Termovalorizzatori in Sicilia, Palermo e Catania nel mirino: nuove contestazioni sui progetti

Termovalorizzatori in Sicilia, Palermo e Catania nel mirino: nuove contestazioni sui progetti

Termovalorizzatori in Sicilia, Palermo e Catania nel mirino: nuove contestazioni sui progetti

Il progetto dei due termovalorizzatori siciliani entra in una nuova fase di confronto. Palermo e Catania restano al centro dello scontro tra Regione e associazioni ambientaliste e sociali, che contestano anche dopo le integrazioni presentate dai progettisti diversi aspetti degli impianti destinati a Bellolampo e all’area industriale catanese.

Federconsumatori Sicilia, Legambiente Sicilia, Wwf Sicilia, Zero Waste Sicilia, Cgil Sicilia e Italia Nostra Sicilia hanno depositato una nuova memoria nell’ambito della procedura di Provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur). Nelle osservazioni vengono sollevate questioni di carattere ambientale, sanitario, tecnico, economico e procedurale. Le organizzazioni chiedono anche il ritiro dei progetti e, in alternativa, lo svolgimento di un’inchiesta pubblica.

La Regione, però, mantiene la rotta. I due impianti sono considerati dal governo regionale uno degli strumenti per chiudere il ciclo dei rifiuti in Sicilia e ridurre il ricorso alle discariche. I progetti definitivi presentati a maggio prevedono impianti da 300 mila tonnellate annue ciascuno, con una potenza elettrica installata di 50 megawatt. L’obiettivo indicato dalla Regione è arrivare all’operatività entro il 2028.

Termovalorizzatori Palermo e Catania, cosa contestano le associazioni

Il punto centrale della nuova memoria riguarda la valutazione delle conseguenze che i due impianti potrebbero avere sui territori. Secondo le associazioni, le integrazioni depositate non avrebbero risolto le criticità già evidenziate nelle precedenti osservazioni.

Nel documento vengono richiamati gli obiettivi europei sull’economia circolare e sulla gerarchia nella gestione dei rifiuti. La contestazione riguarda, in particolare, la necessità di dimostrare che il recupero energetico previsto dai due impianti sia compatibile con le priorità assegnate a prevenzione, riuso e riciclo.

È una delle questioni sulle quali si concentra il confronto tra le organizzazioni e la Regione. Per il governo regionale, invece, i termovalorizzatori fanno parte di un sistema più ampio che comprende raccolta differenziata, recupero di materia, compostaggio e biodigestione. Il piano regionale punta infatti al 65% di recupero di materia entro il 2030 e a ridurre al 10% il conferimento in discarica nello stesso anno.

Bellolampo e Pantano d’Arci, nel mirino la localizzazione

Un altro capitolo delle osservazioni riguarda la scelta dei siti. Per Palermo il progetto prevede la realizzazione del termovalorizzatore a Bellolampo, mentre per Catania l’impianto dovrebbe sorgere nell’area industriale. Sono localizzazioni già individuate dal Piano regionale dei rifiuti e confermate nei progetti presentati dalla Regione. Le associazioni sostengono però che la valutazione debba considerare anche la presenza di altre infrastrutture e attività già esistenti. A Bellolampo, secondo la memoria, occorrerebbe valutare l’effetto cumulativo determinato dalla discarica e dagli altri impianti per il trattamento dei rifiuti presenti nell’area.

Per Catania, l’attenzione viene invece concentrata su Pantano d’Arci, dove il sito individuato per l’impianto si trova in prossimità di insediamenti produttivi e grandi strutture commerciali. Le associazioni chiedono quindi un approfondimento sugli effetti complessivi dell’impianto e sulla dispersione degli inquinanti. Si tratta, è importante precisarlo, di contestazioni contenute nelle osservazioni delle organizzazioni e non di valutazioni già accertate dalle autorità competenti.

Termovalorizzatore Catania, contestata anche la tutela paesaggistica

Nel caso dell’impianto catanese, le associazioni hanno riaperto anche il tema della tutela paesaggistica dell’area. La memoria chiede di ricostruire l’iter amministrativo che ha portato alla modifica del livello di tutela e di verificare la sequenza temporale rispetto alla scelta dell’area destinata al termovalorizzatore.

Anche questo punto è inserito nel più ampio confronto sull’iter autorizzativo. A settembre le associazioni avevano già chiesto alla Regione di fermare il procedimento, sostenendo che la documentazione integrativa presentasse lacune e modifiche tali da richiedere ulteriori approfondimenti.

Inchiesta pubblica, resta il nodo della partecipazione

C'è poi una questione procedurale che accompagna da mesi il confronto: la richiesta di una inchiesta pubblica. Le associazioni sostengono che, vista la complessità e l'impatto potenziale dei due progetti, sarebbe necessario un confronto pubblico più ampio nell'ambito della procedura ambientale. La richiesta è stata formalizzata già a luglio e nuovamente rilanciata nelle ultime osservazioni.

A settembre le organizzazioni avevano anche contestato le modalità dell'audizione convocata dalla Regione, decidendo di non partecipare. La loro posizione è che il confronto debba avvenire dopo un esame completo della documentazione e con la possibilità per cittadini e tecnici di intervenire nel procedimento.

Gli 800 milioni per i due termovalorizzatori

Sul piano economico, la realizzazione dei due impianti dispone di 800 milioni di euro provenienti dall’Accordo per la coesione. Le risorse sono destinate alla realizzazione delle opere e la Regione ha indicato i due termovalorizzatori come infrastrutture pubbliche strategiche per la gestione dei rifiuti.

Il governo regionale sostiene che gli impianti consentiranno di superare progressivamente la dipendenza dalle discariche e di produrre energia attraverso il trattamento dei rifiuti. I progetti definitivi sono stati presentati dalla Regione come strutture tecnologicamente avanzate, con emissioni dichiarate tra le più basse in Europa. Le associazioni contestano invece costi, dimensionamento e sostenibilità economica delle opere e chiedono che questi aspetti vengano sottoposti a un esame più approfondito.

Termovalorizzatori Sicilia, l'iter va avanti tra Regione e associazioni

Il confronto, dunque, non è chiuso. Da una parte c'è la Regione, che continua a considerare i termovalorizzatori di Palermo e Catania un passaggio centrale per la chiusura del ciclo dei rifiuti e conferma l'obiettivo di renderli operativi entro il 2028. Dall'altra ci sono le organizzazioni ambientaliste, dei consumatori e sindacali che chiedono di fermare l'iter autorizzativo, ritirare i progetti o, in alternativa, aprire una vera inchiesta pubblica.

La nuova memoria porta quindi il confronto all'interno della fase autorizzativa con ulteriori osservazioni su ambiente, salute, localizzazione, costi e procedure. Saranno ora gli organismi competenti nell'ambito del procedimento a dover valutare le contestazioni e la documentazione integrativa presentata per i due impianti.

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