incidere sono diversi fattori, tra cui l’aumento generale del costo della vita e la concentrazione della domanda abitativa nelle aree urbane che offrono maggiori opportunità di studio e lavoro.
Affitti a Catania, canoni a 9,7 euro al metro quadro
A Catania il prezzo medio degli affitti è passato dai 7,8 euro al metro quadro del 2020 ai 9,7 euro del 2026. L’andamento non è stato costante: dopo una lieve flessione nel 2021, i canoni hanno ripreso a salire negli anni successivi.
Ecco l’evoluzione dei prezzi indicati da Immobiliare.it:
- 2020: 7,8 euro al metro quadro
- 2021: 7,6 euro
- 2022: 7,7 euro
- 2023: 8,3 euro
- 2024: 9,1 euro
- 2025: 9,5 euro
- 2026: 9,7 euro
Il dato conferma la crescita dei costi per chi cerca un’abitazione in affitto nel capoluogo etneo, dove il canone medio si avvicina ormai alla soglia dei 10 euro al metro quadro.
Palermo, affitti in crescita del 35,9% dal 2020
A Palermo l’aumento è ancora più marcato. Nel periodo considerato, il canone medio è passato da 7,1 a 9,7 euro al metro quadro, con una crescita del 35,9% secondo le stime citate.
La serie annuale mostra un incremento progressivo, soprattutto a partire dal 2022:
- 2020: 7,1 euro al metro quadro
- 2021: 7,1 euro
- 2022: 7,3 euro
- 2023: 7,9 euro
- 2024: 8,7 euro
- 2025: 9,3 euro
- 2026: 9,7 euro
Il confronto evidenzia come Palermo abbia registrato un aumento percentuale superiore a quello di Catania. Nel 2026, tuttavia, i valori medi riportati per le due città risultano allineati a 9,7 euro al metro quadro.
Affitti, il problema degli appartamenti sfitti e della domanda concentrata
L’aumento dei canoni non dipende soltanto dall’inflazione e dal rincaro generale dei prezzi. Secondo l’analisi di Immobiliare.it, un altro elemento è la concentrazione della domanda nei grandi centri urbani, dove si trovano più opportunità di lavoro, formazione e crescita professionale.
Questa dinamica contribuisce a creare uno squilibrio: le città più richieste devono rispondere a una domanda abitativa crescente, mentre una parte degli immobili inutilizzati si trova in aree dove la richiesta di case è più debole.
Come sottolineato dal direttore generale Giabardo, il patrimonio immobiliare sfitto non sempre si trova nei territori in cui si concentra la domanda. Per affrontare il problema, la proposta è intervenire su due fronti, favorendo il ritorno sul mercato degli immobili oggi inutilizzati e cercando di ridurre la distanza tra gli alloggi disponibili e le esigenze di chi cerca casa.
La questione resta particolarmente rilevante per Palermo e Catania, dove l’aumento dei canoni rende più oneroso trovare un’abitazione. La sfida, secondo l’impostazione illustrata da Immobiliare.it, è mettere in relazione il patrimonio esistente con la domanda effettiva, così da ampliare l’offerta proprio nei territori in cui la pressione sul mercato degli affitti è maggiore.
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