Il vero banco di prova per i termovalorizzatori siciliani potrebbe arrivare ancora prima dell'accensione degli impianti. Perché bruciare l'indifferenziato e trasformarlo in energia non significa semplicemente trasferire i rifiuti dalle discariche ai nuovi impianti: prima occorre costruire una rete capace di selezionare, trattare e rendere conforme la frazione destinata alla valorizzazione energetica.
È questo uno dei nodi emersi nel corso della procedura autorizzativa per il termovalorizzatore di Catania, destinato a sorgere nell'area industriale di Strada III Mimosa. La Conferenza di servizi è stata convocata dalla Regione a partire dal 27 agosto nell'ambito dell'iter per il rilascio del provvedimento autorizzativo unico regionale, comprensivo di Via, Aia e delle altre autorizzazioni necessarie.
Nel corso delle sedute di fine agosto, il dirigente regionale Onofrio Gullo ha messo in evidenza una questione destinata a pesare sull'intero progetto: le caratteristiche del rifiuto indicate dai progettisti saranno effettivamente applicabili solo quando saranno entrate a regime le piattaforme pubbliche per il trattamento dell'indifferenziato.
Termovalorizzatore Catania, il problema è cosa arriva all'impianto
Il punto non è quindi soltanto costruire il termovalorizzatore. È soprattutto stabilire quale rifiuto potrà entrarvi. Il codice EER 19.12.12 identifica i rifiuti non pericolosi prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti. Per essere destinata al recupero energetico, questa frazione deve rispettare una serie di parametri tecnici. Tra quelli indicati nel corso della procedura ci sono un potere calorifico inferiore compreso tra 8 e 15,5 megajoule per chilogrammo, un'umidità non superiore al 35% in massa e una presenza di cloro non superiore allo 0,5% sulla sostanza secca.
Sono inoltre richiesti almeno il 50% di sostanza organica combustibile sulla sostanza secca e una quantità non superiore al 20% di materiali non combustibili, tra cui vetro, metalli, pietre, sabbia e altri inerti. Sono condizioni tutt'altro che secondarie. Significano che l'indifferenziato non può essere considerato una materia prima indistinta da mandare direttamente al termovalorizzatore.
Il nodo dei Tmb siciliani
È qui che entra in gioco la rete degli impianti intermedi. Il nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti ha previsto infatti un sistema più articolato rispetto al passato, con 16 piattaforme pubbliche destinate alla selezione, al recupero e alla raffinazione delle diverse frazioni dell'indifferenziato. L'obiettivo è superare progressivamente il modello dei vecchi Tmb, utilizzati soprattutto per ridurre massa e volume dei rifiuti destinati alle discariche.
Il piano regionale prevede cinque impianti esistenti da ammodernare: Gela, Enna, Palermo, Ragusa e Trapani. A questi dovrebbero aggiungersi undici nuove strutture distribuite tra Sciacca, Ravanusa, Randazzo, Catania, Grammichele, Mazzarrà Sant'Andrea, Castellana Sicula, Corleone, Melilli, Castelvetrano e ancora Trapani.
La loro funzione sarà diversa rispetto a quella svolta finora dai Tmb. Le piattaforme dovranno contribuire alla produzione di combustibile solido secondario-combustibile, destinato al recupero energetico, oltre a recuperare materiali da avviare al riciclo e a trattare la frazione organica per la successiva valorizzazione.
Termovalorizzatori e discariche, cosa cambia davvero
È proprio questo passaggio che rende più complesso il progetto siciliano rispetto alla semplice contrapposizione tra termovalorizzatori e discariche. La strategia della Regione punta a modificare l'intero ciclo. Il nuovo Piano, approvato nel 2024 e successivamente autorizzato dalla Commissione europea, prevede due termovalorizzatori, uno a Palermo e uno a Catania, ma anche nuovi impianti per il trattamento dell'organico, biodigestori e piattaforme per la selezione e il recupero.
L'obiettivo dichiarato è arrivare a un sistema nel quale la parte non riciclabile possa essere destinata alla valorizzazione energetica, riducendo contemporaneamente il ricorso alle discariche e i trasferimenti fuori dalla Sicilia. La Regione stima che i due termovalorizzatori, una volta a regime, possano gestire complessivamente circa 600 mila tonnellate di rifiuti all'anno. Ma proprio per far funzionare questo modello sarà necessario che gli impianti a monte siano pronti e funzionanti.
Sedici piattaforme per preparare i rifiuti
Il piano della Regione è dunque quello di costruire una vera e propria filiera del rifiuto indifferenziato. Il passaggio attraverso le piattaforme intermedie dovrebbe consentire di separare le componenti recuperabili, raffinare ciò che può essere utilizzato come combustibile e ridurre la quantità di materiali incompatibili con i requisiti richiesti dai termovalorizzatori.
È un aspetto particolarmente rilevante per le province orientali, dove il Piano regionale evidenzia una carenza di impianti di questo tipo. Il termovalorizzatore di Catania, quindi, non può essere considerato un'opera isolata. La sua capacità di funzionare secondo il modello previsto dalla Regione dipenderà anche dalla realizzazione della rete impiantistica a monte.
Catania, il progetto va avanti verso il 2028
Nel frattempo il progetto del termovalorizzatore di Catania prosegue il suo iter autorizzativo. I due impianti siciliani, secondo il cronoprogramma indicato dalla Regione, dovrebbero diventare operativi entro il 2028, con l'obiettivo di completare il nuovo sistema regionale di gestione dei rifiuti. A maggio la Regione ha presentato i progetti definitivi, descrivendo gli impianti come strutture di ultima generazione e indicando tra gli obiettivi il superamento progressivo del sistema fondato sulle discariche.
Per arrivare a quel risultato, però, non basteranno i due grandi impianti di valorizzazione energetica. La questione decisiva sarà far funzionare contemporaneamente tutti gli anelli della filiera: dalla raccolta differenziata al trattamento dell'indifferenziato, dal recupero dei materiali alla produzione di combustibile, fino alla valorizzazione energetica.Ed è proprio su questo passaggio che si giocherà una parte importante della promessa di cambiare il sistema dei rifiuti in Sicilia.
di Simone Olivelli
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