La partita sui fondi europei 2028-2034 è ancora aperta, ma per la Sicilia il nodo è già evidente: capire quanto spazio avranno le Regioni nella scelta delle priorità e nella gestione delle risorse. La proposta della Commissione europea prevede un cambio significativo rispetto all'attuale programmazione, con un unico Piano di partenariato nazionale e regionale per ciascuno Stato membro, dentro il quale confluiranno diverse politiche oggi gestite attraverso strumenti separati.
Il nuovo modello non è ancora definitivo. Il negoziato europeo prosegue e l'obiettivo indicato dal Consiglio è arrivare a un accordo entro la fine del 2026, così da consentire l'approvazione delle norme nel 2027 e l'avvio del nuovo bilancio dal primo gennaio 2028.
È proprio nella fase di costruzione del nuovo sistema che si concentra la preoccupazione della Sicilia. La Regione teme che un maggiore peso degli Stati nazionali possa ridurre la capacità dei territori di incidere direttamente sulle scelte finanziarie.
Fondi europei 2028-2034, cambia il modello della programmazione
La proposta della Commissione europea presentata nel luglio 2025 prevede un Fondo per i Piani di partenariato nazionale e regionale da circa 865 miliardi di euro, all'interno del quale confluiranno risorse oggi riferite a politiche differenti. Il nuovo impianto comprende coesione, agricoltura, pesca e altre aree di intervento, con l'obiettivo dichiarato di semplificare la programmazione e rendere più flessibile l'utilizzo delle risorse.
Per la Commissione, il cambiamento dovrebbe comunque mantenere un forte coinvolgimento dei territori. I piani dovranno infatti essere elaborati e attuati in collaborazione tra Commissione, Stati, Regioni, enti locali e altri soggetti interessati. La proposta prevede inoltre una dotazione minima per le Regioni meno sviluppate e una salvaguardia per garantire loro almeno un livello complessivo di finanziamento non inferiore a quello dell'attuale ciclo di coesione. Il punto controverso, quindi, non è soltanto quanti soldi arriveranno, ma chi avrà maggiore voce nella loro programmazione.
Sicilia, Schifani chiede garanzie sulle risorse
Il tema è diventato particolarmente rilevante per la Sicilia nelle ultime settimane. Il 25 settembre il presidente della Regione Renato Schifani ha partecipato a un incontro di Confindustria dedicato al Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e ha chiesto di difendere la consistenza finanziaria della politica di coesione.
Secondo la posizione espressa da Schifani, la proposta europea assegna all'Italia circa 78,3 miliardi di euro, una cifra nominalmente equivalente a quella del ciclo 2021-2027. Il presidente siciliano ha però sottolineato che inflazione e riclassificazione delle voci di spesa potrebbero tradursi in una riduzione reale delle risorse disponibili. La Regione, dunque, punta a ottenere garanzie sia sulla dimensione finanziaria della coesione sia sul ruolo delle amministrazioni regionali nella costruzione dei nuovi piani.
Il nodo del ruolo delle Regioni
È qui che si concentra la maggiore attenzione politica e istituzionale. La proposta della Commissione prevede un unico piano per ciascuno Stato, ma non cancella formalmente il ruolo delle Regioni. Al contrario, i documenti europei insistono sulla necessità di costruire i piani attraverso una collaborazione tra livelli di governo e di adattare gli interventi alle diverse esigenze territoriali.
Anche il Consiglio dell'Unione europea, nella posizione negoziale approvata nel giugno 2026, ha indicato tra gli elementi del nuovo sistema un rafforzamento del ruolo delle Regioni e degli enti locali, accanto a una maggiore flessibilità per gli Stati. Ma si tratta ancora di una posizione negoziale, non dell'assetto definitivo della futura programmazione. La preoccupazione delle Regioni nasce quindi soprattutto dal rischio che, nella fase di definizione dei piani nazionali, la distribuzione delle risorse venga determinata in misura crescente a livello centrale.
Il Comitato europeo delle Regioni ha espresso una posizione analoga, chiedendo che le Regioni siano coinvolte nella preparazione dei futuri piani e contestando l'ipotesi di una programmazione nazionale elaborata senza un adeguato coinvolgimento dei territori.
La Sicilia prepara le proprie priorità
In attesa che il negoziato europeo e quello nazionale definiscano le regole definitive, la Regione Siciliana ha scelto di iniziare a lavorare sulle proprie priorità. Il dipartimento Programmazione, guidato da Vincenzo Falgares, ha avviato un percorso per raccogliere esigenze e proposte dei diversi settori dell'Isola. L'obiettivo è arrivare a una base di lavoro regionale da utilizzare nella successiva fase di confronto istituzionale.
La scelta arriva mentre la Sicilia è ancora impegnata nell'attuazione dei programmi 2021-2027. A settembre la Regione ha continuato a presentare nuovi bandi finanziati con Fesr e Fsc, per un valore complessivo di 140 milioni di euro, rivolti tra gli altri a imprese, enti locali e Terzo settore. La programmazione attuale, quindi, procede parallelamente alla costruzione di quella futura.
Fondi Ue, dalla Sicilia un questionario ai territori
Uno degli strumenti messi in campo è il questionario rivolto ai portatori di interesse, dalle imprese agli enti locali, dal Terzo settore alle Università. La raccolta delle indicazioni serve a individuare i fabbisogni del territorio, le aree sulle quali concentrare gli interventi e gli obiettivi da raggiungere nel periodo 2028-2034.
Il lavoro regionale punta così a costruire in anticipo una posizione siciliana, da utilizzare quando entrerà nel vivo il confronto con lo Stato. La tempistica è stretta. Ottobre 2026 rappresenta una tappa importante per la definizione delle prime priorità regionali, mentre a Bruxelles il negoziato proseguirà nei prossimi mesi con l'obiettivo di arrivare a un'intesa politica entro la fine dell'anno.
La partita dei fondi europei entra nella fase decisiva
Per la Sicilia, dunque, la questione non riguarda soltanto la prossima quantità di risorse disponibili. Il vero tema è il peso che l'Isola riuscirà ad avere nella programmazione dei fondi europei. Il nuovo modello europeo punta a riunire più politiche all'interno di un'unica strategia e a legare una parte dei finanziamenti al raggiungimento di riforme, investimenti, traguardi e risultati.
Ma fino a quando il negoziato non sarà concluso resteranno aperte diverse questioni: dalla distribuzione delle risorse tra gli Stati e i territori alla governance dei nuovi piani, fino alle modalità concrete con cui Regioni ed enti locali potranno incidere sulle scelte.
Per la Sicilia è una partita che vale il prossimo ciclo di programmazione europea. E la fase per provare a incidere sulle decisioni è già cominciata.
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