Termovalorizzatori in Sicilia, associazioni contro la Regione: diffida sui progetti di Palermo e Catania

Termovalorizzatori in Sicilia, associazioni contro la Regione: diffida sui progetti di Palermo e Catania

Termovalorizzatori in Sicilia, associazioni contro la Regione: diffida sui progetti di Palermo e Catania

Il progetto dei termovalorizzatori in Sicilia continua a dividere istituzioni e associazioni. Mentre la Regione punta sulla realizzazione degli impianti di Palermo e Catania per ridurre il ricorso alle discariche e limitare i costi legati al trasferimento dei rifiuti fuori dall’Isola, cresce la contestazione di chi chiede maggiori garanzie ambientali e sanitarie.

La contrapposizione non riguarda più soltanto la tecnologia scelta dal governo guidato da Renato Schifani, ma anche le procedure autorizzative e la documentazione utilizzata per valutare i progetti. Al centro del confronto c’è una nuova diffida presentata da associazioni ambientaliste e sindacati, che chiedono alla Regione di fermare l’iter in corso e di sospendere le valutazioni fino a quando non saranno chiariti i punti contestati.

A suscitare ulteriori polemiche è anche la mancata pubblicazione del parere istruttorio conclusivo della Commissione tecnico-specialistica (Cts), il documento con cui si completa la valutazione tecnica dei due impianti. La Regione ha spiegato le ragioni della scelta, mentre le organizzazioni coinvolte sollevano dubbi sulla possibilità di esaminare nel dettaglio tutti gli elementi della procedura.

Termovalorizzatori in Sicilia, la diffida delle associazioni

Tra i soggetti che contestano il percorso autorizzativo figurano WWF Sicilia, Zero Waste Sicilia, Cgil Sicilia e Italia Nostra Sicilia, insieme ad altre realtà impegnate nel confronto sui progetti. In una nota congiunta, le organizzazioni denunciano l’avvio della procedura per il Provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) in assenza, a loro giudizio, di documenti essenziali. Contestano inoltre lo stato della Valutazione di impatto ambientale (Via) e sostengono che non si debbano rilasciare autorizzazioni prima della conclusione di tutti gli accertamenti richiesti dalla normativa. La richiesta è quindi quella di sospendere l’iter autorizzativo e verificare la completezza della documentazione prima di procedere con ulteriori decisioni.

Le associazioni chiedono anche maggiori garanzie sull’impatto degli impianti sulla salute dei cittadini. Secondo i firmatari della diffida, la valutazione non può limitarsi alle emissioni previste durante il normale funzionamento dei termovalorizzatori, ma deve considerare anche le caratteristiche dei territori interessati, le fonti di inquinamento già presenti e gli eventuali effetti cumulativi. Si tratta di contestazioni avanzate dalle organizzazioni, che chiedono ulteriori verifiche scientifiche e sanitarie a supporto delle decisioni della Regione.

Salute pubblica e impatto ambientale, i dubbi sui due impianti

Uno dei punti centrali della protesta riguarda la disponibilità di dati scientifici sufficienti per valutare i possibili effetti dei termovalorizzatori sulla popolazione. Le associazioni sostengono che la documentazione presentata non offrirebbe tutte le garanzie necessarie e richiamano le criticità che, secondo la loro ricostruzione, sarebbero state già evidenziate dall’Asp di Palermo. Contestano inoltre l’adeguatezza delle competenze sanitarie impiegate nell’istruttoria.

Nella nota vengono citati anche studi epidemiologici e dati provenienti dal progetto Sentieri e dai registri tumori, utilizzati dai firmatari per sostenere la necessità di approfondire il rapporto tra esposizione agli inquinanti e rischi per la salute. Le associazioni richiamano in particolare possibili aumenti della mortalità e dell’incidenza di alcune patologie, tra cui il tumore al polmone e il mesotelioma, nelle aree esposte a determinate sostanze.

