Piste ciclabili in Sicilia, poche infrastrutture e sicurezza a rischio

Piste ciclabili in Sicilia, poche infrastrutture e sicurezza a rischio

Piste ciclabili in Sicilia, poche infrastrutture e sicurezza a rischio

Le città dovrebbero essere luoghi in cui muoversi in sicurezza, indipendentemente dal mezzo scelto. Eppure, in molte aree urbane italiane, lo spazio pubblico continua a essere organizzato soprattutto intorno alle automobili, lasciando pedoni e ciclisti esposti ai rischi del traffico. Una criticità particolarmente evidente nel Sud Italia, dove la carenza di infrastrutture dedicate si accompagna spesso a una gestione della viabilità che fatica a conciliare le esigenze di tutti.

In Sicilia, il problema riguarda soprattutto i due principali centri urbani dell'Isola, Catania e Palermo. Le piste ciclabili esistenti sono ancora insufficienti rispetto alle necessità della mobilità cittadina, mentre nuovi progetti, ritardi nei cantieri e rinunce ai finanziamenti alimentano il dibattito sulla possibilità di rendere le strade più sicure. Una questione che non riguarda soltanto chi si sposta in bicicletta, ma anche la qualità della vita, la sostenibilità ambientale e l'organizzazione degli spazi urbani.

Incidenti stradali e ciclisti, i numeri di una situazione preoccupante

Il bilancio delle vittime della strada continua a richiamare l'attenzione sulla necessità di proteggere gli utenti più vulnerabili. Secondo i dati dell'Osservatorio Asaps, nel 2025 in Italia sono morti 222 ciclisti in incidenti stradali. Nel 2026, dal primo gennaio al 6 ottobre, i decessi sono già stati 183. Sommando i due periodi, le vittime raggiungono quota 405, di cui 19 in Sicilia.

Numeri che evidenziano quanto sia importante investire non soltanto nella realizzazione di nuove piste ciclabili, ma anche nella qualità e nella sicurezza delle infrastrutture. Una rete ciclabile deve essere progettata secondo adeguati standard di sicurezza, evitando interruzioni pericolose, incroci critici e situazioni in cui le biciclette si trovano a condividere spazi poco protetti con i mezzi a motore.

A determinare i rischi concorrono diversi fattori: l'inadeguatezza di alcune strade, la scarsa attenzione degli automobilisti e l'occupazione degli spazi riservati alle due ruote. Una combinazione che può avere conseguenze drammatiche, come dimostrano i recenti incidenti.

Tra i casi più gravi figura quello del bambino di sette anni investito e ucciso a Torino mentre pedalava con il padre lungo una corsia ciclabile, diretto a scuola. In Sicilia, a Palermo, lo scorso 29 settembre un ciclista di 36 anni ha perso la vita dopo essere rimasto schiacciato da un mezzo pesante all'incrocio tra via Belgio e viale Strasburgo. Sempre nel capoluogo siciliano, a febbraio, un uomo di 55 anni è morto dopo essere stato investito da una motrice mentre percorreva in bicicletta via Francesco Crispi. Episodi diversi, accomunati dalla necessità di rendere le strade più sicure e di garantire una maggiore protezione a chi sceglie di spostarsi senza automobile.

Mobilità sostenibile, i vantaggi per ambiente ed economia

La costruzione di nuove piste ciclabili rappresenta uno degli strumenti per promuovere una mobilità urbana più sostenibile. Se progettate in modo coerente e collegate tra loro, queste infrastrutture possono favorire l'utilizzo della bicicletta, ridurre la dipendenza dall'automobile e contribuire a migliorare la vivibilità dei quartieri.

