Mancava soltanto l’ufficialità. Le dimissioni di Federico Basile erano nell’aria da settimane e sono diventate realtà con le “comunicazioni alla città” annunciate e poi formalizzate nel corso di una conferenza stampa molto partecipata.
Una decisione politicamente dirompente, accompagnata subito dopo dall’annuncio della ricandidatura alla guida di Messina.
«Nel 2022 Cateno De Luca ha candidato Basile, oggi Federico Basile candida Basile», ha detto il primo cittadino tra applausi e ovazioni nel Salone delle Bandiere, gremito di amministratori, dirigenti, consiglieri e simpatizzanti del movimento Sud chiama Nord.
Una conferenza senza De Luca: il messaggio politico
Basile era solo al tavolo, senza Cateno De Luca al suo fianco. Un’assenza che ha assunto un chiaro significato comunicativo: la volontà di rimarcare una leadership autonoma, dopo anni in cui il sindaco è stato spesso percepito come figura subordinata al leader del movimento.
In sala erano presenti assessori, vertici delle partecipate, dirigenti comunali, consiglieri e molti aspiranti candidati nelle liste che Sud chiama Nord sta preparando in vista delle prossime elezioni.
Perché Basile si dimette: la perdita della maggioranza
Le dimissioni rappresentano il tassello finale di una strategia politica costruita nel tempo, anticipata dalle conferenze stampa settimanali dedicate al racconto dell’azione amministrativa dal 2018 in poi.
Basile ha rivendicato risultati su rifiuti, acqua, trasporti, risanamento e verde urbano, ma ha indicato il vero nodo politico: «Non c’è più l’agibilità politica per passare dalla fase del cambiamento a quella del rilancio della città»
Nel 2022 il sindaco poteva contare su 20 consiglieri comunali su 32. Oggi la maggioranza si è ridotta a 13, con la perdita di 7 consiglieri per dinamiche politiche e personali.
“Mi dimetto, ma mi ricandido”: l’annuncio ufficiale
Basile ha chiarito che le dimissioni non dipendono solo dai numeri in Aula. «I tempi lunghi di approvazione delle delibere – ha spiegato – non mi consentono di fare un salto di qualità. Ho sopportato troppo. La città non merita di essere tenuta sotto scacco».
Il sindaco ha escluso accordi con centrodestra o centrosinistra, definendoli soluzioni inutili per Messina. Da qui la scelta: fermarsi ora, tornare al voto e chiedere un nuovo mandato pieno. «Non è una rinuncia, ma un rilancio. Mi ricandido alla guida della città»
Cosa succede ora a Palazzo Zanca
Dal punto di vista amministrativo:
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le dimissioni diventeranno definitive tra 20 giorni;
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decadono giunta, esperti, capo di gabinetto e direttore generale;
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la Regione nominerà un commissario straordinario;
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il Consiglio comunale resta in carica per gli atti indifferibili;
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i Cda delle partecipate non decadono automaticamente, ma possono essere sostituiti dal commissario;
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restano in carica i direttori generali delle partecipate, in quanto dipendenti delle aziende.
Le reazioni politiche: critiche e attacchi
Tra le voci più critiche quella di Marcello Scurria (Rete Civica Partecipazione), che parla di una scelta dettata da strategie personali e di gruppo, lontane dagli interessi della città. Secondo Scurria, si sarebbe trattato di una messa in scena politica, con una narrazione distante dalla realtà quotidiana dei messinesi.
Durissima anche la nota congiunta del centrodestra regionale (FdI, FI, Lega, Mpa, Noi Moderati, Dc), che definisce le dimissioni «assurde e inopinate», attribuendole a un capriccio politico di Cateno De Luca. Nel mirino anche il tempismo: una nuova fase commissariale arriva subito dopo l’emergenza del ciclone Harry. Il centrodestra, intanto, annuncia una candidatura unitaria per la guida di Messina.
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