Morti sul lavoro, Sicilia in zona rossa: 35 vittime nei primi sette mesi del 2026

Morti sul lavoro, Sicilia in zona rossa: 35 vittime nei primi sette mesi del 2026

Morti sul lavoro, Sicilia in zona rossa: 35 vittime nei primi sette mesi del 2026

Non basta che il numero complessivo delle vittime diminuisca per poter parlare di una svolta. In Sicilia, nei primi sette mesi del 2026, 35 persone hanno perso la vita durante il lavoro e l'Isola resta nella fascia di maggiore rischio a livello nazionale. Un dato che torna a mettere al centro la sicurezza nei cantieri, nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro.

L'ultimo rapporto dell'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, elaborato sui dati Inail aggiornati al 31 luglio, colloca infatti la Sicilia in zona rossa, con un'incidenza di 23,5 morti ogni milione di occupati, contro una media nazionale di 17,8. Peggio dell'Isola c'è soltanto la Calabria, con 30,3. Seguono Campania, Liguria e Puglia.

Il dato siciliano riguarda gli infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro, quindi non comprende gli incidenti verificatisi durante il tragitto casa-lavoro.

Palermo concentra il numero più alto di vittime

È Palermo il territorio siciliano che presenta il quadro più preoccupante. Nei primi sette mesi dell'anno sono 15 le vittime registrate nella provincia, con un'incidenza di 43,7 morti ogni milione di occupati. Un valore che porta Palermo al quarto posto nella graduatoria nazionale per incidenza, dietro Vercelli, Cosenza e Taranto.

Nelle altre province il quadro è differenziato: Trapani conta quattro vittime, così come Messina; Catania ne registra cinque, Siracusa tre, Ragusa due e una ciascuna Agrigento ed Enna. Caltanissetta non registra decessi in occasione di lavoro nel periodo considerato. Numeri che, letti nel loro insieme, restituiscono una fotografia tutt'altro che rassicurante: la Sicilia continua a presentare un rischio superiore alla media nazionale.

In Italia 595 morti sul lavoro nei primi sette mesi

Il fenomeno resta grave anche guardando al quadro nazionale. Tra gennaio e luglio 2026 sono state 595 le vittime complessive, di cui 430 in occasione di lavoro e 165 in itinere. Rispetto allo stesso periodo del 2025 si registra una diminuzione del 2%, quando i decessi erano stati 607. Ma la flessione, come sottolineato dall'Osservatorio Vega, non può essere interpretata come un superamento dell'emergenza. Tra i 430 lavoratori morti durante l'attività lavorativa, 401 erano uomini e 29 donne. Particolarmente elevato il rischio tra gli stranieri: l'incidenza raggiunge 46,8 vittime ogni milione di occupati, contro 14,4 tra gli italiani. Anche l'età rappresenta un elemento di forte vulnerabilità. In termini assoluti, la fascia più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 153 vittime, mentre considerando l'incidenza sono gli over 65 a presentare il valore più elevato. A livello settoriale, il primato negativo spetta alle costruzioni, con 76 decessi, seguite da trasporto e magazzinaggio con 55 e attività manifatturiere con 50.

Pistorio: “Non basta parlare soltanto di controlli”

Dietro le statistiche c'è una questione che riguarda il modo in cui vengono organizzati i lavori, la formazione e la qualità dell'occupazione. È su questo punto che insiste Giovanni Pistorio, segretario regionale della Fillea Cgil Sicilia. «Le cause sono diverse e dire che manchino soltanto i controlli sarebbe riduttivo», osserva Pistorio, che richiama l'attenzione sulla velocizzazione dei lavori e sulla pressione legata alle scadenze.

Il riferimento è anche alla grande quantità di interventi avviati negli ultimi anni, dalle opere finanziate dal Pnrr alle attività legate al Superbonus. La necessità di rispettare tempi stringenti, secondo il sindacalista, può aver favorito una compressione dei tempi di esecuzione e, in alcuni casi, il ricorso a manodopera con poca esperienza.

