Nomine partecipate Messina, è scontro: costi dei Cda e 15 candidati di Basile su 18

Nomine partecipate Messina, è scontro: costi dei Cda e 15 candidati di Basile su 18

Nomine partecipate Messina, è scontro: costi dei Cda e 15 candidati di Basile su 18

Più poltrone, più costi e una domanda politica che pesa sulle nuove nomine. A Messina la partita sulle partecipate comunali è appena cominciata e l'opposizione ha già messo nel mirino le scelte del sindaco Federico Basile. Da una parte c'è il passaggio dagli amministratori unici ai Consigli di amministrazione, che secondo il gruppo Scurria Sindaco farebbe salire il costo degli organi societari da circa 288 mila euro a quasi 700 mila euro l'anno. Dall'altra c'è il dato sollevato dal Pd: 15 dei 18 designati risultano candidati nelle liste che hanno sostenuto Basile alle amministrative del 2026.

Sono questi i due fronti sui quali si concentra la protesta delle opposizioni. E il tempismo rende il caso ancora più delicato: le partecipate gestiscono pezzi essenziali della vita quotidiana della città, dall'acqua al trasporto pubblico, dai rifiuti ai servizi sociali, fino al risanamento e al patrimonio pubblico.

Il Comune, intanto, ha avviato il nuovo assetto della governance. L'8 settembre Basile ha individuato i componenti dei nuovi Cda di AMAM, ATM, Messinaservizi Bene Comune e Patrimonio Messina. Le nomine formali dei quattro organi dovranno essere deliberate dalle rispettive assemblee dei soci. Per Messina Social City e A.Ris.Me. i nuovi componenti dei Cda saranno invece nominati con decreto sindacale.

Partecipate Messina, da 288 mila a quasi 700 mila euro: la denuncia di Scurria

È soprattutto il conto della nuova governance a far scattare la polemica di Marcello Scurria, Pippo Capurro e Simona Contestabile. Il gruppo consiliare sostiene che la sostituzione degli amministratori unici con organi collegiali porti la spesa complessiva per gli organi societari da circa 288 mila euro a quasi 700 mila euro l'anno. Un incremento superiore ai 400 mila euro che, secondo l'opposizione, deve essere spiegato soprattutto alla luce del percorso di riequilibrio finanziario del Comune.

La contestazione non riguarda quindi soltanto il numero degli incarichi, ma la coerenza della scelta con il risanamento dei conti pubblici.

La domanda posta dal gruppo Scurria è diretta: perché passare dall'amministratore unico al Cda? Quale esigenza organizzativa o gestionale rende necessario un organo collegiale se questo comporta un aumento così consistente della spesa? «Non basta nominare. Bisogna spiegare perché», è in sostanza la linea dell'opposizione, che chiede all'amministrazione di chiarire anche come l'aumento dei costi possa conciliarsi con gli obiettivi del piano di riequilibrio.

Il Pd: “15 nomine su 18 arrivano dalle liste di Basile”

C'è poi l'altra questione, quella che rischia di avere un peso politico ancora maggiore. Il Partito democratico ha incrociato i 18 nominativi con le candidature alle elezioni comunali del 2026 e sostiene che 15 dei 18 prescelti erano candidati nelle liste a sostegno di Basile. Il dato emerge dopo una procedura alla quale, secondo il Pd, hanno partecipato oltre 550 candidati, chiamati a presentare curricula, titoli ed esperienze professionali per i 18 incarichi disponibili.

Ed è proprio qui che il Pd pone la domanda: a cosa sono serviti gli altri curricula?

I consiglieri democratici Alessandro Russo, Antonella Russo e Mariella Perrone precisano di non voler mettere preventivamente in discussione le competenze professionali dei nominati. Il problema, sostengono, riguarda piuttosto il metodo della selezione e la sovrapposizione tra la competizione elettorale e le successive nomine.

