La sfida della depurazione in Sicilia entra in una nuova fase, con centinaia di milioni di euro già destinati agli interventi e altri finanziamenti in arrivo. Il problema, adesso, è trasformare le risorse disponibili in cantieri e infrastrutture capaci di risolvere le criticità che da anni interessano diversi territori dell'Isola.
A fare il punto è Fabio Fatuzzo, commissario straordinario unico per la depurazione e il riuso delle acque reflue, il cui incarico è stato prorogato per altri tre anni. Secondo quanto dichiarato al QdS.it, sono già stati assegnati lavori per 300 milioni di euro, mentre altri 200 milioni dovrebbero essere destinati a nuove opere. L'obiettivo indicato dal commissario è ottenere risultati ambientali significativi entro tre anni dall'apertura dei cantieri.
Tra le situazioni più complesse c'è quella dell'area etnea. Catania e i Comuni della riviera acese devono fare i conti con un sistema fognario che presenta ancora numerose criticità. I reflui dovrebbero essere convogliati attraverso le condotte cittadine fino al depuratore di Pantano d'Arci, ma per arrivare a questo risultato servono interventi sulle reti esistenti e il potenziamento dell'impianto.
Depurazione a Catania, i problemi del vecchio e del nuovo allacciante
Il sistema fognario del capoluogo etneo presenta problemi che si sono accumulati nel corso degli anni. Le due principali condotte, il vecchio e il nuovo allacciante, mostrano condizioni che rischiano di compromettere il regolare trasferimento dei reflui verso il depuratore.
Nel vecchio allacciante, che attraversa alcune delle aree storiche della città, si segnalano accumuli di sabbia vulcanica che riducono la capacità di deflusso. Il nuovo allacciante, che passa anche lungo la Circonvallazione, presenta invece criticità legate in alcuni tratti alla presenza delle radici degli alberi, che ostacolano il passaggio dei liquami.
Sono problemi che riguardano direttamente anche il funzionamento del collettore fognario di Acicastello, progettato per trasportare i reflui della riviera acese fino al depuratore di Pantano d'Arci. L'opera, realizzata con un investimento pubblico di circa 20 milioni di euro, deve ancora superare alcuni passaggi prima di poter entrare pienamente in funzione.
Collettore di Acicastello, nessun ricorso e nuove prospettive per i lavori
Sul futuro del collettore è arrivato un aggiornamento importante. Fatuzzo ha spiegato che, entro il 31 ottobre, non è stato presentato alcun ricorso da parte di Sie contro la determina del 30 giugno dell'Ati idrico, che ha revocato la convenzione ed estromesso il socio privato dalla gestione del servizio idrico provinciale.
Secondo il commissario, questo passaggio consente di proseguire con le attività necessarie. La struttura commissariale ritiene che la gestione dell'opera debba spettare alla Regione, in quanto ente che l'ha realizzata. Resta comunque da definire il quadro operativo e organizzativo per arrivare all'attivazione del collettore.
Fatuzzo ha inoltre annunciato un incontro con il sindaco di Catania Enrico Trantino, con i dirigenti comunali e con i vertici di Sidra. L'obiettivo è pianificare gli interventi e utilizzare i 90 milioni di euro residui destinati alla depurazione del capoluogo, con particolare attenzione al depuratore di Pantano d'Arci.
Pantano d'Arci, 90 milioni per potenziare il depuratore
Il depuratore di Pantano d'Arci rappresenta un passaggio fondamentale per risolvere le criticità della rete fognaria catanese e consentire il collegamento con il collettore di Acicastello. Per questo Fatuzzo intende destinare parte delle risorse disponibili al potenziamento e all'efficientamento dell'impianto, in modo da renderlo capace di trattare tutti i reflui che dovranno arrivare dalla città e dalla riviera acese. Il progetto dovrà quindi procedere insieme agli interventi sulle condotte. Non basterebbe, infatti, attivare il collettore se la rete cittadina non fosse in grado di convogliare correttamente i liquami verso il depuratore.
Un primo intervento da circa 30 milioni di euro riguarda proprio le opere urgenti sulle condotte. Secondo quanto riferito dal commissario, gli uffici di Sidra stanno verificando le offerte presentate e l'iter potrebbe concludersi nelle prossime settimane.
Riciclo delle acque depurate, il progetto per agricoltura e industria
Accanto alla realizzazione delle reti fognarie e al potenziamento degli impianti, la strategia della struttura commissariale punta anche sul riutilizzo delle acque depurate. L'obiettivo è recuperare una risorsa che, dopo un trattamento adeguato, potrebbe essere utilizzata per diversi scopi. Tra questi figurano l'irrigazione dei terreni agricoli, le attività industriali e alcuni servizi pubblici, come la pulizia delle strade.
Il riuso consentirebbe di ridurre il consumo di acqua potabile e di limitare la pressione sulle risorse idriche disponibili, un tema particolarmente importante per una regione che deve affrontare periodi ricorrenti di siccità. Il progetto si inserisce in una strategia più ampia. A livello nazionale, secondo i dati richiamati dal ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, viene recuperato soltanto il 5-6% delle acque reflue prodotte ogni anno.
Depurazione in Sicilia, i cantieri da Augusta a Niscemi
Gli interventi interessano numerosi centri dell'Isola e si trovano in fasi differenti, tra lavori già avviati, gare in corso e procedure ancora da completare. Ad Augusta si attende la decisione del Consiglio di giustizia amministrativa sull'appello presentato da Aretusa Acque contro il Comune. A Vittoria, invece, il progetto che comprende depuratore e collettamento dovrebbe arrivare in gara nei prossimi mesi.
Sono già in gara gli impianti di Scordia, Militello e Palagonia, mentre per Adrano e Caltagirone il commissario ha annunciato l'imminente avvio delle procedure. A Palermo e Trapani i progetti proseguono, anche se alcune difficoltà sono legate al fallimento di imprese affidatarie.
Nel Messinese i lavori sono già cominciati a Messina, mentre a Capo d'Orlando, Patti e Gioiosa Marea le procedure sono in fase di definizione. A Cesarò è stata avviata la gara e a Ragusa gli interventi sono in corso. A Gela le opere sono in fase di realizzazione, mentre a Niscemi la struttura commissariale sta accelerando le attività.
Il quadro restituisce una situazione articolata, con opere che procedono a velocità diverse e passaggi amministrativi ancora da completare. I 300 milioni di lavori già assegnati e i 200 milioni annunciati rappresentano una disponibilità importante, ma il risultato dipenderà dalla capacità di portare a termine le procedure e rendere operative le infrastrutture.
Depurazione, la Sicilia prova a recuperare il ritardo infrastrutturale
La questione non riguarda soltanto il rispetto delle norme ambientali e il superamento delle procedure di infrazione europee. Un sistema di depurazione efficiente è indispensabile per proteggere il mare, le coste e le risorse idriche, oltre che per sostenere lo sviluppo turistico ed economico dei territori.
Per Catania, in particolare, la priorità resta risolvere il collegamento tra le reti cittadine, il collettore di Acicastello e il depuratore di Pantano d'Arci. Un sistema che dovrà funzionare nel suo insieme, senza lasciare irrisolti i problemi delle singole infrastrutture.
La proroga dell'incarico di Fatuzzo per altri tre anni garantisce continuità alla struttura commissariale, ma la vera verifica sarà rappresentata dall'avanzamento dei cantieri e dalla conclusione delle opere. La Sicilia attende da decenni il superamento delle proprie carenze nella depurazione: la sfida adesso è passare dai finanziamenti ai risultati concreti per l'ambiente e per i cittadini.
Lascia una risposta