Carburanti in Sicilia oltre 2,20 euro, Ruvolo (Cofimprenditori): "Serve un price cap"

Carburanti in Sicilia oltre 2,20 euro, Ruvolo (Cofimprenditori): "Serve un price cap"

Carburanti in Sicilia oltre 2,20 euro, Ruvolo (Cofimprenditori): “Serve un price cap”

Il problema non è più soltanto quanto costa fare il pieno, ma quanto a lungo famiglie e imprese possano continuare a sostenere un costo diventato strutturale. In Sicilia benzina e gasolio viaggiano ormai stabilmente sopra i 2 euro al litro, mentre gli interventi temporanei sulle accise non sembrano riuscire a riportare i prezzi a livelli sostenibili.

Gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornati al 14 settembre, fotografano una situazione ancora pesante: nell’Isola la benzina self service è arrivata a 2,119 euro al litro, mentre il gasolio ha raggiunto quota 2,239 euro. Si tratta di valori medi regionali calcolati sulla rete stradale ordinaria. A livello nazionale, nello stesso giorno, la benzina self è salita a 2,107 euro e il diesel a 2,216 euro. Per chi utilizza l'auto ogni giorno, per chi deve spostarsi per lavoro e soprattutto per le imprese che dipendono dal trasporto su gomma, il caro carburanti si traduce così in un costo fisso che si trasferisce lungo tutta la filiera.

Prezzi carburanti Sicilia, il pieno pesa sempre di più

La corsa dei listini arriva mentre il Governo continua a utilizzare strumenti di breve periodo per contenere l'impatto dei rincari. Ma proprio la natura temporanea delle misure alimenta le critiche delle organizzazioni imprenditoriali. Il taglio delle accise sul gasolio, prorogato più volte nelle ultime settimane, è stato esteso fino al 17 settembre. Una soluzione che può attenuare nell'immediato il costo alla pompa, ma che non interviene sulle dinamiche che determinano il prezzo finale.

È su questo punto che insiste Stefano Ruvolo, presidente nazionale di Confimprenditori, che da settimane chiede di superare quella che considera una logica fatta esclusivamente di interventi emergenziali. «Basta interventi tampone», è in sintesi la posizione dell'associazione, che propone un price cap dinamico, collegato all'andamento del petrolio e ai costi effettivi della filiera. Secondo Confimprenditori, sulla base delle quotazioni del Brent e dei costi di raffinazione e distribuzione, un tetto ritenuto equo dovrebbe essere fissato a 1,90 euro al litro per la benzina e 1,95 euro per il diesel.

Ruvolo: «Serve un price cap contro speculazioni ed extraprofitti»

La proposta di Ruvolo non nasce soltanto dall'emergenza siciliana, ma da una situazione che riguarda l'intero mercato italiano. Il presidente di Confimprenditori sostiene che il sistema attuale non sia sufficiente a proteggere le imprese dagli sbalzi dei prezzi e chiede un meccanismo capace di intervenire automaticamente quando il costo alla pompa si allontana in modo significativo dall'andamento delle quotazioni internazionali. «La situazione è preoccupante non solo in Sicilia, ma a livello nazionale», sottolinea Ruvolo, rilanciando l'idea di un modello che non obblighi il Governo a intervenire ogni pochi giorni.

Il riferimento indicato è quello del 2012, quando l'allora amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni lanciò la campagna “Riparti con Eni”, con prezzi particolarmente scontati nei fine settimana negli impianti Iperself. L'iniziativa, secondo Ruvolo, contribuì a innescare una competizione tra i principali operatori del settore, con conseguenze sui prezzi praticati alla pompa. Da qui la richiesta di replicare quel modello, affiancandolo però a un tetto massimo e agli interventi sulle accise.

Confimprenditori: «Serve un tavolo tecnico con il Governo»

Per l'associazione, il nodo centrale è soprattutto la prevedibilità dei costi. Le imprese, infatti, hanno bisogno di programmare trasporti, produzione e investimenti senza trovarsi a fare i conti ogni settimana con nuovi rincari. «Mi aspetto a brevissimo termine la convocazione di un tavolo tecnico con l'Esecutivo, noi sindacati e le aziende», sostiene Ruvolo, criticando la scelta di procedere attraverso proroghe di pochi giorni.

La posizione di Confimprenditori è netta: il taglio delle accise può rappresentare una risposta immediata, ma non può diventare la soluzione permanente a un problema che coinvolge competitività, logistica e potere d'acquisto. Lo stesso Ruvolo aveva già definito insufficienti gli interventi temporanei e chiesto un sistema strutturale capace di intervenire rapidamente sui prezzi.

Raffinazione e prezzi, il nodo della filiera

Nel dibattito entra anche il tema dei costi di raffinazione. Ruvolo contesta l'idea che gli aumenti possano essere spiegati esclusivamente da questo fattore e solleva il tema dei margini lungo la filiera, chiedendo controlli più stringenti quando i prezzi alla pompa non risultano coerenti con le quotazioni internazionali. Su un punto, però, i dati confermano il ruolo dell'industria siciliana nella raffinazione: la Raffineria di Milazzo è partecipata al 50% da Eni e al 50% da Kuwait Petroleum Italia-Q8.

L'ipotesi di eventuali fenomeni speculativi resta invece una valutazione avanzata da Confimprenditori e non un fatto accertato. Proprio per questo l'associazione chiede che siano rafforzati monitoraggio, controlli e trasparenza sui margini.

Il caro carburanti pesa su famiglie e imprese

Il punto, alla fine, resta quello del conto che arriva a chi deve necessariamente utilizzare un'automobile, un furgone o un camion. In Sicilia, dove le distanze e la conformazione territoriale rendono spesso indispensabile il trasporto su strada, il prezzo del carburante ha un peso particolarmente significativo. Per le imprese di autotrasporto il gasolio rappresenta una componente rilevante dei costi e l'aumento si riflette inevitabilmente sui prezzi di beni e servizi.

Per questo Confimprenditori chiede al Governo di scegliere una strada diversa dalle sole misure d'emergenza: un sistema stabile, automatico e verificabile, capace di intervenire quando il prezzo alla pompa supera determinate soglie.

La domanda che resta sul tavolo è quindi semplice: continuare a rincorrere gli aumenti con proroghe successive oppure introdurre finalmente uno strumento strutturale per governare il prezzo dei carburanti?

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