In Sicilia prevenzione bocciata e pochi infermieri: pazienti in fuga verso altre regioni

In Sicilia prevenzione bocciata e pochi infermieri: pazienti in fuga verso altre regioni

In Sicilia prevenzione bocciata e pochi infermieri: pazienti in fuga verso altre regioni

La sanità siciliana continua a fare i conti con problemi strutturali che pesano sull'assistenza ai cittadini. La prevenzione resta il punto più debole, il personale non basta e migliaia di pazienti scelgono di curarsi fuori dall'Isola. È il quadro che emerge dal nono Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, che colloca ancora la Sicilia tra le regioni con le maggiori difficoltà nel garantire i Livelli essenziali di assistenza (Lea).

Qualche segnale di miglioramento c'è, ma non basta a colmare il divario con il resto d'Italia. A preoccupare sono anche le risorse che lasciano il territorio a causa della mobilità sanitaria e le prospettive di finanziamento del sistema pubblico. Secondo il rapporto, negli ultimi quattro anni il Servizio sanitario nazionale ha subito 18,8 miliardi di euro di tagli indiretti, mentre per il triennio 2027-2029 si prospetta una differenza cumulativa di 32,3 miliardi tra finanziamenti e spesa prevista.

Sanità in Sicilia, prevenzione ancora insufficiente

Il dato più critico riguarda la prevenzione collettiva e la sanità pubblica. Nel monitoraggio del Nuovo sistema di garanzia (Nsg) relativo al 2024, la Sicilia risulta tra le sole tre realtà territoriali inadempienti, insieme alla Calabria e alla Provincia autonoma di Bolzano.

Nell'area della prevenzione la Sicilia ottiene appena 49 punti su 100, un risultato inferiore alla soglia minima di 60. I punteggi delle altre due aree, quella distrettuale e quella ospedaliera, sono rispettivamente di 73 e 74 punti, ma non bastano a migliorare la posizione complessiva dell'Isola.

Nella classifica elaborata sommando i risultati delle tre aree, la Sicilia totalizza 196 punti su 300 e si colloca al 19° posto su 21 regioni e province autonome. Davanti a tutte ci sono Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, con punteggi rispettivamente di 288, 282 e 280.

Il quadro mostra quindi una sanità regionale che registra qualche progresso, ma resta lontana dagli standard delle realtà più efficienti. La prevenzione, in particolare, continua a rappresentare un punto debole che richiede interventi strutturali.

Mobilità sanitaria, la Sicilia perde risorse

Un altro problema riguarda i pazienti che scelgono di rivolgersi a strutture sanitarie di altre regioni. I dati relativi al 2023 indicano che la Sicilia ha attratto pazienti da fuori per prestazioni pari a 74,8 milioni di euro, appena l'1,5% della mobilità sanitaria attiva nazionale.

Di contro, la spesa generata dai siciliani che si curano fuori dall'Isola ha raggiunto 321,5 milioni di euro. Il saldo netto è quindi negativo per 246,7 milioni di euro all'anno. Una parte significativa delle risorse finisce nelle strutture di altre regioni, soprattutto Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

Dietro questi numeri ci sono cittadini che spesso si spostano per ricevere cure e prestazioni che non riescono a ottenere in tempi adeguati sul proprio territorio. Una situazione che comporta costi aggiuntivi per le famiglie e contribuisce a impoverire il sistema sanitario regionale. Anche la spesa sanitaria pro capite trasmessa al Sistema Tessera Sanitaria per la dichiarazione dei redditi conferma il divario: in Sicilia si attesta a 469 euro, contro una media nazionale di 787 euro.

Cisl Fp: «Servono interventi strutturali e più prevenzione»

Daniele Passanisi, segretario generale della Cisl Fp Sicilia, individua nella prevenzione, nella carenza di personale e nella mobilità sanitaria passiva i principali nodi da affrontare. «Il nono Rapporto evidenzia alcuni segnali di miglioramento, ma la sanità siciliana continua a presentare criticità strutturali che non possono più essere affrontate con interventi tampone», osserva.

