Catania ultima in classifica per sostenibilità ambientale: Legambiente denuncia le criticità della città

Catania ultima in classifica per sostenibilità ambientale: Legambiente denuncia le criticità della città

Catania ultima in classifica per sostenibilità ambientale: Legambiente denuncia le criticità della città

La qualità ambientale delle città italiane continua a rappresentare una sfida importante, soprattutto nei grandi centri urbani del Mezzogiorno. Tra le realtà che mostrano le maggiori difficoltà c'è Catania, che anche nel 2026 resta nelle ultime posizioni della classifica nazionale sulla sostenibilità.

Il capoluogo etneo è infatti 103esimo su 106 città nell'edizione 2026 di Ecosistema Urbano, il rapporto realizzato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore. La graduatoria analizza le performance ambientali dei capoluoghi di provincia italiani, dove vive quasi un terzo della popolazione nazionale.

Rispetto al 2025, quando occupava il centesimo posto, Catania perde altre tre posizioni. Un risultato che conferma le difficoltà della città nella gestione dei rifiuti, nella tutela del verde pubblico, nella depurazione delle acque e nella mobilità sostenibile. A fare il punto sulla situazione è Viola Sorbello, presidente di Legambiente Catania, che ha analizzato i principali problemi evidenziati dal rapporto, indicando anche gli interventi necessari per invertire la tendenza.

Catania e il verde urbano: pochi alberi e raccolta differenziata ancora indietro

Per Viola Sorbello, il risultato del rapporto non rappresenta una sorpresa. Catania, infatti, da anni occupa le ultime posizioni della graduatoria e continua a mostrare difficoltà nel migliorare i propri indicatori ambientali. «In realtà Catania non è precipitata – spiega la presidente di Legambiente Catania al QdS.it –. È sempre stata in fondo alla classifica e, se proprio vogliamo dirla tutta, rispetto agli anni passati ha risalito anche un paio di posizioni. Con il 37,45% dei punti resta però lontana dalla media dei capoluoghi, che si attesta al 55,72%».

Secondo Sorbello, il problema principale è la mancanza di un cambio di passo, soprattutto considerando le risorse oggi disponibili per migliorare la sostenibilità urbana. Uno dei primi aspetti riguarda il verde pubblico e la forestazione urbana. Negli ultimi anni sono stati piantati nuovi alberi, ma gli interventi si sono concentrati soprattutto sulla sistemazione delle piazze, senza avviare un progetto strutturale di forestazione.

Un limite importante per una città che durante l'estate deve fare i conti con temperature sempre più elevate e con i rischi legati ai cambiamenti climatici. I numeri confermano le criticità: Catania conta 25 alberi ogni 100 abitanti e appena 6,9 metri quadrati di verde accessibile per persona. La media nazionale è invece di 21,33 metri quadrati.

Non va meglio sul fronte dei rifiuti. La raccolta differenziata resta ferma intorno al 34%, un dato molto distante dalla media nazionale del 66,15%. A questo si aggiunge una produzione di circa 585 chilogrammi di rifiuti per abitante, tra i valori più elevati in Italia. Per Legambiente, aumentare la differenziata è fondamentale per favorire il riciclo, ridurre gli sprechi e limitare il consumo di risorse naturali.

Depurazione delle acque e consumo di suolo: le altre emergenze ambientali

Tra le questioni più preoccupanti evidenziate da Legambiente c'è anche la mancata depurazione delle acque, con conseguenze dirette sulla qualità del mare e dei corsi d'acqua. «Per quel che concerne la depurazione si è lavorato poco e ne paghiamo le conseguenze con corsi d'acqua e un mare sempre più inquinati», sottolinea Sorbello. Un quadro confermato anche dai dati di Goletta Verde 2026, secondo cui il 70% del mare siciliano presenta valori oltre i limiti di legge. Sulla costa etnea, inoltre, tutti e tre i punti sottoposti a controllo sono risultati fuori norma. A preoccupare è anche la dispersione idrica. La rete perde il 47,2% dell'acqua immessa, contro una media nazionale del 34,7%.

