Rifiuti in Sicilia, la differenziata cresce ma il ciclo resta incompleto

Rifiuti in Sicilia, la differenziata cresce ma il ciclo resta incompleto

Rifiuti in Sicilia, la differenziata cresce ma il ciclo resta incompleto

La Sicilia ha fatto passi avanti sulla raccolta differenziata, ma non è ancora riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti all’interno dell’Isola. È questo il paradosso con cui la Regione si presenta alla nuova fase della gestione del settore: i Comuni raccolgono sempre più rifiuti in modo separato, ma una parte di quello che viene prodotto deve ancora essere trasferita fuori dalla Sicilia per essere trattata o smaltita.

Nel 2025 la raccolta differenziata regionale ha raggiunto il 57,30%, secondo i dati elaborati dal Dipartimento regionale dell’Acqua e dei rifiuti attraverso la piattaforma Orso 3.0. I dati vengono caricati dai Comuni, verificati dal Dipartimento e successivamente validati da Arpa Sicilia.

Il risultato rappresenta un miglioramento importante rispetto agli anni passati, ma non basta a rendere autonomo il sistema. Il vero punto della gestione dei rifiuti è infatti quello che arriva dopo la raccolta: selezionare, recuperare, trattare e smaltire i materiali senza dover ricorrere in modo strutturale agli impianti di altre regioni.

Rifiuti fuori dalla Sicilia, oltre 250 mila tonnellate coinvolte

Il problema emerge con chiarezza anche dai numeri contenuti nel Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani. Nel quadro utilizzato per stimare i costi sono considerate 121.492 tonnellate di rifiuti destinati a spedizioni fuori regione e altre 129.298 tonnellate di raccolta differenziata interessate da trasferimenti fuori dall’Isola.

Nel complesso si tratta di oltre 250 mila tonnellate di rifiuti. Per le spedizioni fuori regione il Piano considera una tariffa indicativa tra 250 e 350 euro a tonnellata, con un costo stimato tra 30,37 e 42,52 milioni di euro. Per i trasferimenti della raccolta differenziata la tariffa indicata varia invece tra 150 e 200 euro a tonnellata, per una spesa stimata tra 19,39 e 25,86 milioni.

Sono stime inserite nel Piano e non rappresentano il consuntivo della spesa sostenuta nel 2026. Il dato serve però a fotografare il peso economico della dipendenza dagli impianti esterni.

Rifiuti, la Regione stanzia 20 milioni per gli extracosti

La difficoltà di chiudere il ciclo continua ad avere conseguenze dirette anche sui bilanci dei Comuni. Nel luglio 2026 la Regione Siciliana ha previsto 20 milioni di euro per sostenere le amministrazioni locali che nel 2025 hanno dovuto affrontare costi aggiuntivi per la gestione e il trasferimento dei rifiuti. Il provvedimento riguarda in particolare i rifiuti indifferenziati conferiti nel 2025 al Tmb di Catania, in contrada Coda Volpe, gestito da Sicula Trasporti. Le frazioni risultanti dal trattamento sono state trasferite fuori regione dopo il raggiungimento della capacità degli impianti siciliani.

Ai Comuni interessati è stato riconosciuto un contributo di 120 euro per ogni tonnellata conferita nel periodo considerato. È uno degli esempi più concreti della difficoltà ancora presente: anche quando la raccolta differenziata cresce, resta una quantità di rifiuti che deve essere trattata. Se la rete regionale non dispone della capacità necessaria, il passaggio successivo avviene fuori dall’Isola.

Raccolta differenziata al 57,3%, ora serve una rete di impianti

La crescita della differenziata cambia la composizione dei rifiuti e aumenta la necessità di avere impianti adeguati. Il nuovo sistema regionale punta a portare la Sicilia almeno al 65% di recupero di materia, attraverso il potenziamento della raccolta e una rete più ampia di impianti per il trattamento delle diverse frazioni.

La Regione sta finanziando anche interventi su compostaggio, centri di raccolta e recupero. A giugno 2026 sono stati annunciati 57,8 milioni di euro destinati a bonifiche, compostaggio e potenziamento delle attività di gestione e riutilizzo dei rifiuti. La sfida, quindi, non è più soltanto convincere i cittadini a differenziare. Bisogna soprattutto far funzionare l’intera filiera, dalla raccolta fino alla destinazione finale dei materiali.

