Consumo di suolo in Sicilia, l’Isola è prima in Italia: oltre 1.600 ettari persi in un anno

Consumo di suolo in Sicilia, l’Isola è prima in Italia: oltre 1.600 ettari persi in un anno

Consumo di suolo in Sicilia, l’Isola è prima in Italia: oltre 1.600 ettari persi in un anno

La Sicilia continua a perdere terreno naturale e agricolo a un ritmo che desta preoccupazione. Tra il 2024 e il 2025, nell’Isola sono stati consumati 1.619 ettari di suolo, più che in qualsiasi altra regione italiana. In media, significa oltre quattro ettari al giorno trasformati in superfici artificiali. Un dato che riporta al centro il tema della tutela del territorio e degli effetti che una crescita poco controllata delle aree urbanizzate può avere sull’ambiente.

A fotografare la situazione è l’ultimo rapporto dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, dedicato al consumo di suolo in Italia. Il quadro nazionale non è incoraggiante: tra il 2024 e il 2025 la crescita delle superfici artificiali è aumentata del 22,4%, raggiungendo un ritmo di 3,2 metri quadrati al secondo. In pratica, mentre si legge questo articolo, altri metri quadrati di terreno libero vengono sottratti alla natura.

Consumo di suolo in Italia, il rapporto Ispra: 95 chilometri quadrati persi in un anno

I numeri mostrano che il fenomeno è tutt’altro che sotto controllo. Nel periodo preso in esame, 102,4 chilometri quadrati di territorio italiano sono passati da una condizione naturale a una superficie artificiale. Il ripristino di aree precedentemente consumate ha riguardato quasi 7,5 chilometri quadrati, ma non è stato sufficiente a compensare le nuove trasformazioni.

Il risultato è un consumo netto di 95 chilometri quadrati, il valore più alto registrato dal 2012. Attualmente, edifici, infrastrutture e altre coperture artificiali occupano il 7,19% del territorio nazionale, una quota nettamente superiore alla media europea, ferma al 4,4%.

La perdita di suolo naturale non è soltanto una questione paesaggistica. L'impermeabilizzazione dei terreni riduce la capacità dell'acqua piovana di infiltrarsi nel terreno e aumenta il rischio di allagamenti, soprattutto durante precipitazioni intense. Le conseguenze sono ormai evidenti in molte città italiane, dove strade e piazze possono trasformarsi rapidamente in corsi d'acqua, con danni agli edifici e rischi per le persone.

A rendere ancora più urgente il problema sono i cambiamenti climatici, l'aumento delle temperature e la maggiore frequenza degli eventi meteorologici estremi. In questo scenario, la tutela degli ecosistemi e il recupero delle aree naturali diventano strumenti essenziali per rendere più resilienti città e territori.

Anche l'Unione europea ha fissato obiettivi precisi. Come ricorda Ispra, il regolamento sul ripristino della natura prevede, per gli ecosistemi urbani, l'obbligo di evitare perdite nette di spazi verdi e copertura arborea entro il 2030, con un successivo incremento progressivo a partire dal 2031.

Sicilia prima in Italia per consumo di suolo: pesa il fotovoltaico a terra

È soprattutto la situazione siciliana a richiamare l'attenzione. L'Isola registra il dato più alto a livello nazionale per nuova superficie consumata: 1.619 ettari in un solo anno, con un incremento pari allo 0,96% del territorio regionale. Un risultato che pone la Sicilia davanti a Lazio, Puglia e Lombardia.

Tra i fattori che incidono maggiormente c'è la diffusione degli impianti fotovoltaici a terra, realizzati anche su superfici agricole. In particolare, il fenomeno dell'agrivoltaico è al centro del dibattito: i proponenti sostengono che l'installazione dei pannelli a un'altezza adeguata consenta di continuare a coltivare i terreni sottostanti, mantenendone la fertilità. Per il monitoraggio Ispra, tuttavia, queste installazioni rientrano nel calcolo delle superfici artificiali.

Il rapporto evidenzia che, escludendo gli impianti solari a terra, il consumo di suolo in Sicilia si ridurrebbe di oltre la metà, passando a 760 ettari nel 2025. Il dato conferma il peso del settore energetico nella trasformazione del territorio e riapre la questione della localizzazione degli impianti, soprattutto quando interessano terreni agricoli.

Nel complesso, il suolo consumato nell'Isola supera ormai i 170mila ettari, pari al 6,62% della superficie regionale. Dei 1.619 ettari trasformati nell'ultimo anno, soltanto 23 sono stati ripristinati. Il consumo aggiuntivo equivale a 3,38 metri quadrati per abitante.