I benefici non riguardano soltanto la sicurezza stradale. Ridurre gli spostamenti in auto significa anche contenere le emissioni di CO2, limitare il traffico e diminuire l'occupazione dello spazio pubblico da parte dei veicoli. A questo si aggiunge il vantaggio economico per i cittadini, che possono ridurre le spese per carburante, manutenzione e gestione dell'automobile. Un aspetto particolarmente rilevante in una fase caratterizzata da tensioni internazionali e oscillazioni dei prezzi energetici. La bicicletta può diventare un'alternativa concreta per molti spostamenti quotidiani, a condizione che esistano percorsi sicuri, continui e facilmente accessibili.

In Italia, tuttavia, la distribuzione delle infrastrutture ciclabili resta fortemente disomogenea. Secondo i dati Istat riferiti al 2024, nel Mezzogiorno si contano poco più di 617 chilometri di piste ciclabili, contro quasi 4.390 chilometri nelle regioni settentrionali. Un divario significativo che evidenzia le difficoltà del Sud nel recuperare terreno sul fronte della mobilità sostenibile. Anche le principali città siciliane risentono di questa situazione, sebbene con differenze importanti tra Catania e Palermo.

Catania, poche piste ciclabili e oltre 8 milioni di euro revocati

Catania resta una delle città siciliane in cui la mobilità ciclistica deve affrontare le maggiori criticità. Nel 2024, secondo Istat, il capoluogo etneo disponeva di 23 chilometri di percorsi ciclabili. A questi si aggiungono almeno altri due chilometri della pista ciclopedonale tra via Dusmet e il faro Biscari, inaugurata nel settembre 2025.

Il dato rappresenta un miglioramento rispetto al 2021, quando la rete risultava ferma a otto chilometri. Nonostante i progressi, Catania rimane distante da numerose altre città del Mezzogiorno: Foggia dispone di 37 chilometri di piste ciclabili, Bari di 41,3 e Cagliari di 44.

Il potenziamento della rete sarebbe particolarmente importante anche alla luce dell'elevato numero di automobili presenti sulle strade cittadine. Con 837 autovetture ogni mille abitanti, Catania registra il più alto tasso di motorizzazione tra i capoluoghi italiani. Un valore superiore a quello di Roma, dove si contano 688 auto ogni mille abitanti, e Milano, che si ferma a 586. Eppure, proprio sul fronte delle infrastrutture ciclabili, l'amministrazione comunale ha deciso di rinunciare a una parte delle risorse disponibili. Alla fine di settembre, un decreto dell'assessorato regionale alle Infrastrutture ha disposto la revoca di oltre 8 milioni di euro destinati al progetto Reti della mobilità dolce.

La decisione deriva dalla rinuncia del Comune di Catania ai finanziamenti del Programma operativo complementare (POC) 2014-2020. In una nota del 27 luglio, il sindaco Enrico Trantino aveva comunicato che l'amministrazione non avrebbe realizzato il progetto, motivando la scelta con «la numerosità dei cantieri in atto, altamente impattanti sulla viabilità del Comune di Catania».

Tra le ragioni indicate nel decreto figura anche la presenza di altri interventi per la mobilità dolce finanziati attraverso il PNRR e considerati in fase di completamento. Il riferimento è al progetto da cinque milioni di euro, finanziato nell'ambito di NextGenerationEU, che punta a rafforzare la mobilità ciclistica collegando le sedi universitarie con le stazioni e i principali nodi di interscambio della città.

L'avanzamento finanziario dell'intervento, tuttavia, solleva interrogativi sulla capacità di completare le opere previste. Secondo il monitoraggio disponibile al 13 giugno 2026, i pagamenti relativi ai progetti PNRR per le piste ciclabili catanesi ammontavano a circa 1,4 milioni di euro sui cinque milioni complessivi, pari al 28,2% delle risorse disponibili.

La rinuncia ai finanziamenti POC e lo stato di avanzamento degli altri interventi pongono quindi una questione centrale: capire se le opere già programmate saranno sufficienti a colmare il ritardo accumulato dalla città sul fronte della mobilità ciclistica.