La critica è quindi politica, non un'accusa di illegittimità delle designazioni: il potere di nomina del sindaco, ricordano gli stessi democratici, è previsto dalla legge. Il punto contestato è la credibilità di una procedura pubblica che, dopo centinaia di candidature, porta in larga parte a scegliere persone che erano appena state candidate nella coalizione del sindaco.

Da AMAM ad ATM: ecco i nuovi vertici

Nel dettaglio, per AMAM il Comune ha indicato Salvatore Saglimbeni come presidente, con Maria Fernanda Gervasi e Giovanni Donato come componenti del Cda.

Per ATM la presidenza è stata affidata a Chiara Sterrantino, affiancata da Claudia Brudetto e Salvatore Mangano.

A guidare Messinaservizi Bene Comune sarà Vincenzo Ciraolo, con Giovanna Crifò e Giovanni Scopelliti nel Consiglio di amministrazione.

Per Patrimonio Messina il presidente indicato è Francesco Romano, insieme a Claudia Lo Cascio e Vincenzo Calabrò.

Per Messina Social City il nuovo Cda è composto da Francesco Giorgio, Francesca Guadagna e Andrea Ipsaro Passione, mentre per A.Ris.Me. sono stati individuati Massimo Rizzo, Giovanna Sciuto e Domenico Quartarone.

Il Comune ha precisato che, per le quattro società partecipate, si tratta ancora del percorso che precede la formale nomina da parte delle assemblee dei soci. Fino a quel momento restano in carica gli amministratori unici dimissionari, secondo quanto previsto dagli statuti.

Il caso ATM e le polemiche sulla scelta dei Cda

La partita sulle nomine è stata accompagnata anche da un'altra vicenda significativa. La presidenza di ATM sembrava inizialmente orientata verso l'ex vicesindaco Salvatore Mondello, ma la candidatura si è scontrata con i vincoli derivanti dalla normativa sui servizi pubblici locali e dalle indicazioni dell'Anac. Alla fine la scelta è caduta su Chiara Sterrantino. Il nuovo assetto, dunque, arriva dopo settimane di trattative e di riposizionamenti, rendendo ancora più evidente il peso politico della partita.

Non si tratta, del resto, di società marginali. AMAM gestisce il servizio idrico, ATM la mobilità, Messinaservizi il ciclo dei rifiuti, mentre Patrimonio Messina opera sulla gestione e valorizzazione del patrimonio pubblico. Messina Social City e A.Ris.Me. intervengono rispettivamente nell'area dei servizi sociali e nel risanamento urbano.

Nomine e costi: ora Basile deve rispondere alle opposizioni

La maggioranza può rivendicare il diritto di scegliere i vertici delle società comunali e il sindaco ha presentato il nuovo assetto come un passaggio necessario per dare continuità ed efficienza ai servizi. Ma le critiche sollevate dalle opposizioni aprono due questioni che difficilmente potranno essere liquidate come semplice scontro politico.

La prima riguarda i costi della politica. Se la spesa per gli organi delle partecipate passasse davvero da 288 mila a quasi 700 mila euro, il Comune dovrebbe spiegare perché questo aumento sia necessario e come si concili con il riequilibrio finanziario. Il dato è al centro della denuncia di Scurria, Capurro e Contestabile e richiede una risposta nel merito.

La seconda riguarda invece la trasparenza delle scelte. Se, come sostiene il Pd, 15 dei 18 nominati erano candidati nelle liste che sostenevano Basile, l'amministrazione dovrà chiarire quali criteri abbiano portato a privilegiare quei profili tra oltre 550 candidature. Ed è proprio qui che si misura la credibilità dell'operazione. Non basta sostenere che i nominati siano competenti, così come non basta contestarne la provenienza politica. Servono criteri verificabili e risultati misurabili.

Perché le partecipate non sono soltanto caselle da riempire dopo una campagna elettorale. Sono le società attraverso cui il Comune gestisce servizi che incidono ogni giorno sulla vita dei messinesi. E se il conto degli incarichi aumenta, mentre ai cittadini vengono chiesti sacrifici sul fronte fiscale, la domanda dell'opposizione diventa inevitabile: chi paga il prezzo delle nuove scelte?

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