Patrimoniale sui super ricchi: come funziona in Svizzera, Spagna e Norvegia

Patrimoniale sui super ricchi: come funziona in Svizzera, Spagna e Norvegia

Patrimoniale sui super ricchi: come funziona in Svizzera, Spagna e Norvegia

La patrimoniale sui super ricchi continua a dividere la politica e l’opinione pubblica. L'idea di introdurre una tassa sui grandi patrimoni, infatti, non riguarda soltanto una scelta tecnica di politica fiscale, ma riflette una precisa visione del rapporto tra ricchezza, redistribuzione e welfare. Non è un caso, quindi, che in Europa non sia mai stato definito un modello comune di patrimoniale. I singoli Stati hanno scelto strade differenti, con aliquote, soglie e modalità di applicazione molto diverse.

Per capire quali possano essere gli effetti di una simile impostazione sul sistema fiscale italiano, è utile guardare a tre Paesi che hanno adottato, seppure con caratteristiche differenti, forme di tassazione dei grandi patrimoni: Svizzera, Spagna e Norvegia.

Patrimoniale in Svizzera, un modello decentralizzato

La Svizzera rappresenta uno degli esempi più strutturati di tassazione della ricchezza. Nel Paese esiste la cosiddetta “imposta sulla sostanza”, applicata al valore netto complessivo del patrimonio di una persona. La particolarità del sistema svizzero è che non esiste una riscossione centralizzata. Sono infatti Cantoni e Comuni a stabilire le modalità e le aliquote. Il risultato è una tassazione molto diversa da una zona all'altra, con un sistema progressivo che può garantire un gettito significativo soprattutto nei territori economicamente più forti. Le aliquote sono generalmente contenute e oscillano, a seconda del Cantone e della consistenza del patrimonio, tra valori prossimi allo 0,1% e circa l'1%. Tra le aliquote più elevate figurano quelle applicate a Berna, Ginevra e Vaud.

Il modello presenta quindi due facce. Da un lato, i contribuenti più ricchi partecipano in maniera consistente al finanziamento del sistema fiscale; dall'altro, le differenze territoriali contribuiscono a mantenere forti disparità nella distribuzione della ricchezza.

Il tema è particolarmente rilevante in un Paese nel quale una quota molto ridotta della popolazione concentra una parte consistente del patrimonio nazionale. La discussione sulla tassazione dei grandi patrimoni è dunque tutt'altro che chiusa, anche perché una maggiore pressione fiscale sui più facoltosi viene considerata da alcuni un possibile incentivo alla redistribuzione e da altri un rischio per l'attrattività del Paese.

La patrimoniale in Spagna e la tassa sulle grandi fortune

Un approccio differente è quello adottato dalla Spagna, dove il tema della tassazione dei grandi patrimoni è entrato stabilmente nell'agenda politica. Nel 2022 è stata introdotta l'Imposta temporanea di solidarietà sulle grandi fortune, destinata ai patrimoni netti superiori ai tre milioni di euro. Le aliquote sono progressive e possono arrivare fino al 3,5% per le ricchezze più elevate. L'obiettivo dichiarato è quello di rafforzare il principio secondo cui chi dispone di una maggiore capacità economica deve contribuire in misura maggiore al finanziamento della collettività.

Il sistema spagnolo ha prodotto un gettito significativo e ha coinvolto migliaia di contribuenti. Proprio i risultati ottenuti hanno alimentato il dibattito sull'eventuale introduzione di una forma di tassazione ancora più ampia e strutturale sui patrimoni più elevati. Tra le ipotesi discusse c'è anche quella ispirata alla cosiddetta tassa Zucman, che prevede un prelievo minimo sui patrimoni dei grandi miliardari. Le risorse raccolte potrebbero essere destinate anche al rafforzamento delle politiche sociali e agli interventi contro la povertà.

Norvegia, la tassa sulla ricchezza esiste da oltre un secolo

Ancora più lunga è la storia della patrimoniale norvegese, la cui prima introduzione risale alla fine dell'Ottocento. Il sistema prevede una soglia oltre la quale il patrimonio netto viene tassato attraverso un meccanismo progressivo. L'aliquota parte dall'1% e sale per le ricchezze più elevate. Anche in questo caso il gettito viene distribuito tra Stato e amministrazioni locali.

La Norvegia ha però affiancato alla patrimoniale un altro strumento destinato a scoraggiare il trasferimento all'estero delle grandi fortune: la exit tax. Il meccanismo riguarda alcune plusvalenze maturate prima del trasferimento e rappresenta uno degli strumenti attraverso cui il Paese cerca di contrastare la possibile fuga dei grandi patrimoni verso Stati con una fiscalità più conveniente.

Patrimoniale, il nodo della fuga dei capitali

È proprio questo uno dei principali argomenti utilizzati da chi si oppone a una tassa sui super ricchi. Una pressione fiscale considerata eccessiva potrebbe spingere imprenditori e grandi patrimoni a trasferire residenza e capitali in Paesi più convenienti. Il fenomeno è emerso anche nel dibattito norvegese, con alcuni grandi patrimoni trasferiti all'estero, in particolare in Svizzera. Dall'altra parte, i sostenitori della patrimoniale sottolineano come una maggiore tassazione delle grandi ricchezze possa contribuire a ridurre le disuguaglianze, finanziare servizi pubblici e rafforzare il welfare.

Patrimoniale, perché l'Europa non ha ancora un modello comune

I tre casi mostrano quanto siano differenti le strade possibili. La Svizzera punta sulla gestione locale, lasciando ampio spazio a Cantoni e Comuni; la Spagna ha scelto una tassa specifica sulle grandi fortune, mentre la Norvegia dispone da oltre un secolo di un sistema di imposizione patrimoniale accompagnato da strumenti contro la fuga dei capitali. In mezzo resta il caso italiano, dove il tema continua a essere fortemente divisivo. Una patrimoniale comune europea richiederebbe infatti di armonizzare sistemi fiscali molto diversi e di affrontare anche il problema della mobilità internazionale dei capitali.

Per questo, al di là delle contrapposizioni ideologiche, gli esempi stranieri offrono soprattutto una serie di modelli da studiare. La vera questione, per l'Italia, sarebbe capire quale equilibrio trovare tra equità fiscale, competitività e tutela del welfare, senza trasformare la tassazione della ricchezza in un incentivo a spostare capitali e contribuenti altrove.

di Giulia Biazzo

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