Palermo, 80 chilometri di nuove piste ciclabili tra progetti e ritardi

Palermo presenta una situazione diversa rispetto a Catania. Nel 2024, con 65 chilometri di percorsi ciclabili, era il capoluogo del Mezzogiorno con la rete più estesa. Il confronto con le principali città del Centro-Nord evidenzia comunque un divario consistente: Torino dispone di 261 chilometri, Milano di 332 e Roma di 328.

La mobilità sostenibile figura tra gli obiettivi dell'amministrazione guidata dal sindaco Roberto Lagalla. Il Piano urbano della mobilità sostenibile prevede infatti la realizzazione di 80 chilometri di nuove piste ciclabili, suddivisi in tre lotti. I primi due interventi, rispettivamente da 10 e 18 chilometri, riguardano un itinerario che dalla costa Sud attraversa la stazione centrale e raggiunge i poli universitari. Il terzo lotto, da 52 chilometri, è destinato a completare la rete ciclabile cittadina.

Il programma punta a rendere più agevoli gli spostamenti quotidiani e a collegare aree strategiche della città. La realizzazione delle opere, però, incontra diverse difficoltà, tra cui le proteste di residenti e commercianti nelle zone interessate dai cantieri. Le contestazioni hanno riguardato, tra gli altri, corso Calatafimi alla fine del 2025 e le vie Generale Di Maria e Damiani Almeyda nella primavera del 2026. In queste aree, cittadini e operatori economici hanno espresso perplessità sulle modifiche alla viabilità e sulle conseguenze per la sosta e le attività commerciali. Le osservazioni hanno portato in alcuni casi l'amministrazione a rivedere i progetti. Lo scorso maggio, rispondendo alle proteste, Lagalla aveva spiegato che il Comune aveva ascoltato le richieste dei cittadini e modificato o rimodulato alcuni tracciati per cercare un equilibrio tra le diverse esigenze.

Il confronto con i residenti rappresenta un passaggio importante nella trasformazione urbana, ma resta necessario garantire che le modifiche non compromettano gli obiettivi di sicurezza e continuità della rete ciclabile.

Cantieri delle piste ciclabili a Palermo, il nodo dei finanziamenti

Accanto alle contestazioni, a pesare sull'attuazione del piano è la lentezza nella realizzazione delle opere. Per il terzo lotto, quello da 52 chilometri, non risultavano informazioni significative sull'avanzamento finanziario e amministrativo nei dati considerati nell'analisi. Anche i primi due lotti, per complessivi 28 chilometri, finanziati con fondi PNRR, hanno registrato un avanzamento che richiede attenzione. Secondo i dati pubblicati sul sito del Comune, la spesa rendicontata ammontava a circa 3,6 milioni di euro sui 7,4 milioni disponibili.

Alla fine di agosto 2026, i consiglieri comunali del gruppo Oso avevano denunciato i ritardi nei cantieri. Secondo quanto riferito, alla scadenza dei termini del PNRR mancavano ancora 1,8 chilometri per completare il primo lotto, mentre del secondo, lungo 18 chilometri, ne erano stati ultimati poco più di otto. La situazione evidenzia una difficoltà che riguarda non soltanto la disponibilità dei finanziamenti, ma anche la capacità di trasformarli in opere effettivamente realizzate e fruibili.

Per Catania e Palermo, la sfida della mobilità sostenibile passa quindi da scelte amministrative, tempi certi e investimenti adeguati. Realizzare piste ciclabili non basta se i percorsi non sono sicuri, continui e utilizzabili ogni giorno. Servono infrastrutture progettate per rispondere alle esigenze di chi si sposta in bicicletta, ma anche una gestione della viabilità capace di ridurre i conflitti tra auto, pedoni e ciclisti.

Solo così la mobilità dolce potrà diventare una reale alternativa all'automobile e contribuire a rendere le città siciliane più sicure, accessibili e sostenibili.

risuser

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