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Rapporto BES, Sicilia ultima in Italia per istruzione e formazione

Rapporto BES, Sicilia ultima in Italia per istruzione e formazione

Rapporto BES, Sicilia ultima in Italia per istruzione e formazione

Sono a dir poco allarmanti i dati riportati dall’ISTAT nel rapporto sul benessere equo e sostenibile 2023, che da undici anni consente di tracciare un quadro generale del mondo del lavoro in Italia. Il BES offre uno spaccato dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali che caratterizzano il nostro Paese e lo fa attraverso l’analisi di un ampio set di indicatori suddivisi in 18 domini.

Lo scorso mese abbiamo parlato qui sul Quotidiano di Sicilia della preoccupante situazione che caratterizza il mondo del lavoro nell’Isola. Se possibile, dati ISTAT alla mano, se la passa anche peggio quello dell’istruzione e della formazione alle latitudini meridionali, con proprio la Sicilia ultima classificata secondo diversi indicatori analizzati. Il dominio degli indicatori che seguono l’individuo nel suo percorso di istruzione, formazione, e partecipazione culturale mostrano un ampio miglioramento per la maggior parte delle misure, ovunque tranne che in Sicilia. Ma procediamo in modo graduale per provare a fare chiarezza.

Dati sorridenti per il Belpaese

Un quadro positivo emerge, in particolare, per l’incremento della popolazione che possiede un titolo di studio più elevato: il 65,5% degli individui di 25-64 anni ha ottenuto almeno il diploma di scuola secondaria di secondo grado (era il 63% nel 2022 e il 62,3% nel 2019); il 30,6% dei giovani tra 25 e 34 anni ha un diploma di laurea o un titolo di tipo terziario (era il 29,2% nel 2022 e 27,9% nel 2019). Cresce inoltre la quota di coloro che scelgono un percorso di studi terziario nelle materie scientifiche.  Nel 2021, infatti, 17,8 persone di 20-29 anni ogni 1.000 ottengono una laurea nelle discipline STEM (Scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), in aumento rispetto al 2020 (16,5 ogni 1.000) e anche rispetto al 2019 (16,1 ogni 1.000).

Molto positivi in tutto il Paese gli andamenti per gli indicatori sui NEET (Giovani che non lavorano e non studiano), scesi al 16,1% della popolazione di 15-29 anni (erano il 19,0% nel 2022) e sui giovani di 18-24 anni che hanno abbandonato la scuola prima di aver ottenuto una qualifica o diploma di scuola secondaria di secondo grado, scesi al 10,5% (erano l’11,5% nel 2022). Entrambe le misure sono anche in netto miglioramento rispetto al 2019 (erano rispettivamente il 22,1% e il 13,3%), dopo essere peggiorate nel corso della pandemia.

Rapporto BES, miglioramenti non pervenuti in Sicilia

Un miglioramento generale che non si riflette sulla situazione dell’Isola. Gli indicatori segnalano infatti nelle regioni del Centro e del Nord in genere valori più alti della media nazionale, a indicare condizioni migliori di benessere in materia di istruzione e formazione. La Sicilia è l’ultima regione italiana (54,9%) per quota di diplomati sulla popolazione di 25-64 anni e ultima per popolazione laureata o con altri titoli terziari con il 21,8%, numero quasi dimezzato rispetto al Lazio. E ancora, la percentuale di giovani di 15-29 anni che non studiano né lavorano va dal 27,9% (un giovane ogni 4) in Sicilia all’8% (un giovane ogni 10) nella provincia autonoma di Bolzano.

Più in generale, rispetto agli indicatori forniti, la Sicilia risulta ultima regione d’Italia anche per partecipazione alla formazione continua o a eventi culturali fuori casa e competenza alfabetica e numerica adeguata, con quest’ultimo dato che ricalca ancor di più la drammaticità perché rilevato tra studenti in procinto di entrare al Liceo. Dei quindici rilevatori presenti nella tabella in questione, ben sette vedono la Sicilia all’ultimo posto in termini percentuali. E con i tagli al mondo della scuola e gli accorpamenti voluti dall’Unione Europea e approvati dal governo nazionale prima della ratifica del presidente Schifani, il trend intrapreso appare al momento lontano dall’essere ribaltato. Al pari di un’Isola che continua a correre in quello che, complice la siccità, rischia ben presto di divenire un deserto. E non soltanto culturale.

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