Il conto del caro-gasolio continua a pesare sui bilanci delle imprese e, in particolare, su quelli degli autotrasportatori. Ogni pieno è un costo che si riflette sulla filiera, dal trasporto delle merci fino ai prezzi pagati dai consumatori. Per questo il taglio delle accise rappresenta una boccata d’ossigeno immediata, ma non risolve il problema alla radice.
Da oggi scatta infatti la riduzione delle accise sul gasolio, pari a 17 centesimi al litro. Una misura destinata a restare in vigore fino a giovedì 10 settembre, quando lo sconto terminerà e il Governo dovrà avere già pronta una strategia per evitare un nuovo contraccolpo sulle attività produttive.
Il tempo, dunque, è poco. E la partita successiva è ancora tutta da definire. L’esecutivo sta valutando interventi più selettivi, soprattutto a sostegno delle imprese maggiormente esposte al costo del carburante. Ma prima di arrivare al provvedimento bisogna trovare le risorse, individuare i beneficiari e verificare la compatibilità delle misure con le regole europee.
Gasolio, dopo lo sconto arriva il nodo della proroga
Il taglio di 17 centesimi garantisce nell’immediato un alleggerimento della spesa, soprattutto per chi utilizza il gasolio in maniera intensiva. Per l’autotrasporto il carburante è una delle principali voci di costo e qualsiasi variazione del suo prezzo può avere effetti a cascata sull’intera economia. Il problema è cosa accadrà dopo il 10 settembre. Il Governo non sembra orientato, almeno per il momento, a una soluzione indistinta per tutti. L’ipotesi è piuttosto quella di costruire interventi mirati, destinando le risorse ai comparti maggiormente colpiti dall’aumento dei costi energetici. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha confermato che gli uffici sono al lavoro e ha indicato in circa 25 giorni una finestra temporale potenzialmente sufficiente per individuare una soluzione.
Extraprofitti e risorse, la prima partita da vincere
Prima ancora di stabilire quanto e a chi destinare gli aiuti, però, bisogna capire dove trovare i soldi. Una delle ipotesi prese in considerazione riguarda il ricorso alle risorse legate agli extraprofitti delle compagnie energetiche. È uno dei dossier sui quali si concentra il lavoro dell’esecutivo, chiamato a individuare una copertura finanziaria sostenibile per eventuali nuovi interventi.
Il tema non è secondario. Una misura strutturale avrebbe infatti un costo e richiederebbe un’attenta valutazione degli effetti sui conti pubblici. A questo si aggiunge il confronto con Bruxelles. Lo stesso Pichetto Fratin ha richiamato la necessità di verificare le compatibilità delle misure con l’Unione europea, insieme agli aspetti tecnici legati allo scostamento.
Autotrasporto nel mirino degli aiuti
L’altro grande interrogativo riguarda i destinatari.
L’orientamento che prende forma è quello di privilegiare le imprese più esposte al prezzo del carburante, con una particolare attenzione all’autotrasporto, uno dei settori che rischia di subire maggiormente le conseguenze di un nuovo aumento del gasolio.
L’obiettivo sarebbe quello di evitare che il maggior costo del carburante venga trasferito integralmente lungo la filiera. Per un’impresa di trasporto, infatti, il prezzo del gasolio non è una voce marginale: incide direttamente sui costi di esercizio e può finire per aumentare il prezzo delle merci trasportate. Da qui l’ipotesi di utilizzare nuovamente strumenti come i crediti d’imposta, già adottati in passato per sostenere le aziende alle prese con l’impennata dei costi energetici.
Il rischio di una nuova fiammata sui prezzi
La questione del carburante non riguarda quindi soltanto chi guida un camion o gestisce una flotta aziendale. Il prezzo del gasolio attraversa l’intera economia. Se aumenta il costo per trasportare materie prime, prodotti alimentari e beni industriali, una parte dell’incremento può arrivare fino al consumatore. Il caro-gasolio può quindi trasformarsi in inflazione, soprattutto nei comparti nei quali il trasporto rappresenta una componente significativa dei costi.
È anche per questo che il Governo guarda con attenzione alla scadenza del 10 settembre. La fine dello sconto potrebbe infatti riaprire una pressione sui prezzi proprio mentre l’esecutivo cerca di evitare nuovi effetti a cascata sull’economia.
Decreto legge e Consiglio dei ministri: la corsa contro il tempo
Per trasformare le ipotesi in una misura concreta servirà comunque un decreto legge e, quindi, il passaggio in Consiglio dei ministri. Le interlocuzioni sono già in corso. L’obiettivo è arrivare a una soluzione prima che il taglio temporaneo delle accise perda efficacia, evitando di trovarsi nuovamente davanti all’emergenza a ridosso della scadenza.
Il calendario impone dunque tempi stretti. Da oggi al 10 settembre il taglio di 17 centesimi garantirà un sollievo immediato, ma la vera partita si giocherà nelle prossime settimane. Per imprese e autotrasportatori il punto è semplice: il problema non è soltanto quanto costa oggi un litro di gasolio, ma quanto costerà dopo il 10 settembre.
E proprio dalla risposta che arriverà dal Governo dipenderà una parte importante dei costi che nei prossimi mesi dovranno sostenere aziende, trasportatori e, indirettamente, famiglie e consumatori.
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