Parenti di boss mafiosi tra i dipendenti dell'azienda che pulisce i corridoi di un ospedale pubblico palermitano. Non è la trama di una fiction, ma quanto denunciato da Ismaele La Vardera — fondatore di Controcorrente, oggi sotto scorta armata h24 — prima alla Guardia di Finanza, poi via e-mail al presidente della Regione e all'assessore alla Salute, e infine in diretta nazionale nel programma di Massimo Giletti su Rai, "Lo stato delle cose". Il caso riguarda l'ospedale Cervello di Palermo e l'appalto per i servizi di pulizia dell'azienda ospedaliera riunita Villa Sofia-Cervello. Adesso la vicenda è finita sul tavolo della Commissione parlamentare Antimafia dell'Ars.
Caruso apre un'indagine, La Vardera lo attacca
L'assessore regionale alla Salute Marcello Caruso ha annunciato che la Regione avvierà verifiche approfondite: "Verificheremo con attenzione la denuncia sull'eventuale presenza di personale riconducibile a contesti mafiosi assunto nell'azienda che si occupa delle pulizie al Cervello". Ha poi aggiunto che "la legalità è uno dei principi cardine del governo Schifani" e che si lavorerà in collaborazione con l'azienda ospedaliera per accertare se siano stati rispettati tutti i criteri di trasparenza e impermeabilità alle infiltrazioni mafiose.
La risposta di La Vardera è arrivata puntuale e senza troppi giri di parole: "Caruso apprende la notizia dalla stampa? Bastava aprire la mail e fare il suo lavoro". Un affondo che suona ancora più pesante se si considera che la segnalazione era stata inviata via e-mail all'assessore settimane prima della trasmissione televisiva, senza ricevere alcun riscontro.
Il precedente della Italo Belga a Mondello
Il caso del Cervello non arriva dal nulla. Segue a ruota quello della Italo Belga spa a Mondello, dove era emersa la presenza di parenti del boss di Resuttana Salvatore Genova tra i dipendenti dell'azienda concessionaria di una delle spiagge più pregiate del demanio palermitano. Una vicenda che aveva portato alla revoca della concessione e che aveva spinto La Vardera — già da allora nel mirino — a continuare a seguire il filo delle infiltrazioni negli appalti pubblici siciliani.
L'opposizione all'attacco: "Arrivano un giorno dopo"
I deputati di Controcorrente all'Ars, José Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro, non risparmiano il governo regionale: "Siamo felici che la Regione abbia dato il via alle verifiche, ma la domanda sorge spontanea: serviva l'intervento di La Vardera? Fino ad oggi nessuno si era mai accorto di nulla? A questa regione serve una politica che arriva un secondo prima e non un giorno dopo".
La deputata regionale del M5s Roberta Schillaci, segretaria della Commissione Antimafia, chiede che la commissione apra formalmente un'indagine, acquisendo tutta la documentazione sull'appalto e sulle procedure di assunzione. Schillaci precisa che la semplice parentela con un mafioso non costituisce di per sé prova di contiguità criminale, ma sottolinea che "gli appalti per i servizi di pulizia nelle strutture sanitarie pubbliche meritano la massima attenzione", anche alla luce delle vicende giudiziarie emerse negli anni in questo settore.
La battaglia per l'ospedale di Gela unisce M5s e Pd
Nel frattempo, sul fronte della sanità siciliana, si apre un altro fronte. Sabato 3 ottobre è in programma a Gela la mobilitazione "Sanità X Tutti" davanti all'ospedale Vittorio Emanuele, a sostegno del sit-in permanente che va avanti da oltre cinquanta giorni. Il coordinatore regionale M5s Nuccio Di Paola sarà presente, e accusa la Regione di non aver ancora risposto alle richieste della città. Al suo fianco ci sarà anche il Partito Democratico: il segretario regionale Anthony Barbagallo ha confermato la presenza, mentre il segretario provinciale Renzo Bufalino parla di "situazione insostenibile" e di un'assenza istituzionale che "aggiunge sfiducia a una situazione già al limite".
A chiudere il cerchio arriva anche la nota congiunta di Progetto Civico Italia, che esprime sostegno a La Vardera definendo "di una gravità tale da imporre risposte immediate" il fatto che le segnalazioni fossero già state inviate all'assessore e al presidente Schifani senza che, fino alla denuncia pubblica, arrivasse "un'iniziativa adeguata da parte del governo regionale".
di Mauro Seminara
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