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Partecipate in Sicilia, spese troppo alte

Partecipate in Sicilia, spese troppo alte

Partecipate in Sicilia, spese troppo alte

In Sicilia rimane stabile il numero delle imprese partecipate pubbliche. Nel 2021, secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat nel report “Le partecipate pubbliche in Italia”, sono 253 le imprese partecipate siciliane, con un totale di 19.753 addetti, e una media di 78 dipendenti per singola impresa. Si tratta, rispetto alla media nazionale, di imprese medio-piccole, considerato che nella penisola l’impresa partecipata media assorbe 156 dipendenti, arrivando poi al picco di 557 in Lazio. Proprio per le dimensioni ridotte dell’azienda e la probabile assenza di un numero consistente di personale in funzione apicali di coordinamento, il costo del personale è più basso che nel resto d’Italia: il costo del lavoro del singolo dipendente si attesta su 40.779 euro, contro una media nazionale di 55.212 euro.

Costi alti e poca produttività

Allo stesso tempo, però, il valore aggiunto ascrivibile ad ogni lavoratore si mantiene ancora più in basso: se ad ogni lavoratore si può ricondurre, in Sicilia, un valore aggiunto di quasi 60 mila euro, nella penisola si sale a 107 mila euro. Il valore aggiunto è l’apporto, in termini di produttività, che ogni singolo impiegato garantisce all’azienda stessa. Le società partecipate sono aziende di cui lo Stato, attraverso il ministero dell’Economia e delle finanze, o gli enti locali (Regioni, Province e Comuni) detengono una quota di proprietà. Se la quota è superiore al 50% si tratta di società a controllo pubblico. Si tratta di una tipologia di aziende che negli anni sta progressivamente scendendo, in linea con la politica di privatizzazione portata avanti ormai da diversi anni.

In Sicilia 159 partecipate con oltre 16 mila dipendenti

In Sicilia, le partecipate da almeno una amministrazione pubblica regionale o locale sono 159, per un totale di 16.259 addetti. Come sottoinsieme delle partecipate, si passa poi alle controllate: nel 2021 in Sicilia le imprese a controllo pubblico erano 191. Di queste, quelle controllate da una amministrazione regionale o locale erano 127. A livello nazionale, sono 7.808 le imprese partecipate dal settore pubblico. Le imprese a partecipazione pubblica prossima, cioè partecipate direttamente da una pubblica amministrazione, sono il 60,3% e impiegano 592.118 addetti a livello nazionale. Quindi, le controllate da gruppi pubblici, che sono il 20,6% delle partecipate pubbliche attive e rappresentano il 19% degli addetti. In ultimo ci sono le partecipate da controllate pubbliche, partecipate da soggetti controllati a loro volta da gruppi pubblici. Le imprese attive di questo tipo sono il 19,1% e assorbono il 14,2% degli addetti totali delle partecipate attive.

Le partecipate si sono ridotte di un quarto dal 2012

Si parla di partecipazione diretta se l’ente possiede direttamente le quote, o indiretta se le possiede attraverso un’altra partecipata. Negli ultimi anni il numero di imprese attive a partecipazione pubblica si è ridotto notevolmente, con una flessione del 24,9% rispetto al 2012. In controtendenza, tra il 2020 e il 2021 si registra un incremento dell’1,3%, con variazioni che oscillano a livello di ripartizione territoriale tra il -2,1% del Sud e il+4,3% del Nord-ovest. Le partecipate e le controllate pubbliche sono regolamentate dalle norme del codice civile che disciplinano le società commerciali o quotate in borsa e da decreti legislativi che sono stati raccolti nel testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (Tusp). All’interno delle imprese partecipate, le amministrazioni pubbliche si occupano della definizione delle regole che disciplinano la gestione e la direzione, dell’analisi dei bilanci e della determinazione di obiettivi annuali e pluriennali sulle spese di funzionamento.

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