Diga di Pietrarossa, il conto dei lavori supera i 51 milioni: cantiere ancora aperto

Diga di Pietrarossa, il conto dei lavori supera i 51 milioni: cantiere ancora aperto

Diga di Pietrarossa, il conto dei lavori supera i 51 milioni: cantiere ancora aperto

La diga di Pietrarossa avrebbe dovuto essere completata da mesi. Il cronoprogramma ufficiale indicava infatti marzo 2026 come termine dei lavori, ma quella scadenza è ormai alle spalle e il cantiere resta aperto. Nel frattempo, il costo del contratto è cresciuto di oltre quattro milioni di euro, portando il valore delle opere affidate a più di 51 milioni, al netto dell’Iva.

La vicenda si inserisce in un intervento dal quadro economico complessivo di 82,2 milioni di euro, finanziato attraverso risorse FSC, Pnrr e Fondo per l’avvio di opere indifferibili. La Regione, proprio il 21 settembre, ha pubblicato un nuovo decreto relativo alla liquidazione delle somme previste dalla determinazione del Collegio consultivo tecnico del 20 maggio 2026.

La diga, situata tra Aidone, nell’Ennese, e Mineo, nel Catanese, è una delle opere incompiute più note della Sicilia. I lavori originari si erano fermati nell’ottobre del 1997, quando l'opera era arrivata a circa il 95% della realizzazione. A determinare lo stop furono i ritrovamenti archeologici nell’area di Casalgismondo, legati alla presenza di una stazione romana.

Dopo quasi tre decenni, la decisione di completare l'invaso è tornata al centro delle strategie regionali contro la crisi idrica. Nel 2017 la Regione scelse di conciliare la tutela del sito archeologico con la necessità di portare a termine l'infrastruttura, prevedendo anche un progetto per la valorizzazione multimediale dei reperti.

Diga di Pietrarossa, il contratto sale oltre i 51 milioni

Il progetto di completamento ha un quadro economico di 82,2 milioni di euro. Di questi, 60 milioni arrivano dalle risorse FSC 2014-2020, 8,95 milioni dal FSC 2021-2027 e 13,25 milioni dal fondo previsto per l'avvio delle opere indifferibili. La gara per i lavori era stata aggiudicata nel 2023 a un raggruppamento formato da Cooperativa Edile Appennino, Vittadello, Intercantieri e Cosedil, poi confluito nella consortile Redstone. L'importo contrattuale iniziale era di poco superiore ai 47,2 milioni di euro.

Successivamente, però, alle imprese è stata riconosciuta una somma aggiuntiva di 4.082.252,20 euro oltre Iva, in relazione alle riserve presentate nel corso dell'esecuzione dell'appalto. La questione è passata al Collegio consultivo tecnico, organismo previsto per affrontare le controversie tecniche ed economiche nell'ambito dei lavori pubblici prima che possano trasformarsi in contenziosi.

Con il nuovo riconoscimento, il valore del contratto supera quindi 51 milioni di euro, mentre il quadro economico generale dell'opera rimane pari a 82,2 milioni. La Regione ha ora dato seguito alla determinazione del Collegio: il decreto del 21 settembre 2026 riguarda infatti proprio la liquidazione delle somme riconducibili alla decisione adottata il 20 maggio.

Il cantiere doveva chiudere a marzo 2026

È sul fronte dei tempi che emerge uno dei nodi principali della vicenda. Il portale ministeriale Osserva continua a indicare marzo 2026 come data prevista per il completamento. Lo stesso cronoprogramma riporta come rispettate le tappe precedenti, dalla redazione del progetto esecutivo alla gara, fino alla consegna dei lavori nel giugno 2023. Il completamento, invece, risulta ancora “in corso”. Il ritardo rispetto alla scadenza originaria è dunque evidente. Le informazioni disponibili a livello regionale indicano ora nella primavera del 2027 il nuovo orizzonte per la conclusione delle opere.

Il commissariamento dell'intervento nasce proprio dalla necessità di accelerare una procedura rimasta bloccata per decenni. Il completamento della diga è infatti seguito attraverso una struttura commissariale, con l'obiettivo di superare i passaggi amministrativi e tecnici che hanno caratterizzato una storia progettuale particolarmente lunga.

Pietrarossa e i reperti archeologici di Casalgismondo

Uno degli aspetti più delicati del progetto riguarda ancora oggi il rapporto tra l'infrastruttura e il patrimonio archeologico scoperto alla fine degli anni Novanta. La scelta di completare la diga è stata accompagnata da un progetto per la conoscenza, conservazione e valorizzazione mediatica della Statio Romana di Casalgismondo. La Regione ha previsto un sistema capace di restituire attraverso strumenti multimediali quanto emerso dagli scavi, proprio per conciliare la realizzazione dell'invaso con la tutela del patrimonio storico.

Restano da definire gli ultimi passaggi sulla destinazione della ricostruzione multimediale e sulla sua eventuale integrazione con il patrimonio culturale già presente nel territorio di Aidone.

Il cambio dell'impresa nel cantiere

Nel frattempo è cambiata anche la composizione del soggetto che sta eseguendo i lavori. Il Consorzio Edile Appennino, uno dei componenti originari del raggruppamento aggiudicatario, è stato sostituito nell'ambito della procedura di riorganizzazione legata alle difficoltà finanziarie della società. Il subentro del Consorzio Stabile Impero è stato formalizzato attraverso un addendum al contratto d'appalto sottoscritto dalla Regione.

La modifica societaria non cambia l'obiettivo dell'intervento: portare a termine un'opera che, quando venne fermata nel 1997, era ormai prossima alla conclusione e che oggi rappresenta una delle infrastrutture considerate strategiche per aumentare la disponibilità di acqua destinata all'agricoltura siciliana.

Diga di Pietrarossa, il nodo del collaudo

C'è infine un ulteriore passaggio che riguarda il passato del cantiere e che dovrà essere risolto prima della piena conclusione dell'operazione: il collaudo delle opere realizzate negli anni Novanta. Nel marzo 2026 la Regione ha pubblicato un atto di interpello per individuare un professionista interno al proprio organigramma al quale affidare l'incarico di collaudo statico delle strutture della diga. La necessità di procedere alle verifiche nasce dal fatto che le opere realizzate nella precedente fase del cantiere non erano state collaudate né sotto il profilo tecnico-amministrativo né sotto quello statico.

La diga di Pietrarossa si trova quindi davanti all'ennesima fase decisiva della sua lunga storia: il cantiere è ripartito dopo quasi 26 anni di stop, il cronoprogramma originario è stato superato, il valore del contratto è aumentato e restano da completare anche gli adempimenti necessari per arrivare alla piena operatività dell'invaso.

L'obiettivo indicato oggi è la primavera del 2027. Sarà quello, salvo ulteriori slittamenti, il momento in cui la Sicilia potrà finalmente verificare se un'opera concepita decenni fa riuscirà a trasformarsi in una risposta concreta alla propria emergenza idrica.

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