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Intervista al presidente di Sicindustria Luigi Rizzolo

Intervista al presidente di Sicindustria Luigi Rizzolo

Intervista al presidente di Sicindustria Luigi Rizzolo

Come è strutturata Sicindustria?

“Sicindustria è l’associazione delle imprese che operano nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo, Ragusa e Trapani. Ha oltre mille imprese industriali associate, produttrici di beni e di servizi in tutti i settori merceologici e le rappresenta nei rapporti con le pubbliche amministrazioni, le organizzazioni sindacali, economiche e politiche”.

Quali sono i pilastri del suo programma?

“La mia aspirazione è sicuramente quella di far diventare Sicindustria, dal punto di vista organizzativo, l’Assolombarda del Sud. Ce lo possiamo permettere perché la nostra è la più grande territoriale a perimetro vasto del Mezzogiorno e, per raccolta, si posiziona ai primi posti del Sud Italia. È per questo che voglio ridarle centralità, facendo tornare le imprese a pensare in grande e soprattutto a sentirsi parte di un unico importante gruppo di lavoro, pur nel rispetto delle peculiarità che provengono dai singoli territori. Questo è l’obiettivo che mi prefiggo da qui alla fine del mio mandato”.

E il secondo pilastro?

“Per le imprese un tema di fondamentale importanza è quello legato alla semplificazione amministrativa. Un imprenditore ha necessità di avere norme chiare e tempi certi per poter programmare i propri investimenti. Su questo ci siamo sempre spesi, ma ancora la strada da percorrere è lunga. Occorre che i nostri politici abbiano chiaro il fatto che per chi fa impresa è più importante poter contare su una macchina burocratica snella ed efficiente rispetto anche all’avere un sussidio. Semplificare le leggi e i passaggi burocratici per la pubblica amministrazione non ha un costo. I costi, invece, li hanno le imprese quando sono costrette ad attendere mesi, se non anni, per una autorizzazione, perdendo anche la possibilità di realizzare investimenti e quindi di creare nuova occupazione. È proprio per questo che prima ancora della sua elezione, in occasione di un incontro con l’attuale governatore, Renato Schifani, avevamo discusso dell’opportunità di dar vita a una commissione unica con all’interno tutti gli attori chiamati ad esprimere un parere per il rilascio di una autorizzazione. L’obiettivo è quello di dare all’impresa una risposta nel giro di 60 o 90 giorni per come previsto dalla normativa perché un imprenditore deve sapere se un progetto è realizzabile oppure no e deve saperlo in tempi rapidi senza restare cristallizzato in attesa di una risposta. Speriamo che questo progetto non cada nel vuoto”.

Come sono i rapporti con il Governo regionale e quali iniziative ritiene più opportune per favorire lo sviluppo del sistema produttivo?

“I rapporti con il Governo regionale sono fondati su un proficuo e leale confronto. Di certo, se dovessi indicare ciò che ritengo di maggiore impatto per il sistema produttivo, oltre ovviamente alla semplificazione, non potrei che dire il finanziamento delle iniziative imprenditoriali attraverso lo strumento del credito d’imposta. E questo perché in questo modo si sostengono le imprese che investono, producono, generano fatturato, assumono e quindi pagano le imposte. Lo definisco un sistema virtuoso che crea benefici per l’azienda e per il territorio. Ciò che, invece, considero assolutamente nocivo per il sistema produttivo è il cosiddetto ‘effetto annuncio’ che anticipa provvedimenti molto tempo prima rispetto alla loro concreta partenza con il risultato di creare aspettative con il rischio di bloccare gli investimenti. Mi spiego meglio. Accade di sovente che un imprenditore che ha in programma di effettuare un investimento, venga a conoscenza della imminente pubblicazione di un bando. Poi, però, i tempi si dilatano, il bando annunciato non esce, ma se ne continua a parlare. Così l’imprenditore attende, bloccando di fatto la macchina che si aziona con ogni investimento. Quando poi finalmente il bando viene pubblicato, capita che l’imprenditore non sia più interessato a quel tipo di investimento oppure che i termini del bando non siano rispondenti alle attese iniziali. Morale: si è solo sprecato del tempo e bloccato un investimento. Questo per dire che l’annuncio deve esserci solo quando il bando è pronto a partire, mai prima. Speriamo se ne prenda atto”.

Cosa pensa dell’industria 5.0?