Questi riferimenti, tuttavia, non dimostrano da soli quale sarebbe l’effetto specifico dei due impianti progettati in Sicilia. Per stabilire i rischi legati ai singoli progetti occorrono valutazioni scientifiche riferite alle emissioni previste, alle condizioni ambientali locali e all’esposizione della popolazione. La richiesta delle organizzazioni è che la tutela della salute pubblica sia parte integrante della valutazione ambientale, con dati verificabili e competenze specialistiche adeguate.

Termovalorizzatori, perché il parere conclusivo della Cts fa discutere

Accanto alle contestazioni ambientali e sanitarie, resta aperta una questione legata alla trasparenza della procedura. Durante le precedenti fasi dell’istruttoria, il parere istruttorio intermedio della Commissione tecnico-specialistica era stato pubblicato sul portale della Regione. Il documento conteneva le osservazioni formulate sui progetti e consentiva agli interessati di consultare le criticità rilevate.

Per il successivo parere istruttorio conclusivo (Pic), invece, non è stata adottata la stessa modalità di pubblicazione. Il documento non risulta caricato sul portale regionale e non è stato notificato direttamente alle associazioni partecipanti alla procedura. I rappresentanti delle organizzazioni hanno potuto ascoltarne la lettura durante una seduta della conferenza di servizi, ma questa modalità, secondo le loro contestazioni, rende più difficile analizzare con precisione i singoli passaggi della valutazione tecnica.

Il parere conclusivo rappresenta un passaggio importante dell’istruttoria: la Cts trasmette il proprio esito all’assessorato regionale competente, al quale spetta valutare il rilascio delle autorizzazioni e le eventuali condizioni da imporre. La mancata disponibilità diretta del documento è diventata così un ulteriore motivo di confronto tra i soggetti coinvolti.

La Regione spiega perché il parere non è stato pubblicato

Sulla questione è intervenuto Calogero Beringheli, dirigente generale del dipartimento regionale dell’Ambiente, fornendo la posizione dell’amministrazione. Beringheli ha spiegato che il parere istruttorio conclusivo è un atto interno al procedimento amministrativo, privo di effetti esterni autonomi. Per questo, secondo la Regione, gli esiti della valutazione sono stati condivisi con gli enti e le amministrazioni chiamati a esprimere pareri, nulla osta e altri titoli nell’ambito della conferenza di servizi. Il dirigente ha inoltre precisato che alla conferenza sono stati invitati anche i rappresentanti degli interessi pubblici e privati, comprese le associazioni e i comitati interessati.

Per entrambi i progetti, quello di Palermo e quello di Catania, Beringheli ha confermato che i pareri sono stati letti durante la conferenza di servizi. La spiegazione della Regione non chiude, però, il confronto sull'accessibilità della documentazione e sulla possibilità per le organizzazioni partecipanti di esaminare nel dettaglio gli atti.

Termovalorizzatori a Palermo e Catania, lo scontro resta aperto

Il progetto dei due impianti rappresenta uno degli interventi più rilevanti nella strategia regionale per la gestione dei rifiuti. L’obiettivo dichiarato dal governo Schifani è ridurre la dipendenza dalle discariche e limitare il trasferimento fuori dalla Sicilia dei rifiuti indifferenziati. Le contestazioni riguardano però sia il merito delle scelte tecnologiche sia le modalità con cui vengono valutati i possibili effetti ambientali e sanitari. Da una parte, la Regione prosegue il percorso autorizzativo e difende le modalità seguite nella conferenza di servizi. Dall’altra, le associazioni chiedono verifiche più approfondite, maggiore accessibilità agli atti e garanzie sulla salute delle comunità coinvolte.

La nuova diffida aggiunge quindi un altro elemento a una vicenda che resta al centro del dibattito siciliano. I prossimi passaggi dovranno chiarire le questioni procedurali sollevate e consentire di valutare i progetti sulla base della documentazione tecnica e delle norme applicabili.

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