Il fermo biologico è finito, ma a Mazara del Vallo i pescherecci restano in porto. La ripresa della pesca, attesa con la conclusione dello stop stagionale, non è arrivata. A frenare il ritorno in mare sono soprattutto i costi di gestione delle imbarcazioni, con il prezzo del carburante che continua a pesare sui bilanci delle imprese.
La situazione preoccupa lavoratori e sindacati. Per Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil Trapani, la fine del fermo biologico non ha modificato un quadro economico già difficile. Le imprese, sostengono le organizzazioni dei lavoratori, non avrebbero oggi le condizioni necessarie per affrontare una nuova stagione di pesca.
A lanciare l’allarme sono i segretari generali Giovanni Di Dia, Massimo Santoro e Leonardo Falco. Per i sindacati, il rischio è che una difficoltà economica ormai strutturale finisca per trasformarsi in una crisi ancora più pesante per imprese, pescatori e famiglie.
A Mazara del Vallo la ripartenza della pesca è ancora ferma
La conclusione del fermo biologico avrebbe dovuto segnare il ritorno alla normale attività della flotta. Invece, la marineria mazarese continua a fare i conti con costi troppo elevati. Il problema principale è il prezzo del carburante, ma non è l'unico. Le imprese devono affrontare una serie di difficoltà che, secondo i sindacati, si sono accumulate negli ultimi anni senza trovare una risposta definitiva. “Nonostante la conclusione del periodo di fermo biologico, per la marineria mazarese nulla è cambiato. Le attività non sono riprese perché non ci sono le condizioni economiche per farlo”, spiegano Di Dia, Santoro e Falco.
Il mancato ritorno in mare non riguarda quindi soltanto la situazione delle singole imprese. A essere coinvolto è l'intero sistema economico legato alla pesca, in un territorio dove la marineria rappresenta da decenni una delle principali realtà produttive.
Il caro gasolio resta il nodo principale
Il caro gasolio continua a rappresentare una delle emergenze più pesanti per il settore. Per un peschereccio, il carburante è infatti una delle principali voci di costo e l'aumento delle spese può rendere poco sostenibile l'attività anche quando il prodotto della pesca viene venduto a prezzi remunerativi. Per questo, secondo Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, non è sufficiente attendere la conclusione del fermo biologico per considerare superata l'emergenza.
I sindacati chiedono un intervento che tenga conto delle difficoltà concrete delle imprese e dei lavoratori. Il rischio è che i costi per uscire in mare siano superiori alla capacità di sostenere economicamente l'attività, con conseguenze dirette anche sull'occupazione.
I sindacati chiedono un tavolo di confronto
A preoccupare le organizzazioni dei lavoratori è anche la mancanza di un confronto con le rappresentanze datoriali. Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil sostengono di avere chiesto l'apertura urgente di un tavolo per discutere delle emergenze della marineria, senza però ottenere finora le risposte attese. Nel mirino c'è anche la destinazione delle risorse che la Regione dovrebbe mettere a disposizione per affrontare il caro gasolio. I sindacati chiedono che una parte significativa degli aiuti arrivi direttamente ai pescatori. “Vogliamo sottolineare il silenzio assordante delle parti datoriali, alle quali era stato richiesto con urgenza un tavolo di confronto per affrontare le emergenze del comparto”, affermano Di Dia, Santoro e Falco.
La richiesta riguarda anche la ripartizione dei fondi. “Auspichiamo che, quando arriveranno i fondi da parte della Regione nei confronti delle parti datoriali per far fronte al caro gasolio, il 50 per cento vada ai pescatori visto il contratto alla parte”, aggiungono i tre segretari.
Confermato lo stato di agitazione della marineria
Di fronte all'assenza di risposte, lo stato di agitazione della marineria di Mazara del Vallo resta confermato. I sindacati non escludono quindi nuove iniziative di mobilitazione. La conclusione del fermo biologico, sostengono, non può essere considerata una soluzione perché i problemi economici che hanno impedito la ripartenza della flotta sono ancora presenti. “Il fermo biologico è terminato, ma per i nostri pescatori e per le imprese non è cambiato assolutamente nulla”, sottolineano Di Dia, Santoro e Falco.
Il punto, per le organizzazioni dei lavoratori, è affrontare la crisi con un intervento strutturale e non soltanto con misure temporanee. La marineria mazarese chiede condizioni che permettano alle imprese di tornare in mare senza mettere ulteriormente a rischio i propri bilanci.
La richiesta di un piano per la marineria di Mazara
Secondo i sindacati, i problemi attuali sono il risultato di una crisi che si trascina da tempo e che il caro carburante ha ulteriormente aggravato. “Ci ritroviamo con gli stessi problemi di prima, aggravati da un silenzio imbarazzante da parte delle associazioni datoriali che continuano a ignorare le nostre richieste di incontro. Non possiamo tollerare che si continui a fare orecchie da mercante sulla pelle di chi vive di mare”, affermano.
La richiesta è quindi quella di un intervento immediato per sostenere imprese e lavoratori e impedire che la mancata ripartenza si trasformi in una crisi ancora più profonda. “Lo stato di agitazione resta fermamente confermato: pretendiamo risposte concrete e un piano d'azione immediato per salvare la marineria di Mazara del Vallo dal collasso”, concludono i rappresentanti di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil.
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