La manovra correttiva della Sicilia entra nella fase decisiva. Dopo l’intesa raggiunta tra il governo Schifani e i capigruppo della maggioranza all’Ars, il provvedimento si prepara ad approdare in Aula. L’esame dovrebbe partire a ottobre, con una disponibilità complessiva superiore ai 600 milioni di euro. Una parte delle risorse, circa 200 milioni, è destinata alle proposte dei partiti della maggioranza e proprio su questo capitolo si concentra lo scontro politico.
Tra i punti più discussi c’è il nuovo Fit, Fondo Iniziative Territoriali, pensato per finanziare interventi sul territorio. Secondo quanto emerso dall’accordo di maggioranza, almeno 50 milioni dovrebbero essere destinati a Comuni ed enti ecclesiastici, con una quota di almeno il 20% assegnata attraverso un bando regionale.
Il Movimento 5 Stelle contesta però il metodo di distribuzione delle risorse. Il capogruppo all’Ars Antonio De Luca parla di un sistema che, a suo giudizio, riproporrebbe le cosiddette “mancette” già contestate in passato.
Manovra Sicilia 2026, l’attacco di Antonio De Luca
“Di buono in questa manovra? C’è solo il fatto che sarà la penultima di Schifani. Non dovevano esserci le mancette e invece eccole di nuovo là, gli hanno cambiato solo il nome”, ha dichiarato De Luca il 25 settembre. Il capogruppo del M5S contesta in particolare il nuovo Fondo Iniziative Territoriali: “Le chiamano Fit, cambia poco: servono ai deputati non ai siciliani”, sostiene, richiamando anche la posizione assunta da Noi Moderati, che ha preso le distanze dal meccanismo di distribuzione delle risorse.
La questione riguarda quindi il metodo con cui saranno assegnati i fondi, più che il nome dello strumento. Una distinzione sottolineata anche da Marianna Caronia, che ha spiegato al QdS come il problema, a suo giudizio, non sia il Fit in sé, ma il sistema di spartizione del pacchetto da 200 milioni. Le risorse dovrebbero essere indirizzate verso grandi ambiti di intervento, tra cui sanità, agricoltura, infrastrutture, giovani e innovazione delle imprese, con attenzione anche all'intelligenza artificiale.
Sanità e liste d’attesa, la battaglia del M5S
Nel mirino di De Luca c’è anche la sanità siciliana, con particolare riferimento alle liste d’attesa. “A proposito di sanità, che risultati sono stati raggiunti per il contrasto alle liste d’attesa con gli stanziamenti disposti dalle norme approvate ad agosto dell’anno scorso dall’Ars?”, chiede il deputato. Secondo De Luca, la relazione semestrale prevista dalla legge da parte dell’assessore alla Salute non avrebbe prodotto, sul piano della comunicazione pubblica, un quadro soddisfacente dei risultati.
Il tema resta dunque al centro del confronto sulla manovra. Da una parte il governo regionale ha inserito la riduzione delle liste d’attesa tra le priorità della propria programmazione; dall’altra l’opposizione chiede di verificare concretamente l'effetto delle risorse già stanziate. La Regione, nel presentare le proprie misure finanziarie, ha indicato proprio la sanità tra gli ambiti sui quali concentrare gli interventi.
Manovra regionale, dal caro energia alla scuola
Il confronto tra maggioranza e opposizione non riguarda soltanto la distribuzione dei fondi territoriali. De Luca indica infatti una serie di interventi che il Movimento 5 Stelle vorrebbe inserire nella manovra. Tra le proposte figurano il contrasto al caro energia, l’efficientamento energetico degli edifici scolastici, l’edilizia scolastica e il reclutamento dei pedagogisti. Il M5S chiede inoltre interventi per la stabilizzazione degli Asu del privato sociale e nuove misure contro le liste d’attesa.
Tra le proposte avanzate dal gruppo parlamentare ci sono anche un bonus carburanti e un bonus salute destinati alle famiglie in maggiore difficoltà, per contribuire alle spese relative a visite mediche, esami e farmaci. Si tratta, in questo caso, di proposte dell'opposizione e non di misure già approvate dalla manovra.
Il nodo dei 200 milioni e il ruolo dei Comuni
Il punto centrale dello scontro resta quindi quello dei 200 milioni destinati alle proposte dei partiti. Secondo l’intesa raggiunta dalla maggioranza, una parte delle risorse dovrebbe confluire nel nuovo Fit, mentre una quota sarà accessibile attraverso procedure aperte agli enti territoriali. L’obiettivo dichiarato è evitare che tutte le risorse siano legate alla presenza di un deputato di riferimento.
È proprio su questo passaggio che si concentra la critica del Movimento 5 Stelle. De Luca sostiene che i finanziamenti ai Comuni debbano essere assegnati sulla base di criteri oggettivi e verificabili, evitando una distribuzione legata alle singole richieste dei parlamentari. La discussione, dunque, non è soltanto sull'entità delle risorse disponibili, ma soprattutto sulle modalità con cui saranno individuati gli interventi da finanziare. Ed è su questo terreno che la manovra correttiva si prepara ad affrontare il passaggio più delicato all’Ars.
Con l’accordo raggiunto il 24 settembre, il testo dovrebbe essere licenziato dalla commissione Bilancio entro il primo ottobre e arrivare in Aula il 5 ottobre, con l’obiettivo di arrivare all’approvazione tra l’8 e il 10 ottobre.
di Mauro Seminara
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