Per Passanisi, il punteggio ottenuto nella prevenzione rappresenta un campanello d'allarme e impone di riportare al centro della programmazione sanitaria la prevenzione, i servizi territoriali e la presa in carico dei cittadini. Il segretario richiama inoltre l'attenzione sul rapporto tra sanità pubblica e privata. In Sicilia, il 24,4% della spesa sanitaria pubblica viene destinato al privato accreditato, contro una media nazionale del 19,8%. «Non siamo contrari al ruolo del privato, ma chiediamo trasparenza sull'utilizzo delle risorse pubbliche, sulla qualità delle prestazioni erogate e sulle condizioni di lavoro del personale impiegato. Non può esserci qualità dell'assistenza senza qualità del lavoro», sottolinea.

Un altro tema riguarda i contratti della sanità privata e delle Rsa, che secondo il sindacato sono fermi rispettivamente da otto e quattordici anni. Una condizione che, denuncia Passanisi, penalizza professionisti impegnati in attività spesso analoghe a quelle dei colleghi del servizio pubblico, ma con retribuzioni inferiori.

Pochi infermieri, la richiesta di un piano straordinario

La carenza di personale resta una delle emergenze più urgenti. Secondo i dati richiamati dal rapporto Gimbe, la Sicilia registra il rapporto infermieri-medici più basso d'Italia, con 2,01 infermieri per ogni medico, a fronte di una media nazionale di 2,59.

Una situazione che aumenta i carichi di lavoro e rende più difficile garantire servizi efficienti. Per la Cisl Fp è necessario un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni, superando gli ostacoli legati al Piano di rientro sanitario in vigore nella Regione dal 2007. «Servono più personale, più prevenzione, una sanità territoriale più forte, liste d'attesa più brevi e una riduzione della mobilità passiva», ribadisce Passanisi. L'obiettivo è evitare che la Sicilia continui a perdere contemporaneamente risorse economiche, professionisti e cittadini.

Cisl Medici: «Troppi depotenziamenti nella sanità pubblica»

Anche Massimo De Natale, segretario regionale della Cisl Medici, considera i dati del rapporto Gimbe il risultato di problemi che si trascinano da anni. «È una fotografia che non sorprende. Da tempo denunciamo che i tagli alla sanità pubblica hanno portato alla riduzione del personale, con turni sempre più pesanti per chi lavora», afferma.

Tra le criticità segnala anche l'aumento degli accessi ai pronto soccorso per prestazioni che potrebbero trovare risposta in altri servizi sanitari. Per questo ritiene importante rafforzare l'assistenza sul territorio e rendere operative le strutture di prossimità. Le Case di comunità, osserva De Natale, possono contribuire a ridurre gli accessi impropri ai pronto soccorso, ma hanno bisogno di finanziamenti e di una collaborazione concreta con i medici di medicina generale.

Sul fronte degli organici, il segretario richiama l'attenzione sui pensionamenti previsti e sulle dimissioni di medici dagli ospedali pubblici. Tra le cause indica i turni gravosi, le aggressioni, la scarsa valorizzazione professionale e le limitate opportunità di crescita. A queste difficoltà si aggiunge il ricorso ai medici a gettone nei pronto soccorso.

Il futuro della sanità siciliana passa da personale e servizi territoriali

Per De Natale, la Regione dispone di margini per intervenire sulle assunzioni e deve utilizzarli per salvaguardare il sistema sanitario pubblico. Occorre, allo stesso tempo, investire nella prevenzione e consolidare i servizi territoriali, così da offrire ai cittadini alternative concrete al ricorso agli ospedali.

Qualche progresso, secondo il segretario della Cisl Medici, è stato registrato anche sul fronte degli screening, che negli ultimi anni hanno ricevuto maggiore attenzione. Le aziende sanitarie provinciali stanno organizzando iniziative gratuite per favorire la diagnosi precoce di diverse patologie, compresi alcuni tumori.

La strada, tuttavia, resta lunga. Ridurre le liste d'attesa, rafforzare gli organici e migliorare la prevenzione sono passaggi indispensabili per limitare la migrazione sanitaria e garantire ai siciliani cure adeguate senza dover lasciare la propria regione.

risuser

Articoli simili

Lascia una risposta

Chiusi
Chiusi

Inserisci il tuo username o il tuo indirizzo email. Riceverai via email un link per creare una nuova password.

Chiusi

Chiusi
Preferenze Privacy
Preferenze Privacy