Termovalorizzatori di Palermo e Catania, il progetto entra nella fase decisiva

Il capitolo più importante del nuovo sistema è rappresentato dai due termovalorizzatori di Palermo e Catania. I due impianti avranno una capacità complessiva di circa 600 mila tonnellate all’anno, con un investimento pubblico di circa un miliardo di euro secondo le stime comunicate dalla Regione. Il termovalorizzatore di Palermo sarà realizzato a Bellolampo, mentre quello di Catania sorgerà nell’area industriale.

Il progetto ha fatto ulteriori passi avanti nel 2026. La Regione ha indicato come obiettivo la pubblicazione delle gare per la realizzazione degli impianti entro la fine dell’anno, con l’aggiudicazione prevista all’inizio del 2027. I lavori dovrebbero durare circa 540 giorni, con l’obiettivo di arrivare all’operatività entro la fine del 2028. La realizzazione dei due impianti rappresenta il segmento finale della nuova rete. Non sostituirà la raccolta differenziata, ma dovrebbe occuparsi della componente non più recuperabile dei rifiuti.

Il nuovo Piano rifiuti punta a ridurre discariche e trasferimenti

Il nuovo Piano regionale, approvato anche dopo il via libera europeo, prevede un sistema più articolato rispetto al passato. Oltre ai due termovalorizzatori sono programmati impianti per la selezione e il recupero, piattaforme per la raccolta differenziata, biodigestori e interventi sulle discariche esistenti.

L'obiettivo indicato dalla Regione è portare il conferimento in discarica al 10% e aumentare il recupero di materia. I termovalorizzatori, a regime, dovrebbero consentire di gestire circa 600 mila tonnellate di rifiuti all'anno e ridurre la necessità di ricorrere agli impianti fuori regione.

Il traguardo fissato è quindi quello di un sistema maggiormente integrato, nel quale la differenziata rappresenti il primo passaggio di una filiera composta da selezione, recupero, trattamento e valorizzazione energetica della parte non riciclabile.

Quanto costa alla Sicilia trasferire i rifiuti fuori regione

Il ricorso agli impianti esterni ha anche un evidente impatto economico. La Regione indica costi superiori a 350 euro per tonnellata per una parte dei conferimenti e stima in circa 100 milioni di euro l’anno il possibile risparmio derivante dalla riduzione dei trasferimenti e dal completamento del sistema regionale. Si tratta, anche in questo caso, di una stima regionale e non di un consuntivo unico della spesa sostenuta dai Comuni. Il dato evidenzia però il peso che il trasporto e il trattamento fuori dall'Isola possono avere sulla gestione complessiva e, di conseguenza, sui costi sostenuti dagli enti locali.

Il problema non è soltanto economico. Trasportare i rifiuti per centinaia di chilometri significa mantenere in piedi una filiera che la Regione punta progressivamente a ridimensionare con la nuova rete impiantistica.

Rifiuti in Sicilia, la sfida è chiudere il ciclo entro il 2028

Al 5 ottobre 2026 il sistema siciliano si trova quindi in una fase di transizione. Da una parte c'è una raccolta differenziata che nel 2025 ha raggiunto il 57,30% e una Regione che punta a superare il 65% di recupero di materia. Dall'altra restano la carenza di impianti, i trasferimenti fuori regione e gli extracosti che hanno richiesto nuovi interventi finanziari a favore dei Comuni. I prossimi due anni saranno decisivi. Il cronoprogramma regionale punta alla gara per i due termovalorizzatori entro la fine del 2026 e alla loro entrata in funzione entro la fine del 2028.

La vera scommessa sarà quindi trasformare la crescita della differenziata in un ciclo dei rifiuti realmente autonomo, riducendo il ricorso alle discariche e ai trasferimenti fuori dalla Sicilia. Perché differenziare di più è fondamentale, ma senza impianti capaci di trattare ciò che viene raccolto e ciò che non può essere recuperato, il problema dei rifiuti nell'Isola resta soltanto spostato più avanti nella filiera.

risuser

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