Consumo di suolo nelle province siciliane: Catania al primo posto

La distribuzione del fenomeno non è uniforme. Nel 2025 la provincia di Catania ha registrato 666 ettari di nuovo suolo consumato, il valore più alto in Sicilia e il secondo in Italia, dopo Viterbo, che ha raggiunto 969 ettari. A seguire ci sono Palermo, con 227 ettari, Siracusa con 123, Trapani con 115 ed Enna con 104. Gli incrementi più contenuti riguardano Agrigento, con 73 ettari, Caltanissetta con 48 e Messina con 45.

La graduatoria cambia se si escludono le superfici occupate dagli impianti fotovoltaici a terra. In questo caso Catania resta in testa con 198 ettari, seguita da Siracusa con 133 e Ragusa con 121. Vengono poi Enna (71 ettari), Trapani (66), Messina (48), Caltanissetta (44), Palermo (43) e Agrigento (37).

Considerando invece la percentuale complessiva di territorio già coperto da superfici artificiali, il primato spetta a Ragusa, con il 10,62%. Seguono Siracusa, con il 9,28%, e Catania, con l'8,22%. Più indietro si trovano Trapani (7,92%), Messina (6,05%), Palermo (5,79%), Caltanissetta (4,79%) ed Enna (3,28%).

Palermo e Catania, quanto suolo è stato consumato nei capoluoghi

La pressione sulle superfici urbane emerge anche dai dati relativi ai capoluoghi. A Palermo, oltre il 40% del territorio comunale risulta già occupato da suolo consumato. A Catania la quota raggiunge il 30,46%, con 198 ettari trasformati in un solo anno. Seguono Messina, con il 17,14%, e Siracusa, con il 16,99%. Le percentuali sono più basse ad Agrigento (9,25%), Ragusa (8,69%), Trapani (7,97%), Caltanissetta (5,95%) ed Enna (3,93%).

Sono numeri che mostrano quanto sia importante ripensare lo sviluppo delle città, limitando l'espansione delle superfici artificiali e recuperando gli spazi già compromessi. La crescita urbana, infatti, non può essere valutata soltanto in termini di nuove costruzioni e infrastrutture, ma deve tenere conto anche della qualità ambientale e della sicurezza del territorio.

Ripristino del verde urbano, le proposte Ispra per contrastare il consumo di suolo

Nel rapporto, Ispra indica alcune possibili strategie per invertire la tendenza. Tra le misure suggerite ci sono la rimozione delle pavimentazioni impermeabili, il recupero delle aree asfaltate, la tutela della vegetazione e l'aumento della copertura arborea negli spazi urbani. Un ruolo importante dovrebbe essere riconosciuto soprattutto alle superfici pubbliche, dove gli interventi di riqualificazione possono essere programmati con maggiore efficacia.

Secondo le stime dell'Istituto, a livello nazionale ci sarebbero 212.327 ettari sui quali valutare progetti di ripristino della natura e altri 328.122 ettari nei perimetri urbani dove incrementare la presenza di alberi. Si tratta, però, di spazi che continuano a essere minacciati dall'espansione delle città. Nell'ultimo anno, infatti, l'urbanizzazione ha sottratto 207 ettari di aree potenzialmente utilizzabili per interventi di recupero del verde nei principali comuni italiani.

I benefici sarebbero concreti anche sul piano climatico. L'aumento delle superfici verdi e della copertura arborea, insieme alla sostituzione delle pavimentazioni impermeabili, potrebbe ridurre di circa due gradi la temperatura superficiale. Nelle ore diurne, la temperatura dell'aria potrebbe diminuire tra mezzo grado e un grado.

Ci sono effetti positivi anche sulla gestione delle precipitazioni. Il ripristino della permeabilità del terreno consentirebbe all'acqua piovana di infiltrarsi più facilmente: dalle percentuali inferiori al 10% delle superfici asfaltate si potrebbe arrivare, in alcuni casi, a valori compresi tra il 70% e il 100%.

Per la Sicilia, dove il consumo di suolo continua a crescere e gli eventi climatici estremi mettono sotto pressione città e campagne, la sfida è particolarmente importante. La transizione energetica e lo sviluppo delle infrastrutture devono procedere insieme alla tutela del territorio, evitando che la produzione di energia e l'espansione urbana si traducano in una perdita irreversibile di superfici agricole e naturali.

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