Un'altra emergenza riguarda il consumo di suolo, che continua a interessare il territorio urbano. Secondo la presidente di Legambiente, non sono state adottate misure sufficienti per contenere il fenomeno e, in alcuni casi, sono stati autorizzati nuovi centri commerciali anche a discapito delle aree naturali.

Nel quinquennio 2019-2024 i capoluoghi italiani hanno consumato 4.726 ettari di suolo, una superficie paragonabile a quella di Bologna, nonostante il calo della popolazione. Sorbello richiama inoltre l'attenzione sulla mancata realizzazione di un'efficace operazione di depavimentazione. Un problema che aumenta i rischi legati al dissesto idrogeologico, soprattutto durante gli eventi meteorologici estremi.

Il ciclone Harry dello scorso gennaio, che tra il 19 e il 22 gennaio 2026 ha interessato la Sicilia con piogge torrenziali, venti intensi e mareggiate eccezionali, ha mostrato ancora una volta la vulnerabilità del territorio. I danni economici stimati hanno superato il miliardo di euro.

Inceneritori in Sicilia, Legambiente contraria ai due impianti

La gestione dei rifiuti rappresenta uno dei temi centrali nel dibattito ambientale siciliano. Secondo la presidente di Legambiente Catania, la situazione rischia di peggiorare con la realizzazione dei due inceneritori previsti in Sicilia, uno nell'area di Palermo e l'altro a Catania. «Riteniamo che la situazione peggiorerà con la realizzazione dei due inceneritori e con la mancata realizzazione di impianti di trasformazione delle materie e, quindi, di riciclo», afferma Sorbello. La Regione ha presentato i progetti dei due termovalorizzatori nel maggio 2026, mentre la raccolta differenziata continua a registrare risultati insufficienti. Per Legambiente, la priorità dovrebbe essere quella di potenziare il riciclo e gli impianti dedicati al recupero dei materiali, prima di puntare su nuove strutture di smaltimento.

Un'altra questione riguarda l'erosione delle coste siciliane. Il dossier Coste siciliane alla deriva documenta che circa il 30% del suolo nei primi 300 metri dalla costa è già consumato. «Sulla sola costa ionica messinese, in circa 10 chilometri, sono stati spesi oltre 72 milioni di euro in difese rigide, senza rimuovere alcuna causa dell'erosione», osserva la presidente. La cementificazione e la carenza di verde nei centri urbani aggravano ulteriormente il quadro, riducendo le superfici permeabili e aumentando l'esposizione delle città agli effetti degli eventi climatici estremi.

Mobilità urbana a Catania: troppe auto e trasporto pubblico insufficiente

Tra le criticità più evidenti c'è anche quella della mobilità urbana, che secondo Sorbello continua a rappresentare una delle principali emergenze ambientali del capoluogo etneo. «Disastrosa», la definisce senza mezzi termini, evidenziando le conseguenze dell'eccessivo utilizzo delle automobili sull'inquinamento atmosferico, sull'economia e sulla salute dei cittadini. A Catania si contano 82 auto ogni 100 abitanti, rispetto alle 80 dell'anno precedente e a una media nazionale di 70. Ancora più significativo il dato relativo al trasporto pubblico: appena 50 viaggi annui per abitante, il valore peggiore tra le grandi città. Anche il rapporto Mobilitaria 2026 conferma le difficoltà del territorio, indicando 807 autovetture ogni mille abitanti. Sul fronte della qualità dell'aria, secondo il rapporto Mal'Aria 2026, le concentrazioni di biossido di azoto dovrebbero diminuire del 33% per rispettare i nuovi limiti europei.

A rendere più complicata la situazione è anche la mancata integrazione tra i diversi sistemi di trasporto. Il coordinamento tra Trenitalia, Ferrovia Circumetnea, metropolitana e AMTS, previsto per favorire gli spostamenti sostenibili, non è stato ancora realizzato.

Sostenibilità ambientale, per Legambiente servono interventi strutturali

Ma quali interventi potrebbero consentire a Catania di migliorare la propria posizione nella classifica nazionale? Per Viola Sorbello, le misure attualmente in vigore non sono sufficienti a modificare il quadro. «No, non sono sufficienti e sono inadeguate a cambiare il trend», spiega, richiamando l'attenzione anche sulle risorse necessarie per contrastare i cambiamenti climatici.

Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici prevede 361 azioni, ma, secondo quanto evidenziato dalla presidente, nelle ultime tre leggi di bilancio non sono state stanziate risorse per attuare neppure quelle considerate prioritarie. A questo si aggiungono l'assenza di una legge contro il consumo di suolo e i ritardi sul fronte della rigenerazione urbana. La soluzione, secondo Legambiente, non richiede necessariamente nuovi modelli, ma l'applicazione di strategie già sperimentate con successo in altre città italiane ed europee.

La stessa classifica Ecosistema Urbano offre alcuni esempi. Mantova, prima in graduatoria, conta 93 alberi ogni 100 abitanti, mentre Reggio Emilia raggiunge 44,8 metri equivalenti di ciclabilità ogni 100 abitanti. Rimini si distingue per l'estensione delle zone a traffico limitato, mentre Cosenza, prima città del Sud, è riuscita a entrare tra le prime dieci. Anche l'Europa indica una direzione precisa. Il regolamento sul ripristino della natura stabilisce che gli Stati membri non debbano ridurre gli spazi verdi urbani rispetto ai livelli del 2024, prevedendone un aumento a partire dal 2031. Tra gli obiettivi c'è anche il ripristino della naturalità dei corsi d'acqua.

I piani nazionali avrebbero dovuto essere approvati entro il primo settembre 2026.

Legambiente Catania, le proposte per migliorare la città

Accanto alla denuncia delle criticità, Legambiente Catania porta avanti iniziative e proposte per promuovere un modello urbano più sostenibile. «Come circolo siamo impegnati su due direttrici: una di promozione e una di contrasto», spiega Sorbello.

Sul primo fronte, l'associazione sollecita le amministrazioni pubbliche a investire nel verde urbano, nella mobilità sostenibile e nel miglioramento dei servizi. Tra le proposte c'è la valorizzazione degli Orti della Susanna, un'area che Legambiente vorrebbe trasformare in un grande parco pubblico. Un'altra richiesta riguarda corso Martiri della Libertà, per il quale viene proposta una riqualificazione in chiave verde.

L'associazione punta inoltre sulla realizzazione di nuove piste ciclabili, sull'ampliamento delle ZTL, sulla pedonalizzazione di alcune aree e sull'introduzione di zone 30 all'interno della città. Tra le priorità figura anche il potenziamento del trasporto pubblico, attraverso la realizzazione dei BRT, sistemi di trasporto rapido su autobus considerati una soluzione economica ed efficiente per ridurre il traffico privato.

Sul fronte della gestione dei rifiuti, Legambiente chiede invece un miglioramento della raccolta differenziata e si oppone alla realizzazione degli inceneritori anche attraverso iniziative giudiziarie. «Li riteniamo dannosi perché frenano il ciclo virtuoso dei rifiuti, che consente il riutilizzo dei materiali ed evita lo spreco di risorse naturali», afferma Sorbello. L'associazione ritiene che gli investimenti debbano concentrarsi prima di tutto sulla differenziata, anche in considerazione dell'obiettivo regionale di raggiungere il 65%.

Infine, Legambiente Catania contesta la modifica del Piano regolatore del Porto, ritenendo che possa compromettere una parte importante della scogliera di fronte al centro urbano e i fondali circostanti. Il progetto, secondo l'associazione, rischia di favorire nuove edificazioni, strutture alberghiere e centri commerciali in un'area che avrebbe invece bisogno di maggiore tutela ambientale. La questione è stata affrontata anche durante la tappa catanese di Goletta Verde dello scorso luglio, quando il nuovo Piano regolatore portuale è stato indicato come oggetto di un contenzioso, confermato da una recente sentenza del Tar.

Per Legambiente, dunque, la sfida non riguarda soltanto il miglioramento della posizione in classifica, ma soprattutto un cambiamento concreto nel modello di sviluppo della città, attraverso meno consumo di suolo, più verde, trasporti efficienti e una gestione dei rifiuti realmente orientata al riciclo.

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