La rottamazione dei tributi locali, introdotta dalla legge n. 199 del 30 dicembre 2025, è uno strumento che in teoria dovrebbe permettere ai contribuenti di regolarizzare le pendenze verso Comuni, Province e Regioni. In pratica la situazione è ancora avvolta nell'incertezza: mancano regole generali uniformi, ogni ente locale deve dotarsi di un proprio regolamento, e buona parte dei Comuni siciliani non si è ancora mossa.
Nel frattempo, per chi ha debiti verso l'Agenzia delle Entrate e l'INPS, la scadenza è imminente: l'istanza per la rottamazione — con abbuono di sanzioni, interessi di mora e aggio — va presentata entro il 30 aprile 2026. La condizione è che si tratti di somme nate da liquidazione (non da accertamento) e affidate all'Agente della Riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023.
Il nodo dei tributi locali: senza regolamento comunale non si può fare nulla
Per i tributi locali — principalmente IMU, TARI, imposta di soggiorno e addizionali — il quadro è completamente diverso. La legge 199/25 non prevede regole generali: spetta a ciascun Comune approvare un apposito regolamento, che deve stabilire il periodo temporale interessato, i termini, la modulistica e le modalità di pagamento. E per farlo il Comune deve avere il bilancio in regola e disporre delle risorse umane necessarie per gestire il carico di lavoro.
Un ulteriore nodo interpretativo riguarda i crediti già affidati all'Agenzia delle Entrate: la formulazione della legge sembrerebbe escluderli dalla rottamazione agevolata, ma l'Agenzia stessa avrebbe smentito questa lettura in via interpretativa. L'ANCI ha chiesto un chiarimento ufficiale. Nel frattempo la confusione regna, e i contribuenti non sanno se pagare interamente oppure attendere un regolamento che potrebbe anche non arrivare mai. Grandi città come Milano, Roma e Napoli non hanno ancora preso alcuna decisione.
Comuni siciliani in ordine sparso: chi ha approvato il regolamento
In Sicilia solo pochi Comuni hanno approvato il regolamento per la rottamazione dei tributi locali. Tra questi Agrigento, Cefalù, Polizzi Generosa, Avola e qualche altro, ciascuno con modalità diverse. Cefalù, per esempio, ha previsto la definizione solo per le somme non ancora affidate all'Agenzia delle Entrate, includendo anche quelle derivanti da accertamento — in deroga alla regola principale della rottamazione — e coprendo i periodi non regolarizzati fino al 31 dicembre 2025.
Palermo ha istituito un tavolo di lavoro per impostare la definizione e offrire supporto agli altri Comuni dell'area metropolitana, ma il regolamento non è ancora stato approvato. Il rischio concreto, se i Comuni non si uniformano, è quello di creare trattamenti differenziati tra cittadini di comuni diversi, con possibili conseguenze sul piano del contenzioso e della conformità costituzionale.
di Salvatore Forastieri
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