Per molti Comuni siciliani la difficoltà di rimettere in ordine i conti non è un'emergenza temporanea, ma una crisi che si trascina per anni. I numeri della Corte dei conti raccontano una situazione particolarmente complessa: tra il 1989 e il 2025 nell’Isola sono state attivate 130 procedure di riequilibrio e 135 procedure di dissesto, coinvolgendo complessivamente 165 Comuni.
È uno dei quadri più problematici del Paese. La Sicilia, insieme a Calabria e Campania, concentra infatti una parte rilevante delle procedure di crisi finanziaria degli enti locali. Nel solo 2025, il 60% delle nuove procedure di dissesto o riequilibrio avviate in Italia ha riguardato Comuni delle tre regioni. Guardando invece agli ultimi cinque anni, nelle stesse aree si concentra l’80,4% dei dissesti dichiarati.
La Corte dei conti parla di una “sequenza di crisi senza soluzione di continuità”, evidenziando le difficoltà degli enti locali nel garantire l’equilibrio dei bilanci, pagare i debiti e mantenere un livello adeguato dei servizi ai cittadini.
Dissesto e riequilibrio, 484 Comuni coinvolti in Italia
Il problema non riguarda soltanto le nuove procedure. Se si considerano anche quelle avviate negli anni precedenti e ancora in corso al 31 dicembre 2025, il quadro nazionale comprende 227 dissesti e 256 procedure di riequilibrio. Sono quindi 484 i Comuni italiani interessati da procedure di crisi finanziaria, pari al 6,1% del totale.
La maggior parte degli enti coinvolti è di piccole dimensioni: 269 Comuni hanno meno di 5 mila abitanti. Sono invece 47 quelli con una popolazione superiore a 30 mila residenti. Proprio questa soglia viene indicata dalla Corte dei conti come un possibile riferimento per comprendere la maggiore complessità amministrativa e finanziaria legata alle dimensioni dell’ente.
Nel 2025, inoltre, il numero complessivo delle nuove procedure è salito a 65, una in più rispetto all’anno precedente. È cambiata però la composizione: i dissesti sono scesi dai 34 del 2024 ai 23 del 2025, mentre i piani di riequilibrio sono aumentati da 30 a 42.
Dissesto finanziario dei Comuni, cosa succede quando i conti non tornano
Il dissesto finanziario rappresenta una delle situazioni più gravi che un Comune possa affrontare. La procedura, introdotta nel 1989, nasce per gestire gli enti che non riescono più a far fronte alle proprie obbligazioni e a garantire le funzioni fondamentali.
La Corte dei conti evidenzia però alcune criticità legate al funzionamento del sistema. La procedura è stata infatti costruita prendendo come riferimento alcuni meccanismi delle procedure concorsuali delle imprese private, ma un Comune non può essere semplicemente liquidato. Un ente locale continua infatti a dover garantire servizi essenziali alla comunità. Da qui nasce una delle principali difficoltà: il risanamento deve convivere con la necessità di mantenere attiva la macchina amministrativa.
Secondo la Corte, nei casi di grave squilibrio può così crearsi una situazione difficile da interrompere. Passività non ancora pagate e residui attivi ormai inesigibili possono continuare a pesare sui bilanci dell’ente anche nelle fasi successive alla gestione commissariale.
Piano di riequilibrio, la strada intermedia introdotta nel 2012
Nel 2012 è stato introdotto il piano di riequilibrio finanziario pluriennale, pensato come strumento intermedio tra la normale gestione dell’ente e il dissesto. La differenza è sostanziale. Il dissesto interviene quando il Comune non è più in grado di pagare i creditori o di garantire le funzioni essenziali. Il piano di riequilibrio, invece, può essere attivato quando esistono squilibri finanziari che l’amministrazione ritiene ancora possibile risanare. Nella pratica, però, non sempre il percorso porta al risultato sperato.
La relazione della Corte dei conti segnala infatti che diversi piani di riequilibrio sono sfociati successivamente nel dissesto. Tra le cause vengono indicati anche tempi amministrativi troppo lunghi e procedure che rischiano di intervenire quando la situazione finanziaria è già fortemente compromessa.
