Sicilia, crescita economica del 9,3%: industria e agroalimentare trainano il Pil, ma restano le criticità

Sicilia, crescita economica del 9,3%: industria e agroalimentare trainano il Pil, ma restano le criticità

Sicilia, crescita economica del 9,3%: industria e agroalimentare trainano il Pil, ma restano le criticità

La Sicilia cresce e recupera terreno rispetto alle altre regioni italiane, ma la ripresa economica non basta ancora a superare i divari che frenano lo sviluppo dell’Isola. Tra il 2019 e il 2024 il Pil regionale è aumentato del 9,3%, un risultato che colloca la Sicilia ai vertici della classifica nazionale insieme al Trentino-Alto Adige. A fotografare questa evoluzione è il rapporto “Strategie e politiche per una Sicilia al centro del Mediterraneo, aperta, attrattiva e connessa”, presentato al Castello Utveggio di Palermo durante il Forum Act Tank Sicilia.

«La nostra regione sta recuperando terreno», ha dichiarato il presidente della Regione Renato Schifani. Il quadro che emerge dal rapporto, tuttavia, non è privo di contraddizioni. Alla crescita dell’industria, alla forza dell’agroalimentare e al ruolo sempre più rilevante del commercio si affiancano problemi strutturali ancora irrisolti: bassa occupazione femminile, numero elevato di Neet, fuga di giovani e laureati e carenze infrastrutturali.

Crescita economica in Sicilia, Schifani: «La regione sta recuperando terreno»

«Vogliamo una Sicilia sempre più competitiva, protagonista dello sviluppo del Mezzogiorno e del Mediterraneo», ha affermato Schifani durante la conferenza stampa. Il governatore ha richiamato anche il risanamento dei conti regionali, sottolineando il quinto giudizio di parificazione ottenuto in pochi mesi, che segna il passaggio «dal disavanzo all’avanzo di amministrazione».

Un risultato che, secondo l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo, deve diventare un punto di partenza. «È un dato che ci incoraggia, ma che ci richiama anche a una responsabilità precisa: trasformare questa crescita in sviluppo diffuso, nuove opportunità per le imprese e occupazione stabile», ha commentato.

Le potenzialità dell’Isola sono state riconosciute anche dal ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, intervenuto con un videomessaggio al Forum Ambrosetti di Palermo. «La Sicilia dispone di un patrimonio di risorse e di potenzialità che pochi territori in Europa possono vantare. Spetta alle istituzioni, a tutti i livelli di governo, creare le condizioni affinché queste opportunità si traducano in investimenti, crescita e occupazione stabile».

Pil della Sicilia in crescita: i dati dal 2019 al 2025

I numeri confermano il rafforzamento dell’economia regionale. Rispetto al periodo precedente alla pandemia, la crescita del Pil colloca la Sicilia al primo posto in Italia insieme al Trentino-Alto Adige. Anche il tasso di occupazione registra un incremento significativo: +14,9% tra il 2019 e il 2025, uno dei risultati migliori a livello nazionale.

Con un Pil pari a 111,7 miliardi di euro nel 2024, la Sicilia rappresenta l’ottava economia regionale italiana e la seconda del Mezzogiorno e delle Isole. Produce il 5,1% del Pil nazionale e il 22,8% di quello del Sud. Resta da capire come evolverà il quadro nel 2026, un anno condizionato anche dalle conseguenze delle tensioni internazionali degli ultimi mesi. Uno scenario che riguarda tutte le economie regionali, seppure con effetti e intensità differenti. Il rapporto evidenzia comunque il peso specifico della Sicilia nel sistema economico italiano e nel contesto euro-mediterraneo. L’Isola produce valore economico, sociale e culturale e mostra segnali di miglioramento in diversi settori.

Secondo il Tableau de Bord dell’Act Tank Sicilia, il 78% dei 50 indicatori analizzati è in miglioramento. Tra i risultati più significativi figurano la copertura della rete fissa ultraveloce, per la quale la regione è prima in Italia, e la spesa regionale in cultura e la quota di amministratori comunali under 40, entrambe al secondo posto.

La Sicilia si distingue anche per la produzione eolica, con il terzo posto nazionale, i transiti aeroportuali pro capite, al quarto, e il valore aggiunto dell’agroalimentare e dell’economia del mare, entrambi al quinto posto. Quinta posizione anche per la produzione fotovoltaica.

Industria siciliana, valore aggiunto in aumento del 39,3%

Uno dei segnali più evidenti della trasformazione economica riguarda il comparto industriale. Il sistema produttivo siciliano conta oggi 34 agglomerati industriali e 22 distretti produttivi. Tra il 2015 e il 2024 il valore aggiunto dell’industria è cresciuto del 39,3%.

