Economia sommersa in Italia: 185 miliardi, il peso del Sud e il caso Sicilia

Economia sommersa in Italia: 185 miliardi, il peso del Sud e il caso Sicilia

Economia sommersa in Italia: 185 miliardi, il peso del Sud e il caso Sicilia

C'è una parte dell'economia italiana che produce ricchezza, genera reddito e occupazione, ma rimane fuori dai circuiti ufficiali. È il sommerso economico, un fenomeno che comprende soprattutto ricavi non dichiarati, lavoro irregolare e altre attività legali sottratte alla rilevazione statistica e fiscale.

Gli ultimi dati disponibili dell'Istat, riferiti al 2023 e pubblicati nel 2025, mostrano dimensioni ancora molto rilevanti. Il valore aggiunto prodotto dalla sotto-dichiarazione e dal lavoro irregolare ha raggiunto 185,3 miliardi di euro, pari all'8,6% del Pil. Se si considera invece l'intera economia non osservata, che comprende anche le attività illegali e altre componenti del sommerso, il valore sale a 217,5 miliardi di euro, equivalenti al 10,2% del Pil nazionale.

Il fenomeno riguarda quindi una quota consistente dell'economia italiana e continua ad avere effetti sul gettito fiscale, sulla contribuzione previdenziale e sulle tutele dei lavoratori.

Economia sommersa, il lavoro irregolare resta una componente centrale

Il sommerso non coincide soltanto con il lavoro nero. L'Istat considera diverse componenti, tra cui la sotto-dichiarazione dei risultati economici delle imprese, l'impiego di lavoro irregolare, i fitti non dichiarati e altre forme di mancata rilevazione.

Nel 2023 il valore aggiunto collegato alla sotto-dichiarazione è cresciuto del 6,6%, mentre quello prodotto dal lavoro irregolare è aumentato dell'11,3%. Proprio il lavoro irregolare ha registrato una delle dinamiche più significative, con 3 milioni e 132 mila unità di lavoro irregolari, oltre 145 mila in più rispetto al 2022.

Il dato rende evidente che il problema non riguarda soltanto le entrate dello Stato. Dietro il lavoro non regolare ci sono infatti minori contributi previdenziali, minori tutele contrattuali e una maggiore esposizione dei lavoratori a condizioni di vulnerabilità.

Il Mezzogiorno concentra il peso maggiore dell'economia non osservata

Il divario territoriale resta uno degli aspetti più significativi. Nel 2023 l'economia non osservata pesa per il 16,5% del valore aggiunto nel Mezzogiorno, contro l'11,8% del Centro, il 9,3% del Nord-Est e l'8,9% del Nord-Ovest. La differenza diventa ancora più evidente quando si guarda alla componente del lavoro irregolare. Nel Mezzogiorno rappresenta il 6,5% del valore aggiunto, mentre nel Nord-Ovest si ferma al 3% e nel Nord-Est al 3,1%. Anche la sotto-dichiarazione presenta un'incidenza più elevata nel Sud, dove raggiunge il 7,6%.

Il dato va però letto anche in termini assoluti. Una parte consistente dell'economia non osservata si trova nelle aree economicamente più grandi del Paese. Il suo peso relativo, però, è maggiore nel Mezzogiorno perché viene rapportato a un valore aggiunto complessivo più contenuto.

Sicilia, il lavoro irregolare pesa più che nel resto del Paese

La Sicilia si inserisce in questo quadro con un'incidenza particolarmente significativa del lavoro irregolare. Nel 2023 questa componente rappresentava il 6,4% del valore aggiunto regionale, un dato superiore alla media nazionale del 4%. È un elemento importante perché consente di leggere il fenomeno oltre il semplice dato sull'evasione fiscale. Il sommerso riguarda infatti anche il mercato del lavoro e la capacità di garantire occupazione regolare, contributi e diritti.

Le informazioni più recenti confermano inoltre che il problema del lavoro irregolare è particolarmente presente nei settori a maggiore intensità di lavoro. Secondo l'Istat, nel 2023 il tasso di irregolarità è risultato particolarmente elevato nel terziario, con punte molto alte negli altri servizi alla persona, e in agricoltura, silvicoltura e pesca, dove ha raggiunto il 17,6%.

Dal Nord al Sud cambia soprattutto il peso sul valore aggiunto

Il confronto territoriale permette di evitare una lettura semplicistica del fenomeno. Non significa infatti che il sommerso sia assente nelle regioni settentrionali. Anzi, una parte importante dell'economia non osservata si concentra proprio nel Nord, dove il sistema produttivo è più grande. La differenza emerge soprattutto quando si rapportano i valori alla ricchezza prodotta nei singoli territori.

Nel Nord-Ovest l'economia non osservata incide per l'8,9% del valore aggiunto, mentre nel Nord-Est raggiunge il 9,3%. Nel Centro sale all'11,8% e nel Mezzogiorno arriva al 16,5%. È quindi il rapporto con la dimensione dell'economia locale a rendere particolarmente evidente il problema nel Sud.

Lombardia, un peso elevato in termini assoluti

Il caso delle regioni settentrionali mostra perché sia necessario distinguere tra valore assoluto e incidenza percentuale. Una regione come la Lombardia può presentare un volume economico sommerso significativo proprio per le dimensioni della sua economia, pur mantenendo un'incidenza relativamente più contenuta sul valore aggiunto complessivo.

I dati territoriali Istat mostrano infatti che nel 2023 la Lombardia presenta un'incidenza dell'economia non osservata sul valore aggiunto nettamente inferiore a quella del Mezzogiorno. Anche sul fronte del lavoro irregolare il dato lombardo, pari al 2,8%, è molto più contenuto rispetto al 6,4% registrato in Sicilia.

Economia sommersa, una questione che riguarda anche la crescita

L'economia sommersa non rappresenta soltanto un problema fiscale. Il suo peso si riflette sulla qualità della crescita economica, sulla concorrenza tra imprese e sulla protezione dei lavoratori. Un'impresa che non dichiara una parte dei propri ricavi o utilizza lavoro irregolare può infatti operare con costi differenti rispetto a chi rispetta integralmente gli obblighi fiscali, contributivi e contrattuali. Allo stesso tempo, il mancato versamento di imposte e contributi riduce le risorse disponibili per finanziare servizi e politiche pubbliche.

Nel 2023 l'economia non osservata nel suo complesso è cresciuta del 7,5%, raggiungendo 217,5 miliardi di euro. L'incidenza sul Pil è salita leggermente, dal 10,1% del 2022 al 10,2%. Il dato più aggiornato restituisce quindi un'immagine precisa: il sommerso continua a rappresentare una componente strutturale dell'economia italiana. E il suo peso, soprattutto nel Mezzogiorno e in Sicilia, rimane uno degli elementi che più segnano le differenze territoriali del Paese.

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