Comuni siciliani in dissesto, 165 enti coinvolti dal 1989
La Sicilia presenta un quadro particolarmente significativo. Dal 1989 al 2025 sono stati coinvolti nelle procedure di crisi 165 Comuni, pari al 41% del totale degli enti locali dell’Isola. In particolare, sono state attivate 130 procedure di riequilibrio e 135 dissesti. In 79 Comuni è stata inoltre avviata più di una procedura nel corso degli anni.
Il dato mostra quanto in alcuni territori le difficoltà finanziarie possano ripresentarsi anche dopo l'avvio di un percorso di risanamento. Il caso più significativo è quello di Palagonia, che nell’arco di meno di trent’anni ha attraversato cinque procedure. Il Comune del Calatino ha dichiarato il primo dissesto nel 1994. Nel 2013 è arrivato un piano di riequilibrio, seguito appena un anno dopo da un nuovo dissesto. Nel 2019 è stato avviato un altro piano di riequilibrio e nel 2021 un ulteriore dissesto. Quattro procedure hanno invece riguardato Ispica, Scordia, Santa Venerina e Taormina. Tre procedure risultano per Augusta, Barrafranca, Belmonte Mezzagno, Caccamo, Caltagirone, Chiaramonte Gulfi, Milazzo, Mussomeli, Pozzallo, Scaletta Zanclea e Tortorici.
Crisi finanziaria dei Comuni siciliani, 12 enti coinvolti nel 2025
Nel solo 2025 le procedure di gestione delle crisi finanziarie hanno riguardato 12 Comuni siciliani. Il piano di riequilibrio è stato attivato da Acate, Giarratana, Mineo, Montelepre, Pietraperzia, Portopalo di Capo Passero e San Giovanni La Punta. Per tutti si tratta della prima attivazione, fatta eccezione per Acate, che aveva già concluso un dissesto nel 2021.
Sono invece cinque i Comuni che nel 2025 hanno dichiarato il dissesto: Campofelice di Roccella, Francavilla di Sicilia, Modica, Monterosso Almo e Santa Margherita di Belice. Per quattro di questi enti, il dissesto è arrivato dopo il fallimento di un precedente piano di riequilibrio. Santa Margherita di Belice rappresenta invece una nuova procedura.
Sicilia, 109 procedure ancora aperte a fine 2025
Il dato che fotografa meglio la dimensione del problema è quello relativo alle procedure ancora in corso. Al 31 dicembre 2025 erano 109 le procedure di crisi finanziaria ancora aperte in Sicilia. È proprio questo elemento a spiegare la difficoltà di interrompere il ciclo tra squilibrio, riequilibrio e dissesto. La gestione della crisi può infatti protrarsi per anni, mentre gli enti devono continuare a garantire servizi e funzioni fondamentali. La stessa Corte dei conti sottolinea nella relazione presentata al Parlamento le criticità del sistema di riequilibrio, che in Sicilia, secondo l’analisi dell’organo di controllo, non sempre è riuscito a produrre il risanamento finanziario atteso.
Il ruolo della Regione siciliana
La Sicilia, in quanto Regione a statuto speciale, presenta anche una disciplina particolare nella gestione delle crisi finanziarie degli enti locali. L’Assessorato regionale delle Autonomie locali può nominare commissari ad acta con poteri sostitutivi nei confronti dei Comuni inadempienti. I commissari possono intervenire, tra le altre cose, per l’approvazione del bilancio di previsione e del rendiconto, ma anche per l’attivazione delle procedure di riequilibrio o per la dichiarazione di dissesto. Si tratta di competenze che nel resto d’Italia sono distribuite principalmente tra Prefetture e ministero dell’Interno.
Il quadro che emerge è quindi quello di una crisi finanziaria che per molti Comuni siciliani non si esaurisce con una singola procedura. Il numero degli enti coinvolti, la ripetizione dei dissesti e i 109 procedimenti ancora aperti mostrano quanto il risanamento dei bilanci comunali rimanga una delle questioni più complesse per gli enti locali dell’Isola.
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