Aumentano anche gli investimenti produttivi, sostenuti, secondo i dati presentati a Palermo, dalla Zes Unica e dal suo rafforzamento attraverso la Super Zes siciliana. Un percorso che punta a rendere il territorio più attrattivo per le imprese e a favorire nuovi insediamenti.

Export siciliano, il calo dei prodotti petroliferi e il boom dei trasporti

L’export rappresenta da sempre una componente importante dell’economia siciliana, anche grazie alla posizione geografica dell’Isola e alla varietà delle sue produzioni. Il Rapporto Strategico 2026, presentato durante la quarta edizione del Forum Act Tank Sicilia, restituisce però un quadro contrastante. Nel 2025 le esportazioni siciliane hanno raggiunto i 12 milioni di euro, registrando una flessione superiore al 10% rispetto all’anno precedente. A pesare è stato soprattutto il crollo delle vendite all’estero di coke e prodotti petroliferi.

Di segno opposto l’andamento della cantieristica, che ha contribuito alla forte crescita del comparto dei mezzi di trasporto: +394,6%. Un risultato che mostra come, anche all’interno dello stesso sistema produttivo, convivano settori in difficoltà e attività in forte espansione.

Economia del mare e agroalimentare trainano la Sicilia

Nonostante l’evoluzione del sistema produttivo, i comparti legati alla tradizione continuano a svolgere un ruolo centrale. Economia del mare e agroalimentare, insieme a meccatronica e Ict, rappresentano alcuni dei principali motori dello sviluppo regionale.

Le imprese legate alla cosiddetta economia blu sono 29.561: è il terzo dato più alto in Italia. La Sicilia si colloca inoltre al quarto posto per incidenza degli occupati nel settore e al quinto per peso sul valore aggiunto della filiera regionale.

Importanti anche i numeri del trasporto marittimo. L’Isola è prima in Italia per movimentazione delle merci nei porti, con 82,6 milioni di tonnellate, in aumento del 20,2% rispetto al 2024. Si trova inoltre al terzo posto per traffico crocieristico, con circa due milioni di passeggeri.

L’agroalimentare conferma il proprio peso strategico. La Sicilia è la prima regione italiana per numero di occupati nel comparto, con oltre 124.800 addetti, e per estensione della superficie vitata.

Infrastrutture in Sicilia, resta il ritardo della rete ferroviaria

Accanto ai risultati positivi, il rapporto mette in evidenza una contraddizione difficile da ignorare. La Sicilia è prima in Italia per movimentazione portuale delle merci, registra numeri importanti nel traffico passeggeri e si colloca al terzo posto per transiti aeroportuali. Eppure, le carenze infrastrutturali continuano a rappresentare un freno allo sviluppo.

La situazione più critica riguarda il trasporto ferroviario. La rete siciliana si estende per 1.370 chilometri, ma soltanto il 57,8% delle linee è elettrificato. L’80,7% dei tracciati è a binario unico e sull’Isola non esistono linee ad alta velocità.

Sul fronte degli investimenti, sono state previste risorse per oltre 2,3 miliardi di euro, distribuite in dieci principali linee di intervento. Gli obiettivi riguardano il sostegno all’innovazione, alla ricerca, alle infrastrutture per le imprese e all’internazionalizzazione.

Occupazione femminile e Neet, le principali criticità della Sicilia

La crescita del Pil e l’aumento dell’occupazione non hanno ancora risolto i problemi sociali che caratterizzano la regione. La Sicilia è penultima in Italia per occupazione femminile e presenta il tasso più alto di Neet a livello nazionale. Si tratta di giovani che non studiano, non lavorano e non partecipano a percorsi di formazione professionale.

Un altro elemento di preoccupazione riguarda la mobilità dei giovani e dei laureati. Le imprese guidate da under 35 rappresentano l’8,9% del totale regionale, ma questo dato positivo convive con una forte perdita di studenti universitari. Il saldo migratorio degli universitari è infatti negativo per 22.731 unità, un risultato che colloca la Sicilia al penultimo posto in Italia.

Il problema non riguarda soltanto la capacità di creare nuove attività economiche, ma anche quella di trattenere competenze e professionalità. Per rendere l’Isola un territorio in cui costruire il proprio futuro servono opportunità concrete, servizi e collegamenti adeguati.

La sfida riguarda anche le aree interne, spesso interessate da spopolamento e abbandono, ma ricche di risorse e potenzialità. Dai borghi ai territori montani, il rilancio della Sicilia passa anche dalla capacità di valorizzare questi luoghi e trasformarli in nuove occasioni di sviluppo.

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