Un'opera rimasta ferma per oltre un decennio, tanto da trasformarsi in un vero e proprio "caso amministrativo". È uno degli episodi più significativi raccontati da Fabio Fatuzzo, Commissario straordinario unico per la depurazione e il riuso delle acque reflue, durante la presentazione della relazione sull'attività svolta nel triennio 2023-2026.
Nel corso dell'incontro del 30 luglio a Palazzo Giustiniani, a Roma, Fatuzzo ha ricordato il caso di Palagonia, nel Catanese, dove un intervento bloccato dal 2012 era ormai finito nel dimenticatoio. "Scusi, ma come siete combinati?", ha raccontato di aver chiesto all'allora commissario prefettizio del Comune, dopo aver scoperto che nessuno era più in grado di ricostruire la storia dell'opera. "Non ci si ricordava neanche chi fosse il progettista", ha aggiunto, descrivendo una situazione emblematica delle difficoltà incontrate soprattutto nel Mezzogiorno.
Depurazione nel Sud Italia: ritardi, infrazioni europee e opere da sbloccare
La relazione evidenzia come la Struttura commissariale abbia operato in un contesto caratterizzato da procedure d'infrazione europee, ritardi accumulati negli anni, carenze infrastrutturali e complessi ostacoli amministrativi. L'obiettivo prioritario è stato quello di accelerare tutte le procedure ancora aperte, completando le progettazioni già affidate e trasformando gli interventi programmati in cantieri e opere realizzate.
Campania, Ischia rallenta i progetti
Tra le regioni analizzate figura la Campania, dove la Struttura ha ereditato sette interventi ancora in fase progettuale, due opere già contrattualizzate – Napoli Est e Benevento –, un intervento in gara a Mondragone e quattro progetti in fase autorizzativa nell'isola di Ischia. Proprio Ischia rappresenta una delle principali criticità. Pur essendo arrivati alla fase delle autorizzazioni, i procedimenti non risultano ancora conclusi. Secondo Fatuzzo, i ritardi non dipendono esclusivamente dai progettisti, ma anche dalla volontà di alcune amministrazioni comunali di rimettere in discussione decisioni già assunte sulle aree destinate ai depuratori.
Calabria, da otto a 39 interventi
La relazione dedica ampio spazio anche alla Calabria, oggi uno dei territori maggiormente interessati dall'attività commissariale. Gli interventi sono passati dagli otto iniziali a 39 opere complessive: due concluse, dodici con lavori in corso, quattro pronte per l'affidamento e ventuno in fase avanzata di progettazione. Per il Commissario si tratta del passaggio "da un presidio episodico e frammentato a una presa in carico strutturata dell'intero territorio regionale".
Basilicata, i dubbi sulla stabilità del terreno
Più complessa la situazione in Basilicata, dove le verifiche progettuali hanno evidenziato problematiche simili a quelle riscontrate a Niscemi, in Sicilia. L'area individuata presenta possibili fenomeni di instabilità geologica e movimenti franosi. Per questo sono stati avviati approfondimenti tecnici con il coinvolgimento dell'Università della Basilicata, necessari prima di procedere con i lavori.
Depurazione in Sicilia: 64 interventi e cantieri in crescita
È però la Sicilia il principale fronte operativo della Struttura commissariale.
La relazione parla di 64 interventi complessivi, così distribuiti:
- 20 opere completate;
- 19 cantieri in corso;
- 12 interventi pronti per l'affidamento o la gara;
- 13 opere ancora in progettazione.
Secondo il Commissario, l'Isola rappresenta il territorio sul quale si è concentrato il maggiore sforzo per trasformare progettazioni ferme da anni in opere concretamente realizzabili.