“Partiamo da un presupposto: l’attenzione verso pratiche sostenibili è ormai un requisito fondamentale per poter ambire a uno sviluppo costante e duraturo nel tempo, per accrescere la propria reputazione anche dal punto di vista finanziario e per rimanere competitivi sul mercato. Transizione 5.0 è un piano unico in Europa che, rispetto, a Industria 4.0 segna un ulteriore passo in avanti perché mira ad accompagnare le imprese nella duplice sfida digitale e green, garantendo anche la formazione delle competenze necessarie per vincerla”.

Come giudica i rapporti con le banche?

“Oggi il problema del credito non è quello dirimente. Gli istituti bancari, infatti, non hanno difficoltà a concedere credito alle aziende sane. Sicuramente sul fronte del merito creditizio una rilevanza sempre maggiore è ricoperta proprio dal rispetto degli indicatori di sostenibilità. Per questo la nostra associazione sta chiudendo degli accordi con importanti istituti bancari, orientati proprio ad agevolare le imprese nel miglioramento dei parametri previsti nel rating Esg, che fornisce il giudizio sull’impegno aziendale in ambito ambientale, sociale e di governance”.

Il ruolo giocato dalla Sicilia nella transizione energetica

Che ruolo può giocare la nostra Isola nel panorama nazionale e non solo?

“La Sicilia deve sfruttare la sua posizione per consolidare il proprio ruolo nella catena europea di approvvigionamento. Se a questo si aggiunge l’impegno Ue verso la transizione verde, le opportunità crescono per ambire a diventare un vero e proprio hub per l’innovazione e la produzione di tecnologie sostenibili, a partire da pannelli solari ad alta efficienza. Ma non solo”.

Quali sono i fronti più caldi su cui poter lavorare?

“Penso anche al ruolo che possiamo avere in partite essenziali come idrogeno e carburanti alternativi, ossia due delle risposte strategiche europee per contribuire a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni. In quest’ottica, in particolare l'idrogeno ‘verde’ ha potenzialità per divenire un vettore essenziale di accelerazione della decarbonizzazione. Non a caso la Commissione europea ha più volte ricordato che proprio questa tipologia di idrogeno potrebbe coprire entro il 2050 fino al 24% della domanda finale di energia e creare 5,4 milioni di posti di lavoro. È una partita cruciale, in cui l'Italia punta a investire 10 miliardi di euro entro il 2030 per l’installazione di 5 GW, con la Sicilia che si candida ad essere regione capofila di una filiera tutta da realizzare. In quest’ottica sono importanti le reti di imprese e le collaborazioni internazionali per affrontare sfide comuni e massimizzare le strategie”.

Un’Academy destinata alla formazione di persone qualificate e utili al mercato

Lei è anche presidente di Sistemi Formativi Confindustria (SFC). Quali sono gli obiettivi?

“SFC progetta e coordina al livello nazionale iniziative di formazione, ricerca, sviluppo e assistenza tecnica finalizzate a supportare il sistema associativo, sostenere la crescita competitiva delle pmi e favorire la modernizzazione della Pubblica amministrazione. Al nostro fianco abbiamo prestigiosi enti di formazione del Sistema, tra cui la Luiss, il Sole24ore e la Liuc e questo ci permette di garantire standard molto elevati. Personalmente, ho accettato questo incarico perché converge su uno dei miei principali obiettivi che intendo portare avanti in Sicindustria, ossia formare risorse umane adeguate ai fabbisogni delle imprese dando così supporto ai nostri associati che continuano a manifestare difficoltà nel reperire lavoratori qualificati, con conseguenze negative sul versante della competitività. Il tema delle competenze e del capitale umano costituisce infatti un fattore strategico per la crescita delle imprese”.

In che modo Sicindustria può fornire competenze ai giovani che cercano lavoro?

“Oggi sappiamo, attraverso studi qualificati, che spesso le imprese non riescono a trovare forza lavoro con competenze specifiche. E sappiamo che in Sicilia abbiamo sacche di disoccupazione importanti. Noi ci proponiamo come anello di congiunzione tra l’impresa e chi cerca lavoro”.

Come si fa a colmare queste lacune?

“Per i laureati pensiamo all’alta formazione, mentre per i profili più bassi vorremmo creare un’Academy che possa formare persone con le qualifiche che servono alle imprese. Una vera e propria scuola capace di soddisfare il fabbisogno di profili tecnici specializzati, spesso ‘introvabili’, espresso dalle imprese associate. Lo strumento delle Academy esiste da tempo, ma spesso è proposto ed attuato da aziende con un numero consistente di dipendenti, che possono permettersi delle scuole di formazione interne. In questo caso il progetto è quello di rendere disponibile questo strumento anche alle piccole aziende, creando una Academy interaziendale, tra le imprese associate al sistema”.

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