Cento giorni per attraversare la Sicilia da un capo all’altro, seguendo la maturazione delle uve e un calendario che cambia in base ad altitudine, clima, suolo e vitigno. È iniziata la vendemmia 2026 in Sicilia, una lunga stagione di raccolta che dalle prime operazioni nella parte occidentale dell’Isola arriverà progressivamente fino alle pendici dell’Etna, con le ultime uve che potrebbero essere raccolte tra ottobre e i primi giorni di novembre.
Un viaggio dentro una viticoltura estremamente variegata, dove ogni territorio segue tempi differenti. Si parte dai vigneti dell’Ovest per proseguire verso l’altopiano ibleo, il Ragusano, il Messinese e le isole minori, fino ai vigneti d’alta quota dell’Etna. Protagonisti saranno alcuni dei vitigni che meglio rappresentano l’identità enologica siciliana, dal Grillo al Nero d’Avola, dal Frappato al Nocera e al Nerello Mascalese, passando per la Malvasia di Salina e lo Zibibbo di Pantelleria.
Le prime indicazioni raccolte da Assovini Sicilia restituiscono un quadro nel complesso positivo. Le piogge dell’inverno e della primavera hanno infatti consentito di ricostituire le riserve idriche dei terreni, mentre la presenza contenuta di patogeni e insetti ha favorito buone condizioni fitosanitarie nei vigneti.
Anche il caldo intenso di luglio, secondo gli operatori, è stato affrontato dalle piante grazie all’acqua accumulata nei mesi precedenti.
Vendemmia 2026 in Sicilia, si parte dalla parte occidentale
“Abbiamo iniziato la vendemmia a fine luglio 2026 e si è avviato un percorso di 100 giorni che ci porta ad attraversare la Sicilia dalla parte occidentale per l’altopiano ibleo e fino alle pendici dell’Etna”, spiega la presidente di Assovini Sicilia, Gabriella Favara. La vendemmia rappresenta il momento conclusivo di un lavoro che dura tutto l’anno e che richiede attenzione costante. “Segna il frutto di un lavoro di cura, dedizione e attenzione che tutte le aziende portano avanti nel corso dell’anno”, sottolinea Favara.
Le premesse, secondo Assovini, sono positive nonostante le condizioni climatiche sempre più impegnative. “Con i giusti interventi in vigna le aziende riescono a fronteggiare il caldo o la mancanza dell’acqua, che potrebbero essere due delle principali criticità”, aggiunge la presidente.
Piogge e caldo, la viticoltura siciliana resta sotto osservazione
Il clima continua a essere uno dei principali fattori da monitorare. Alle precipitazioni abbondanti dei mesi iniziali dell’anno si sono infatti contrapposte le elevate temperature estive, mentre gli incendi che hanno interessato diverse aree della Sicilia hanno aggiunto un ulteriore elemento di preoccupazione. “Le annate sfidanti che stiamo vivendo negli ultimi anni” impongono alle aziende una vigilanza costante, spiega Favara. “Alla natura non si comanda e siamo sempre in allerta e pronti a intervenire sul territorio con le nostre squadre”. Proprio le piogge invernali e primaverili hanno però rappresentato un elemento favorevole per la vendemmia. L’acqua ha permesso di ricostituire le riserve dei terreni e ha favorito uno sviluppo vegetativo e produttivo più equilibrato delle piante. La disponibilità idrica ha consentito inoltre, dove possibile, di ricorrere all’irrigazione di supporto, evitando situazioni di particolare stress per le viti e accompagnando più regolarmente la maturazione delle uve.
Il monitoraggio delle uve decide quando iniziare la raccolta
Dietro la scelta del momento giusto per raccogliere ogni grappolo c’è un lavoro che comincia molto prima dell’ingresso nei vigneti delle squadre impegnate nella vendemmia.
Le aziende effettuano infatti un monitoraggio continuo della maturazione, necessario per stabilire quando le uve hanno raggiunto le caratteristiche desiderate. Campionamenti, analisi di laboratorio, osservazioni sul campo e valutazioni gustative consentono agli staff tecnici di definire il calendario della raccolta. “Un altro fattore importante che le aziende mettono in campo è il monitoraggio continuo nell’avanzamento della maturazione per definire il calendario di raccolta”, spiega Favara.
È un'attività che può modificare anche sensibilmente i tempi della vendemmia da un territorio all’altro. L’altitudine, l’esposizione dei vigneti, la disponibilità d’acqua e le caratteristiche dei singoli vitigni determinano infatti differenti velocità di maturazione. “L’uomo è protagonista nel nostro settore”, evidenzia la presidente di Assovini, sottolineando il peso delle competenze tecniche e agronomiche nella gestione delle vigne.
La siccità resta la principale incognita
Il buon andamento delle precipitazioni nella prima parte dell’anno non cancella però il problema della siccità. La disponibilità di acqua rimane una delle variabili più importanti per la viticoltura siciliana, soprattutto in una fase caratterizzata da temperature sempre più elevate. “L’inverno e la primavera piovosi hanno aiutato ad avere delle riserve idriche e le aziende per poter intervenire”, spiega Favara.
L’attenzione resta quindi alta mentre la vendemmia procede verso le aree orientali dell’Isola. “Siamo ottimisti, è una vendemmia che ci fa fare un lungo viaggio, siamo a meno della metà, ma rimaniamo sempre attenti in vista dell’arrivo nella Sicilia orientale”. Sarà proprio il proseguimento della raccolta a fornire indicazioni più complete sull’andamento dell’annata.
Dai vitigni siciliani all’Etna, una vendemmia lunga cento giorni
Il calendario della vendemmia 2026 in Sicilia si presenta quindi particolarmente articolato. Dopo le prime raccolte nella Sicilia occidentale, il lavoro proseguirà attraverso l’entroterra e l’altopiano ibleo, per arrivare progressivamente verso il Messinese, le isole minori e infine l’Etna. In questo lungo percorso si incontreranno territori e vitigni molto diversi, ciascuno caratterizzato da condizioni ambientali specifiche. Dal Grillo e dal Nero d’Avola al Frappato, dal Nocera al Nerello Mascalese, fino alla Malvasia di Salina, allo Zibibbo di Pantelleria e alle uve coltivate sui versanti dell’Etna. La vendemmia diventa così anche una fotografia della Sicilia del vino, della sua biodiversità e della capacità delle aziende di adattarsi a condizioni climatiche sempre più complesse.
Un viaggio che durerà circa cento giorni e che, oltre a determinare la qualità della nuova annata, permetterà di capire ancora una volta quanto il clima stia incidendo sulle scelte e sul lavoro quotidiano dei viticoltori siciliani.
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