Tra i risultati più rilevanti vengono indicati il completamento delle reti fognarie della fascia costiera e di Cannatello-Zingarello ad Agrigento, il nuovo depuratore di Sciacca, gli interventi di Capo d'Orlando, Ragusa, Messina-Tono, Misilmeri, Niscemi, Mazara del Vallo, Augusta e Campobello di Mazara. Particolare rilievo viene attribuito anche ai grandi cantieri dell'area di Palermo, come Acqua dei Corsari e il collettore sud-orientale, pur in presenza di difficoltà legate ad alcuni operatori economici affidatari.
Il nodo del Catanese: oltre un milione di abitanti e 120 milioni di sanzioni
La parte più delicata della relazione riguarda il sistema fognario e depurativo della provincia di Catania, definito uno dei più complessi d'Italia. L'agglomerato serve infatti oltre 1,1 milioni di abitanti equivalenti e, secondo la relazione, le procedure d'infrazione europee hanno comportato sanzioni per circa 11 milioni di euro all'anno. Dal 2015 il conto avrebbe ormai superato i 120 milioni di euro, risorse che avrebbero potuto essere investite nella realizzazione delle infrastrutture.
Il caso Sie e la revoca della convenzione
Ampio spazio viene dedicato anche alla vicenda della Sie, la società pubblico-privata costituita nel 2004 per la gestione del servizio idrico integrato dell'Ambito territoriale di Catania. Dopo le pronunce del Consiglio di giustizia amministrativa e le successive rivendicazioni della società, la Struttura commissariale ha effettuato verifiche sulla capacità economica, tecnica e organizzativa della Sie, chiamata teoricamente a gestire un piano di investimenti da circa 2 miliardi di euro.
Secondo quanto riportato nella relazione, la società non avrebbe dimostrato una struttura adeguata alla portata degli interventi previsti. Da qui la decisione dell'Assemblea dell'Ati di Catania, che il 30 giugno 2026 ha revocato la convenzione, consentendo al Commissario di riprendere direttamente le procedure. Il piano interessa i comuni di Catania, Misterbianco, Acireale, Mascali, Palagonia, Scordia, Adrano e Caltagirone.
Pantano d'Arci e il nuovo collettore: le criticità da superare
Tra le opere considerate strategiche figura il collegamento della condotta che dovrà raccogliere i reflui provenienti da Acireale, Aci Castello, Aci Trezza e dalla zona nord di Catania, convogliandoli verso il depuratore di Pantano d'Arci. La relazione evidenzia che il progetto non è ancora cantierabile per carenze progettuali e per il mancato completamento dell'iter autorizzativo relativo all'impianto di depurazione. L'obiettivo della Struttura commissariale è bandire tutte le gare nel Catanese entro nove mesi e completare gli interventi nell'arco di tre-quattro anni dall'avvio dei lavori.
Le altre opere tra Ragusa, Siracusa e Niscemi
La relazione si sofferma infine sugli interventi previsti nella Sicilia orientale. A Ragusa proseguono i lavori, rallentati anche dai danni provocati dal ciclone Harry, mentre a Scoglitti, frazione di Vittoria, è in fase di definizione il progetto del nuovo impianto di depurazione, destinato a raccogliere i reflui dell'intero territorio attraverso una condotta lunga circa 14 chilometri. Ad Augusta la gara è già stata aggiudicata e il contratto firmato, mentre resta allo studio un intervento dedicato alla frazione di Agnone. Infine Niscemi, dove dopo la frana del gennaio 2026 è stata approvata una variante progettuale per arretrare gli impianti di sollevamento rispetto all'area a rischio. L'impresa esecutrice ha dato disponibilità a lavorare anche su turni festivi e nei weekend per accelerare il completamento dell'opera, pur con un inevitabile incremento dei costi.
La fotografia scattata dalla relazione di Fabio Fatuzzo restituisce un quadro ancora complesso, ma segnato da un'accelerazione degli interventi, soprattutto in Sicilia, dove la sfida resta quella di trasformare i progetti in infrastrutture funzionanti e mettere definitivamente fine alle procedure d'infrazione europee sulla depurazione.
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