«L'esperienza gioca un ruolo importante nell'attuazione delle misure di sicurezza», sottolinea Pistorio. Nei cantieri, aggiunge, continua inoltre a essere significativa la presenza di lavoratori anziani, mentre il ricambio generazionale non è avvenuto con la necessaria intensità. Il tema riguarda anche la formazione sulla sicurezza, che secondo la Fillea dovrebbe essere rafforzata e resa maggiormente efficace.

Lo Sciuto: “Dopo il cordoglio non cambia nulla”

A Palermo il tema assume una dimensione ancora più evidente. Cosimo Lo Sciuto, eletto il 7 settembre nuovo segretario generale della Fillea Cgil Palermo al posto di Piero Ceraulo, indica tra le priorità del mandato proprio sicurezza, controlli e contrasto al lavoro nero. «Dopo gli incidenti e i lutti facciamo sempre gli stessi ragionamenti, ma non cambia nulla. Oltre al lutto e al cordoglio non si va oltre», è la posizione del neo segretario.

Per Lo Sciuto occorre intervenire soprattutto sulle situazioni nelle quali il lavoro viene svolto fuori dalle regole. Lavoro nero e sicurezza, nella sua lettura, sono infatti due questioni strettamente collegate: dove mancano contratto, formazione e tutele, aumenta anche il rischio per chi lavora. Da qui la richiesta di un sistema di controlli più puntuale, capace di individuare le aziende che operano fuori dalle regole e di intervenire prima che si verifichi l'incidente.

La tragedia di via Marturano resta una ferita aperta

Tra gli episodi che hanno segnato Palermo c'è la tragedia di via Marturano, dove il 10 aprile due lavoratori persero la vita. Lo Sciuto considera quella vicenda un esempio emblematico dei rischi che possono essere intercettati attraverso controlli più efficaci e mirati. La Fillea Cgil Palermo ha quindi chiesto un confronto permanente con i soggetti che si occupano di salute e sicurezza per monitorare il fenomeno e individuare interventi concreti. La questione non riguarda soltanto i cantieri. Nei mesi estivi si aggiunge infatti il problema dello stress termico, particolarmente delicato per chi lavora all'aperto.

La Regione Siciliana aveva disposto per il 2026, nelle aree maggiormente esposte, lo stop alle attività lavorative sotto il sole tra le 12.30 e le 16 nei settori più vulnerabili, tra cui edilizia, agricoltura, cave e logistica. L'ordinanza, entrata in vigore a giugno, era valida fino al 31 agosto. Per il sindacato, tuttavia, il problema resta quello dell'effettiva capacità di far rispettare le norme.

Le grandi opere e la sfida della sicurezza

Il tema diventa ancora più importante alla vigilia di una stagione nella quale Palermo sarà interessata da numerosi interventi infrastrutturali. Tra le opere indicate dalla Fillea Cgil ci sono la nuova linea del Tram, il raddoppio ferroviario Palermo-Catania e gli interventi sullo stadio Barbera. Lo Sciuto ha richiamato l'attenzione anche sul collettore emissario sud-orientale, un'opera che secondo il sindacato rischia di subire rallentamenti.

La partita della sicurezza si giocherà dunque anche sulla capacità di accompagnare l'apertura dei cantieri con controlli adeguati, formazione e rispetto dei contratti. Il punto, per il sindacato, è evitare che la corsa a realizzare le opere finisca per comprimere proprio ciò che dovrebbe essere garantito prima di tutto: la sicurezza di chi quelle opere le costruisce.

Perché dietro i 35 morti siciliani dei primi sette mesi non ci sono soltanto statistiche. Ci sono 35 famiglie che hanno perso qualcuno e un sistema produttivo chiamato ancora una volta a dimostrare che la sicurezza non può essere considerata un costo da ridurre, ma una priorità da garantire.

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